jump to navigation

I numeri dei conti pubblici 26 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
add a comment

Siamo nella nuova dimensione dei conti pubblici, numeri e cifre che dal 1980 vengono propinati senza mai spiegare da dove inziano e come e quando finirà, se finirà. Un ballo di statistiche con accuse reciproche dei politici ed esperti del ramo che spiegano, discutono e confrontano il nostro bel paese con gli altri d’Europa. Divertente, ma peccato che riguardano noi tutti quei numeri e vengono usati come ritenuto più opportuno. Tanta opacità che non legittima le istituzioni, la credibilità delle istituzioni e dei suoi rappresentanti.

Il campione e l’errore 25 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in Generale.
add a comment

Giusto, un campione è con l’errore incorporato. Ovvio che il campione in questione e quello statistico e spesso siamo lontani dalla rappresentatività della realtà. Una delle più clamorose è quella dei sondaggi elettorali, anche se non scherzano le statisriche dei laureati occupati, del mobbing sui posti di lavoro, sul sommerso e gli stagionali. Lungi dal pensare che la statistica imbrogli e lontano dall’impostazione di Trilussa del mezzo pollo, la statistica spiega meno, molto meno di quello che presenta, afferma. Maggiore utilizzo di numeri assoluti e meno percentuali, spiegare nel dettaglio le categorie scelte e come sono state utilizzate e poi, e poi …se andiamo per questa strada come pubblichi tutti i giorni 32 pagine di carta stampata, piena di titoloni che leggi in autobus e il giorno dopo ci  incarti le zucchine? E pensare che per fare questo la stampa e dintorni prende panfili interi di denari.

Numeri, numeri 24 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in Generale.
add a comment

Ormai la carta stampata e dintorni, la televisione e la rete grondano di statistiche. Il numero è validante, spiega, denota la scientificità e poi l’importanza di chi scrive ogni giorno e deve inventarsi dalla dichiarazione del politico di turno la spiegazione del tutto oppure dell’editorialista che per il diritto di tribuna analizza, ci vuole il numero, ma: “ci sono tre genere di bugie: le bugie, le maledatte bugie e le statistiche; non sono tanto le cose che non sappiamo a metterci nei guai, quanto quelle che sappiamo e non sono così; i muneri precisi sono sempre falsi.”

da mentire con la statistica di darrel huff, monti e ambrosini editore

Non è merce ma è rara 23 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
add a comment

L’economia è una parte fondante delle scelte politiche di una nazione, dunque di estremo interesse collettivo, ma di non facile comprensione. Eppure ci sono economisti, che provano a spezzare il pane, che tentano di scomporre la complessità. Economia ed economista, soggetto e disciplina necessarie ma, entrambe sono rare. La spiegazione risiede nel possesso di una combinazione di doti che non sono frequenti. Lo studioso di economia deve essere matematico, storico, filosofo, maneggiare simboli ed esprimersi con le parole. Il tutto in ambiti di tempo e spazio limitati come ad esempio l’articolo per un quotidiano. Chiedono all’economista di scorgere il particolare alla luce del generale, di presentare l’idea speculativa e dimostrarne la sua congruenza con la realtà. Studiare il presente, alla luce del passato in vista dell’avvenire. Chiedono all’economista di essere al tempo stesso interessato e disinteressato, distaccato e incorruttibile, ma molto vicino alla terra. Dicevo, la distribuzione della ricchezza, la torta e le sue parti. Chi taglia la torta? Chi tiene il coltello? Come si produce la torta? La torta è piena di automobili, software e libri. Gli studiosi di economia devono tornare all’economia. Spesso occultiamo il problema della distribuzione della ricchezza parlando di mercato. Studiamo il mercato, la globalizzazione, senza chiederci da dove vengono questi beni, né perché sono stati creati. Nel tempo si è dimenticato che la distribuzione di ricchezza è distribuzione di potere. La distribuzione di ricchezza non è purtroppo una relazione di reciprocità. Peccato, perché il mercato con il contratto distribuisce potere. Ha potere chi compra ancora il tempo altrui, non ha potere chi non può scegliersi un padrone. Il metodo e merito della distribuzione impone le scelte per ripartire la ricchezza creata. E’ il tema per citarne alcuni, dei servizi fondamentali: acqua, rifiuti, sanità, ma anche di come quote significative di ricchezza creata dalle persone che lavorano nelle imprese sono rese disponibile per gli abitanti di quel territorio. Il mercato, la globalizzazione, sono stati i temi di recenti dibattuti al World Forum e alla riunione del Fondo Monetario Internazionale, ma, l’uso di queste categorie, crea una robusta distorsione. Infatti queste categorie non rappresentano uguali possibilità e percorsi per tutti. E’ del tutto evidente che non è così. Esistono barrire e percorsi difficili, spesso impossibili per molti popoli che possiedono idee e volontà di fare. Non prevediamo il futuro, non sappiamo cosa accadrà domani, ma sappiamo che nel mondo il 10% della popolazione possiede il 65% della ricchezza prodotta, che la povertà legata al reddito aumenta, sappiamo che molte distorsioni economiche sono presenti nella nostra vita. E’ necessario uno sforzo in questa direzione. E’ possibile una diversa economia e un diverso economista?

