SA – CRI – FI – CI 16 marzo 2008
Posted by Alfonso Marino in Economia.trackback
Signore e signori chi parla di sacrifici? Quelli che sono in tv e sui quotidiani tutti i giorni: dunque quelli che non fanno sacrifici. Vogliamo parlarne noi che li facciamo? E vogliamo anche riflettere sul perché in questa campagna elettorale – aprile 2008 – tutti parlano di crescita e promettono, promettono un futuro migliore anche se fino ad oggi hanno garantito un grigio passato e un tinto presente? Un tinto presente dettato dalla crisi di questa economia basata sulla finanza facile, sul denaro che chiama denaro in assenza di regole e prospettive di solida distribuzione della ricchezza prodotta dalle imprese che giocano in borsa e non investono in lavoro. La crescita dicono. In economia la crescita è categoria strana, perché non è uguale per tutti. Dipende dalle risorse e dal tempo che possiedi. Le risorse non sono solo i soldi, ma anche dove sei nato, se continui ad andare a scuola, i tuoi genitori che lavoro svolgono, insomma crescere significa qual è il tuo passato, come vivi il tuo presente e dunque se puoi proiettarti in un futuro. Qual’è il futuro di un giovane che vive in un mercato finanziario che propone stockoptions e precariato? Chi ha un passato ed un presente fatto di cassa integrazione, un solo stipendio pubblico, un mutuo da pagare che crescita avrà? Il muto, la bolla della casa di proprietà esploderà perchè è un mercato pieno di speculazione, come i derivati per gli enti locali. Sapete, nella città di Napoli, in molte parti della città, il fitto di una abitazione è pari allo stipendio dell’insegnante di scuola elementare. Pensiamo alla crescita partendo da qui per favore, altrimenti sono chiacchiere, oppure sono proclami per chi è gia forte, è già in prima fila e quindi non può che continuare. La crescita, ma forse ci attende un lungo periodo di sacrifici. Si sacrifici. La politica e le imprese non possono spiegarci che dobbiamo fare sacrifici perché devono prometterci il futuro, il nostro futuro che forse si sono già giocato. Giocato come chi non parla di crescita ma afferma che non metterà le mani nelle tasche degli italiani forse perché in molte di quelle tasche sa di non trovarci nulla. Giocato al tavolo del debito dello stato, del nostro mutuo personale, del debito del nostro comune e di tanti altri piccoli comuni della nostra regione, della nostra Italia. E’ tutto un debito. Chi pagherà? E’ lo spettacolo del debito. Ma come sappiamo i debiti si pagano, scusate noi li paghiamo, proviamo con i nostri sacrifici nel rientro da quelle che abbiamo ritenuto idee importanti: continuano con il trattenersi i soldi dalla busta paga per l’edilizia pubblica che non c’è e dunque da privato cittadino mi indebito e creo un futuro alla figlia, al figlio che essendo precario non può avere il prestito e non può trovare una abitazione. Dunque noi li paghiamo, il brutto della vicenda è che il debito pubblico e quello degli enti locali chi lo contrae non lo paga. Certo aspettiamo l’ennesima annunciata riforma della politica e delle imprese, nel mentre noi paghiamo. Mentre aspettiamo le riforme, che passano sempre per il parlamento, i disegni di legge che loro scrivono e votano, sui tavoli che loro formano decidendo gli esperti di turno, per noi sacrifici e ancora sacrifici altro che campagna elettorale piena di proclami, luci, colori, canzoni, cene di sostegno, incontri nei teatri cittadini, camper con donne e uomini di plastica, volti nuovi ammaestrati. Erano sacrifici per gli ideali, i valori, forse i denari, sono sacrifici per il debito, pensiamoci, proviamo ad uscire, oppure è tutto qui?
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