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Futuro e strumenti dell’artigiano 27 marzo 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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clip_image001.gifDiceva Keynes: “noi semplicemente non sappiamo che cosa accadrà domani, non prevediamo il futuro”. Si rivolgeva, in particolare, agli studiosi di economia. Le analisi economiche attengono alla distribuzione della ricchezza e alla scarsità delle risorse, agli incentivi. L’economia è anche vita quotidiana, di pubblico interesse ma di non facile comprensione. L’economia è una parte fondante delle scelte politiche di una nazione, dunque di estremo interesse collettivo, ma ripeto, di non facile comprensione. Eppure ci sono economisti, che provano a spezzare il pane, che tentano di scomporre la complessità. Il tema della ricchezza della nazione, oggi delle regioni, delle macro regioni europee, caro ai padri fondatori delle discipline economiche, è dibattuto ma ancora da chiarire. La ricchezza del meridione, delle regione meridionali e una realtà composita che può regge la sfida con l’Europa e le strategie internazionali a partire da una diffusa presenza di piccole e medie imprese, spesso rappresentative di settori tradizionali del comparto manifatturiero. Negli ultimi anni prende corpo una accentuata attenzione per i settori del turismo e più in generale dell’ambiente, turismo e ambiente come risorsa, come attrattore di ricchezza. L’idea è valida perché la risorsa ambiente nel meridione non è scarsa anche se danneggiata e in certi casi di difficile recupero ma, è ancora, una interessante opportunità che deve però modificare l’uso e la gestione. Questo scenario presenta però una serie di incognite di non facile classificazione. Il settore turismo e ambiente è costituito da una serie di categorie, classificabili come ibridi economici perché sono insieme prodotto/servizio, oppure servizi immateriali e quindi la misurazione, il contributo dato alla ricchezza della singola regione meridionale o all’intero territorio del sud d’Italia, è difficile da misurare. La ricchezza creata dalla filiera turismo e ambiente sfugge in larga parte, agli indicatori classici dell’economia. Il settore turismo è difficile da misurare in termini di ricchezza prodotta e distribuita utilizzando gli strumenti classici: numero e dimensione dell’impresa, tipologia di proprietà, nati – mortalità delle imprese, ricettività alberghiera, agenzie presenti, lavoratori stagionali e fissi. Aggiungo alla debolezza degli indicatori classici, che ripeto presentano difficoltà di spiegazione del fenomeno, quelle di impatto, ad esempio la creazione di un villaggio in una area ritenuta di vocazione turistico – culturale. Gli interventi, generano riflessioni e posizioni diverse ad esempio in materia di occupazione creata e deterioramento dell’ambiente. La prima necessità è quella di affinare gli strumenti conoscitivi e aumentare le opportunità di gruppi interdisciplinari che insieme costruiscono e vivono percorsi di ricerca. La seconda è data dall’evidenziare, da chi amministra e gestisce, cosa rimane nell’ombra e perché è tale. Il lavoro di ricerca, scientifico o divulgativo, spesso evidenzia, giustamente, gli obiettivi raggiunti, le possibilità trasformate in risultati, ma, lascia sullo sfondo le ombre, il difficile da spiegare. Quando sei nel territorio, conosci, discuti, accumuli dati, elabori, scrivi e rileggi, pur sapendo che, nel settore turistico ci sono difficoltà di raccolta e interpretazione dei dati. Ad esempio c’è una elevata nati – mortalità delle piccole imprese di ristorazione, abbiamo difficoltà ad analizzare il fenomeno, perché spesso sono piccole imprese non dichiarate, oppure con un numero minore di dipendenti, oppure con una tipologia, stagionali, che sfugge al controllo delle istituzioni. Quanta ricchezza produce questo settore e come viene distribuita? Quali strumenti di indagine è possibile utilizzare per presentare una dimensione del fenomeno attenta, rigorosa? Il confronto in materia di strumenti di indagine non attiene ad una semplice richiesta di ricerca accademica, ma è importante anche per quelle regioni che puntano sul settore turistico – ambientale e lo ritengono strategico per aumentare la ricchezza economica e la base occupazionale. E’ necessario uno sforzo in questa direzione. Interdisciplinarietà ed  esplicito riconoscimento delle difficoltà incontrate nell’utilizzare strumenti e modelli economici. Non possiamo prevedere il futuro, ma possiamo spiegarlo.

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