Quid hic meruit… 22 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
add a comment

Velleio, redigendo il bilancio ideale del governo di Tiberio nei primi sedici anni, si chiedeva come potessero aver origine congiure e macchinazioni contro l’imperatore. Quid hic meruit, primum ut scelerata Drusus Libo inerit consilia? Deinde ut Silium Pisonemque tam < infestos haberet, quorum> alterius dignitatem constituit, auxit alterius? L’imperatore e il governatore, sedici anni e  quindici anni, le macchinazioni e le commissioni, le congiure e la stampa.

Ricercati? No..venduti 21 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
add a comment

Domenica sera, 20 aprile 2008 Report, rai tre ( cliccate sull’indirizzo del sito di lato nel blogroll e potete leggere il testo e vedere il filmato) presenta l’inchiesta relativa alle cause farmaceutiche in america. Il mio parere sintetico è: nulla di nuovo sotto il sole. Ricordo come nel 1978 la rivista Monthly Review spiegava quello che è stato presentato da Report. La mia attenzione è rapita dalle affermazioni che il direttore vendite della Pfizer – multinazionale farmaceutica americana – propone: afferma che il doppio dei denari della ricerca vengono spese in promozione del prodotto e le strategie di vendita sono a tre mesi e anche qui nulla di nuovo sotto il sole.

La novità invece è la seguente: non cambia nulla o quasi e Report con queste trasmissioni rappresenta la punta di eccellenza della televisione. Nulla da eccepire per Report ma discutiamo di ricerca e vendita. Il doppio dei soldi assegnati per la ricerca servono per vendere, dunque l’imperativo è vendere e non solo nel farmaceutico, ma in tutti i settori, questa è la regola. Quando devi vendere e i potenziali compratori non possiedono i soldi per comprare tutto quello che si pubblicizza, ci sono due strade: o smetti di fare tutta quella pubblicità inutile perché i bisogni essenziali possono essere soddisfatti con pochi prodotti, oppure crei il debito, l’acquisto a rate dell’inutile. Quando ero piccolo mi regalavano il salvadanaio per risparmiare, oggi nasci con il debito. Continuiamo con questa democrazia e lega della libertà, come ci indicano i maggiori partiti delle ultime politiche oppure proviamo con una economia diversa, una politica diversa. C’è bisogno di questo, oppure la nave procede e devono solo realizzare piccoli e urgenti accorgimenti?

