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Asia azzia: tante chiacchire e la monezza resta nella via 22 marzo 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Corriere del Mezzogiorno 16/07/2000

Ieri dicevamo: PIT, POR, STU, ed ecco BULL, CO, FATO e poi c’è APQ: la spesa sale su e la gente non c’è più. Sette anni or sono inviavo una riflessione al quotidiano che cito. Un classico: non si crea qualità e non si riducono i costi partendo dalle riforme legislative che creano nuove aziende. La raccolta dei rifiuti nella città di Napoli è un problema che come cittadini e utenti del servizio speravamo di aver risolto, invece la soluzione, l’Azienda Speciale di Igiene Ambientale (Asìa), ci ripropone una realtà purtroppo conosciuta. L’idea di partenza era migliorare la qualità e ridurre i costi di gestione del servizio. Asia è ancora deficitaria in termini di mezzi e risorse. A questo punto è utile chiedersi: ma come nasce Asia? Asia è il risultato di un accordo tra le parti, Comune, Sindacati, Imprenditori del settore, Partiti. La delibera comunale affida il servizio a privati, ma non si preoccupa di verificare, prima dell’affidamento, quali sono i punti critici. Una delle criticità forti riguarda le regole per ricollocare i dipendenti comunali addetti al servizio. La regola è: i dipendenti comunali possono scegliere. I dipendenti aspettano notizie dai colleghi che sono nell’Asìa. Quali sono i vantaggi? Il livello d’inquadramento, la liquidazione? L’attenzione è per i vantaggi dei singoli. Eppure gli sforzi per coagulare intelligenze ed esperienze in questa nuova azienda non sono mancati e tuttora sono di alto profilo.Perché l’avvio è stato così difficile? L’eredità nel settore è pesante, frutto di una regola applicata da sempre: gli Enti Locali e le municipalizzate nel mezzogiorno devono essere gestiti svolgendo il ruolo di ammortizzatore delle tensioni sociali. La selezione e assunzione del personale doveva rispondere alle logiche individuali e di gruppi di interessi. Questo è un punto centrale, di svolta. Le assunzioni nelle aziende di servizio, richiedono una grossa attenzione nel momento della selezione perché il personale rappresenta una energia vitale per l’azienda. E’ evidente che il cambiamento, doveva prevedere un restringimento dei margini di liberta immediata sia individuali sia di consenso per l’amministrazione e le forze politiche e imprenditoriali. Così non è stato. L’idea è nuova privatizzare il servizio, il metodo vecchio: diamo priorità alla gestione degli interessi individuali e di bottega. Questa scelta ha il fiato corto perché l’ente locale deve badare all’autonomia gestionale e finanziaria per l’assegnazione delle risorse. Il tempo previsto per la transizione, in questo caso dal privato alla Spa, è di due anni, poco o nulla per una struttura comunale che deve gestire conflitti legati al consenso più che all’efficienza ed efficacia del servizio. L’idea di cambiamento di un settore come quello dei rifiuti urbani, settore delicato per il vivere civile di una comunità e per l’immagine della nostra città, che punta anche sul settore turistico, forse poteva essere affrontato seguendo un percorso diverso, sapendo che bisogna risolvere un duplice problema: il primo istituzionale, il secondo culturale. Il primo deve avere come punto di riferimento l’azienda multiservizio integrata che eroga alla comunità locale i servizi fondamentali al vivere civile. A tale proposito, oltre ad alcune città italiane, Barcellona per caratteristiche morfologiche e quantitative è un esempio interessante da seguire. Il secondo legato al servizio, alla sua cultura e quindi al suo miglioramento. Il servizio in minima parte migliorerà con la nuova azienda se le regole di comportamento e funzionamento restano quelle di sempre. Il punto da cui partire è l’ampia consapevolezza, nell’opinione pubblica della necessità di procedere ad un profondo cambiamento nella raccolta e smaltimento dei rifiuti. D’altro canto, però, la forte identificazione del personale e della struttura con una cultura di servizio scarsamente legata all’erogazione, presenta una resistenza al cambiamento. Questi sono i comportamenti in campo, questi comportamenti mal si coniugano al momento con l’obiettivo dichiarato: la gestione manageriale del servizio. Cosa significa managerialità in questo servizio? Managerialità vuol dire, da un lato capacità di gestire il personale e le risorse tecniche, professionali ed economiche, dall’altro essere capaci di governare tensioni corporative diversificate e non riconducibili ad unitarietà. Gestione manageriale significa cambiare il sistema premiante, il sistema di selezione del personale, la sua valutazione i risultati. Gestione manageriale non vuol dire aver risolto il problema, bensì, iniziare ad affrontarlo. La strada è in salita, perché i nodi critici del funzionamento dell’Asìa non risiedono tanto nella capacità di intervenire sulla forma giuridica e sulle procedure ma, nel creare un servizio che risponde alle esigenze dei cittadini in termini di affidabilità e sicurezza. La legittimazione sociale, politica ed economica attraversa questo percorso, quasi obbligato, che bisogna costruire.

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