Pit, por, stu, ecco bull, co, fato e poi c’è apq: la spesa sale su e la gente non c’è più 21 marzo 2008
Posted by Alfonso Marino in Economia.trackback
La solita solfa dell’emergenza che dura da 15 anni e vede protagonisti tutti. Ma pensate che nel 1975 quando nel centro di Vienna iniziavano la costruzione del termovalorizzatore a Napoli, dietro i camion dei rifiuti c’erano i detenuti usciti da galera con la legge speciale. A Vienna 32 anni fa i rifiuti erano cultura della gestione coniugata con energia, risparmio qui la cultura era quello dell’inutile, del lascir fare, tanto che la raccolta dei rifiuti è affidata al detenuto. La differenza di cultura la paghi. E poi il gioco non è riuscito: puoi creare consorzi, cooperative, centri, società regionali e tutto scorre se lo fai all’università per la ricerca, lo fai per le chiacchiere della società dell’informazione, per le nuove eccellenze produttive, il portale del turismo, la comunicazione, l’ufficio stampa e di presidenza, lo staff etc., tutta spesa pubblica che potrebbe rendere una regione, più forte e invece perdi terreno, arranchi sei fuori da tutto ma è meno evidente, i primi ad accorgersi del pacco sono gli operatori che vivono il problema e qualcuno vuole spiegarlo il pacco, magari quelli che si sono chiamati fuori, quelli che si sono dichiarati contro dall’inizio, pochi in entrambi i casi ma è complicato perché non ti fanno parlare, oppure ti dicono che non sono chiare le tue affermazioni, insomma i giochi sono molteplici e tutti a somma zero – loro vincono e tu perdi – e si ci riesci ci vuole tempo. La ricerca, l’informazione non crea problemi sociali nell’immediato e dunque chi appartiene al circo della politica organizza lo spettacolo e gode dei piccoli e grandi benefici. Solo in questi giorni emerge il caso New York e Bruxelles, dopo che sono passati anni dall’apertura di queste sedi. Invece sono decenni che sappiamo di avere una sanità che consuma risorse in modo incontrollato e allo stesso modo sono 32 anni che sappiamo di non avere una adeguata attenzione per la raccolta e smaltimento dei rifiuti. Quando il gioco della ricerca e dell’informazione lo organizzi per la raccolta dei rifiuti o per la sanità, è diverso. Allungare la catena dal produttore al consumatore dei rifiuti per distribuire potere e ricevere voti con i commissari, le società private, i consorzi misti, le consulenze, le società regionali, le autorità di bonifica, affermando che sono responsabili gli enti locali e le province e via così, spendendo denari pubblici, significa allungare i tempi, perdere incisività, non riuscire nella mediazione dei diversi interessi, camorra compresa e i rifiuti sono per strada e il gioco si scopre. Non è possibile reggere con il solito impianto fatto di presidenti, consigli di amministrazione, commissari straordinari, vice del vice, sotto del sotto o del sopra, ovvero il regno della spesa pubblica improduttiva ma importante perché il voto ci guadagna. Insomma quello che conosciamo che vediamo e mi ritorna nella mente il solito ritornello: perché chi è onesto non ci guadagna niente, perché per le persone oneste solo costi? Devi essere onesto ma sei solo e devi convincerti che non ti interessa il piccolo illecito, la furbata. Devi pensare che il modello vincente è ancora lo Stato ovvero quello che resta se mai c’è uno Stato e non la camorra. Ecco la camorra, con i suoi 90 miliardi di euro di fatturato, il 7% della ricchezza prodotta che significa movimentare il 28% delle risorse e 3.100 morti dal 1992 al 2008 con 172 comuni sui 551 della campania sciolti per infiltrazioni malavitose. Cosa devi fare? Continuare ad affermare che l’onestà è l’esempio che dobbiamo dare, onestà significa dire no al proprio io per poi poter dire no all’altro e invece, i politicanti vengono, mettono nei cinema gente e parlano, parlano di crescita, di rialzarsi ma chi si oppone alla malavita organizzata? Chi di questi politici e partiti personali dichiara il no alla malavita organizzata e lo pratica tutti i giorni?
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