Alla fine niente ..pasta 20 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
add a comment

Era una produzione forte che dava vita alle persone e onore al territorio: è scomparsa  o quasi. La storia dei pastai, della produzione della pasta, delle aziende manifatturiere che emergevano nella nostra terra ed erano riconosciute con il marchio forte della qualità. Quella storia è altrove. Ritengo che questa è una storia esemplificativa, paradigmatica, di una povertà che non giova alle comuni persone e alle istituzioni, eppure c’è, si è determinata negli anni e il recupero appare difficile, impossibile. Quest’idea che quello che distruggi a Torre Annunziata e Gragnano puoi crearlo altrove, in un luogo che è più conveniente per alcuni, eliminando conoscenza e ricchezza, regalando povertà e conflitto è l’idea di una produzione, di una economia, di una finanza e di una politica predatoria nella quale le donne e gli uomini, le loro vite, il tessuto sociale che intorno al prodotto gira e si nutre non interessa, non è nell’agenda dei governi. La corsa è per il dio denaro ma, come diciamo nella sezione poesia del nostro blog: 

 Solo quando l’ultimo fiume sarà prosciugato, quando l’ultimo albero sarà abbattuto, quando l’ultimo animale sarà ucciso solo allora capirete che il denaro non si mangia.”
Profezia Creek.

 E’ una profezia degli indiani d’america, dunque senza richiami alla teoria economica: una profezia semplice, chiara ma difficile da attuare. Si, la semplicità è difficile a farsi diceva il poeta. Nel mentre la riflessione trova spazio e dignità è utile anche pensare all’azione, alla capacità delle donne e degli uomini di cambiare, di cambiarsi per una più equa distribuzione della ricchezza sia materiale che immateriale, altra economia, altra politica: una sfida. [5 fine]

Oggi un …vermicello 19 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
add a comment

La pasta raggruppa una complessa esperienza fatta di professionalità, di informazioni e di saperi che si propaga nella società e nel territorio costruendo strutture sociali, sistemi tecnologici e sistemi urbani, riti collettivi, una cultura della convivialità, e un immaginario ed una espressione collettiva. Dal XIII al XVIII secolo si accumula, con un lunghissimo periodo di formazione, un’enciclopedia di tradizioni, esperienze e conoscenze presso le botteghe artigianali locali. Negli ultimi decenni del XVIII secolo avviene il passaggio da bottega artigianale ad opificio, con l’introduzione di nuove tecnologie per la gramolatura e la torchiatura, che consentono una scala di attività più elevata e richiedono una divisione sociale del lavoro. Contemporaneamente si mette a punto la complessa sequenza di fasi per l’asciugatura della pasta. Il nuovo processo produttivo assicura maggiore efficienza del processo di trasformazione e una più elevata qualità del prodotto, consentendo all’industria pastaia di Torre Annunziata una continua espansione fino circa il 1880. Dal 1880 al 1914 si ha il periodo aureo del distretto pastaio, con notevoli investimenti che si sviluppano secondo tre direttrici: l’ammodernamento tecnologico con l’introduzione di tecnologie meccaniche in tutte le fasi di trasformazione e con la produzione pubblica di energia; interventi nei servizi logistici collegati al processo di trasformazione (porto, ferrovia, magazzini generali); sviluppo di servizi finanziari con la creazione della Sad ( vedi nel blog 16 – 17 – 18 aprile 2008 ) e poi della Banca Commerciale di Torre Annunziata. La struttura produttiva si articola in tre strati: grandi fabbriche industriali, un numero rilevante di piccole e medie aziende un elevato numero di piccoli pastifici. Dal 1915 al 1944 prende corpo la crisi. Con la prima guerra mondiale e con la politica autarchica del fascismo si interrompono i rapporti con l’estero, sia in importazione di materie prime sia in esportazione. Un’industria già provata, con metà del potenziale produttivo inutilizzato, viene quindi travolta da una innovazione tecnologica radicale (la Braibanti), che integra in una sola macchina continua le macchine precedenti (semolatrice, gramola, pressa). Contemporaneamente, l’introduzione di stenditrici automatiche e di essiccatoi ruotanti elimina del tutto la rendita di posizione delle imprese di Torre Annunziata nella delicata fase dell’asciugatura della pasta. Dal 1945 al 1970 vi è l’estinzione progressiva e completa del distretto. Le imprese sopravvissute alla seconda guerra mondiale non riescono a competere né con le imprese del Nord, avvantaggiate dalla ricostruzione, né con quelle degli altri Paesi. Finisce una cultura, una produzione, una ricchezza economica prodotta dal nostro territorio con un marchio riconosciuto, finisce la distribuzione di quella ricchezza. Una storia interessante che determina una serie di considerazioni [4 continua]