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Storta va diritta viene? 17 marzo 2008

Posted by Alfonso Marino in Generale.
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Di questo si tratta: riprendere una riflessione e azione in merito alla economica e alla politica. Ancora una volta in controtendenza, mentre tutti o quasi affermano votatemi perché con noi si può fare o rialzatevi, altri, pochi, pensano che dopo il 13 e 14 aprile bisogna costruire il “qui e ora” e un futuro che al momento è opaco. E’ utile considerare che l’impresa, i grandi gruppi industriali investono in modo consistente nelle aree del mondo, India e Cina, dove le regole del gioco sono quelle della prima rivoluzione industriale: bassi salari, elevata copertura politica, scarsa sicurezza sul lavoro. I nostri industriali in giacca e cravatta firmata ripartono del 1700 o poco più avanti e in quella parte del mondo usano i collaudati strumenti del profitto e qui spiegano, la new economy e la flessibilità sociale e culturale, dunque i nuovi temi del profitto. Mi limito alla grande impresa per affermare che il lavoro come valore è dimenticato dalle organizzazioni sindacali, di partito e di categoria. La centralità del lavoro e del suo valore nelle differenti e articolate realtà non è più da anni elemento di confronto, sfugge e pochi sono gli sforzi per riconoscerlo. In Europa puoi vivere con il falso benessere, l’apoteosi dei beni di consumo, la merce, tanta merce nel minor tempo possibile e su con i tassi di interesse della banca centrale come misura dell’ umano del suo essere. Dall’altra parte del mondo la religione, la gerarchia, il mito dell’industria, salari ombra, la scolarizzazione concentrata solo in alcune aree, la sanità inesistente, determinano la nascita dell’impresa, delle imprese e la prospettiva di un mondo che verrà, forse uno simile al nostro. La politica economica deve ripartire da qui: il valore del lavoro come differenza dei simili. Dunque ripensiamo all’economia e alla politica ma coniugandola con i valori dell’essere e del suo divenire. Altrimenti è solo bene di consumo, sono solo le ragioni dello scambio di denaro ad avere “lo schermo, la ribalta” come in questa ennesima campagna elettorale, dove tutti riconoscono i precari e affermano che ci saranno soldi per loro, presi dove non si comprende, senza una adeguata redistribuzione della ricchezza, ma nessuno pensa alla rimozione del precariato, vogliono “competere” cambiando ogni sei mesi posto alle persone e spesso tenendole fuori dal lavoro, teorizzano forse la professionalità semestrale, la sapienza trimestrale? E poi dimenticavo, quando sei fuori dal circuito c’è la formazione. Ma di chi? Per fare cosa?

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