Duttò trasite, trasite duttò 31 marzo 2008
Posted by Alfonso Marino in Generale.trackback
Esci per strada ed è tutto chiaro: auto posteggiate al posto dei paletti tagliati, urlano e giocano insultandosi, motorini che sfrecciano con ragazzi senza casco e ragazze che mostrano il lungo capello con le diverse fantasie del parrucchiere di turno e poi la processione della madonna dell’arco con in prima fila ladruncoli e spacciatori che raccolgono le offerte e suonano una musica che di religioso non emana nulla, anzi è molto simile alla musica del sambodromo. Il fruttivendolo con la frutta fuori dal negozio, i padroni dei cani che non raccolgono gli escrementi e poi tutti i terranei, i bassi, dove c’è scritto terraneo non adibito alla civile abitazione dove dentro ci trovi un certo numero di persone che vive per strada e senza la strada non può vivere. Lo spaccio della cocaina è fiorente e il luogo del traffico è l’incrocio della strada dove due, tre persone controllano tutto il quartiere e quando ogni tanto passa la polizia e i carabinieri, quelli che controllano danno la voce e chiamano in codice l’arrivo: “e guaddie e guaddie” il richiamo è nitido e chiaro e tutto scompare per riprendere posto dopo pochi minuti. Una scena di routine che ormai è consolidata. Alcuni di loro poi con la maggiore età vanno via e smettono di sniffare cocaina di notte nei palazzi dove forzano i portoni per mettere la cocaina sullo specchietto del motorino e consumare la morte. Molti uomini sono agli arresti domiciliari e quindi le donne si sostituiscono al ruolo svolto dal carcerato, dall’arrestato nel domicilio. Quando entri dal salumiere il cartello: “non si fa credito a nessuno” è sempre più grande perché comprano e poi alla fine del mese qualche volta pagano. Spesso le rate non si pagano, le rate del motorino non assicurato, del televisore digitale all’ultimo grido, dell’auto enorme e sempre metallizzata e posso continuare, continuare all’infinito ma, in questo mondo, perché è un mondo ci sono gli altri, spesso sono del luogo ma molti sono venuti ad abitare provenienti da altri luoghi, della serie: ci siete venuti e vi lamentate. E’ inutile dire che il lavoro per tutti loro è inesistente, anche quelli scolarizzati non cercano, perché ormai storicamente il lavoro non c’è, oppure è molto, molto precario e quindi pochi soldi con un lavoro marginale, che ti costringe alla sveglia tutte le mattine, ad andare presto la sera nel letto e poi le regole e poi ò masto che vuole e invece meglio la strada dove sei libero di spacciare, guadagnare se ci sai fare quanto vuoi di guadagnare se sei bravo nello scippo, nel furto domestico, nello spaccio visto che fare lo spacciatore ti apre una carriera…di morte tua e di quelli che comprano. Dentro questa vita votano e prima lo scambio era tre mesi da commessa, mentre oggi è l’utenza domestica o una manciata di euro. Non comunichi con questo popolo, devi convivere e fino ad ora, sembra incredibile ma è possibile, con grandi difficoltà e non posso dirvi quando questo tempo scadrà. Il basso costa pochi euro di fitto quando lo paghi. La chiesa che detiene come in tutta la città un notevole patrimonio immobiliare fitta per poco o in ogni caso meno di quanto costa un mutuo, il criterio con il quale la chiesa fitta non è chiaro e non esiste un confronto con questi proprietari immobiliari cattolici credenti per verificare se è possibile una inversione. Questa istituzione cattolica di nome chiesa assume comportamenti come l’istituzione laica chiamata comune, municipio. E’ inutile precisare che ci sono associazioni di cittadini che tentano con qualche suora e prete sensibile di creare opportunità e sono gocce nell’oceano in una legalità che non si vede e un’assenza delle istituzioni cattoliche e laiche profonda. Il pulmino è bloccato dalle auto fuori posto e le sanzioni sono inesistenti per il pescivendolo che parcheggia il suo tre ruote sotto la finestra dell’abitazione privata o del fruttivendolo che espone la merce per strada e poi la mondezza e poi i motorini rubati tutti con la stessa tecnica, ma dove siamo? Nella città di napoli, alle spalle di piazza plebiscito, nel quartiere chiaia – san ferdinando. Sei ad un braccio dalle strade “buone” dove abitano i pochi che vivono producendo e i tanti che vivono di trasferimenti. Soluzioni, delle istituzioni, poche, direi nulle, un gran parlare e un piccolo anche qui direi nullo ascoltare, vivi il degrado di un posto bello, bellissimo, pieno di storia, di civiltà passata. Napoli, una città che regala momenti di intensa storia, una città che è stata importante, ma oggi è piena di periferie e un centro storico lasciati al proprio destino, con un futuro che nelle giornate di caldo sole, di luce piena, chiara pulita non riesco, è faticoso riconoscere, vedere.
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