jump to navigation

Allegria anche in agonia 18 marzo 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
trackback

16/02/2007 è la data nella quale il Giornale di Caserta pubblica il mio articolo sul debito e sulla necessità di comprendere gli eventi. Bisogna riprendere l’argomento perché succedono cose strane: il titolo di Bear Stearns, crolla del 50% una delle banche d’investimento più antiche e rispettate del mondo, ma non basta, a Wall Street il più potente fondo privato del mondo – il Carlyle Group di papà Bush – ha dovuto ammettere uno “scoperto” di 22 miliardi di dollari. Bear Stearns ha chiesto aiuto alla Jp Morgan e alla Federal Reserve che hanno risposto con la solita iniezione di liquidità, anche se la dirigenza della banca ha dichiarato che non ci sono garanzie che la terapia funzioni. In casa nostra continuano con il racconto che l’economia ripartirà e non si capisce perché. Con umiltà, ma sostengo che se non è il panico poco ci manca, si affaccia lo spettro del ’29? Continueranno con il taglio dei tassi e massicce iniezioni di liquidità? Dunque volete continuare nel disastro “care” banche centrali e imprese private? Il petrolio corre ormai in solitaria e supera i 111 dollari al barile, la ricchezza prodotta dalle nazioni è in calo e la Federal Reserve immette nel sistema ben 200 miliardi di dollari digeriti in due giorni come carta straccia. La crisi di oggi negli Stati Uniti è di dieci anni fa, quando il boom dell’economia si è sgonfiato. Il fallimento dei giganti energetici (Enron) e informatici (Worldcom) sono segnali concreti e poteva essere l’occasione per ripensare un’economia fatta di troppi soldi virtuali e pochi posti di lavoro reali. Così, mentre le fabbriche venivano delocalizzate all’estero e i salari precipitavano, s’invitava la popolazione e le istituzioni a partecipare al gioco collettivo dell’indebitiamoci, per poi speculare sul debito con la promessa di un guadagno. Siamo alla crisi dei mutui e delle perdite di denaro sui debiti contratti dalle istituzioni pubbliche e private. Perché gli Stati Uniti? Perché da noi la situazione non è molto diversa. Le famiglie sono indebitate, le istituzioni pubbliche e private anche, pensate al comune di Napoli o alla stessa regione Campania, ma anche ad altri comuni e regioni dell’intera penisola che presentano debiti fuori bilancio di notevole portata, sui quali la Corte dei Conti regionale per la Campania da anni sottolinea la necessità di drastici interventi, ovviamente inascoltati tanto che le istituzioni pubbliche locali continuano con il ripiano del debito contraendo altri debiti. Le imprese sono sottocapitalizzate e quelle poche di dimensioni medio – grandi sono indebitate con le banche che siedono nei consigli di amministrazione e negli organi di governo. Le banche non sono sensibili al piano industriale delle imprese, quando c’è, ma vogliono scomporre e vendere al migliore offerente per rientrare quanto prima possibile dal denaro speso per comprare. Il debito alimenta le promesse, il presente e il futuro in Italia, per quanto ci riguarda, è costituito da una quota di debito procapite di notevole portata. In questo percorso non possiamo neppure fare come gli Stati Uniti che si impegnano nelle guerre decennali perché siamo per fortuna poca cosa e l’economia di guerra non è una soluzione vendibile come per le amministrazioni americane. Per favore, invece di propinarci progetti, innovazioni a tutto andare che spesso si risolvono in perdite di tempo, denari e professionalità e qualcuno guadagna una manciata di voti, perché non proviamo ad utilizzare meglio quello che c’è: la rete elettrica, quella idrica, i porti non elettrificati, le raffinerie vecchie e inquinanti – spendendo meno e impiegando più manodopera. La gente ricomincia a comprare (non a credito) e l’economia riprende a girare. Invece continuate con queste partite di giro che sono ad esempio più soldi in busta paga abbassando il prelievo fiscale sul salario senza prima aumentare l’occupazione stabile. Possibile che continuate con il farci credere che la necessità e quella di spendere, consumare, mentre siamo indietro nella ricchezza prodotta e distribuita con una disoccupazione da paura? Sono servite la riforma del risparmio sociale, cioè lo spostamento del suo uso dallo Stato a banche, imprese, sindacati e società finanziarie private? La drastica riduzione, nei paesi sviluppati, della base manifatturiera e dell’occupazione ha creato l’azionariato popolare? Oppure il debito popolare? Troppe domande, pensiamo alla crescita, pensiamo alle promesse da fare per rialzarci, continuiamo con il comunicare nei cinema dove uno o una parla e tutti ascoltano ed applaudono, domande zero, tanto c’è tempo, ci sono altre sedi, altri luoghi per confrontarsi. Dove? Come?

Commenti»

No comments yet — be the first.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.