Ma chi beve nè? 5 aprile 2008
Posted by Alfonso Marino in Economia.Tags: Add new tag
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E’ strategico perché prevede la tenuta insieme, degli elementi tecnologici – organizzativi e gestionali. La tenuta deve essere letta con una duplice modalità: la gestione degli elementi tecnologici – organizzativi è possibile se la cultura che presiede il servizio è quello della legalità che garantisce coordinamento, integrazione e controllo dell’intera erogazione del servizio. Questa è la sfida per il pubblico, oppure c’è il privato con le sue logiche e dunque non criticabile perché tali, ma diverse, non in linea con l’idea che l’acqua è un bene utile al vivere civile. Il cenno all’integrazione è importante perché dall’analisi svolta emergono una serie di distorsioni storiche da parte della mano pubblica. Alcune domande. Perché i comuni non pagano la bolletta idrica di competenza? Perché le sanzioni sull’abuso sono blande, spesso inefficaci? Spesso gli enti sono stati utilizzati come “posti” e non come organizzazioni di gestione del servizio. In questo tipo di percorso alcune preoccupazioni sono rilevate dalla critica che viene rivolta al settore privato, con la contemporanea richiesta da parte del pubblico di assorbire una serie, nutrita di unità di personale. La salvaguardia del lavoro è fondamentale, ma questo schema di accordo è già presente in altre esperienze e presenta serie difficoltà di gestione. Una prima valutazione organizzativa attiene al fatto che dalla legge Galli in poi, compresa la normativa europea, la normativa modifica il ruolo e le modalità di gestione pubblica delle risorse idriche. Gli analitici primi attengono alla:
- La de/regolamentazione (titolare – gestore, il contratto, organismi di garanzia, definizione degli standard e tariffe);
- Pianificazione di bacino – responsabile della fornitura;
- Modalità e costi di finanziamento.
Agli analitici primi sono legati i seguenti nodi politico – economici:
- 13.000 Enti gestori tra acquedotto, fognatura e depurazione – La risposta è Ambiti Territoriali Ottimali, dunque, difficoltà nella scelta del gestore e della tipologia contrattuale;
- Gli investimenti nel 2007 sono il 30% del 1987.
L’azzeramento di questa situazione è possibile? Nella migliore tradizione italiana, invece di tagliare dove era possibile si è moltiplicato dunque un settore ingestibile e forse la normativa è stata letta come una opportunità: l’impresa dell’acqua. Dalla gestione diretta all’azienda con autonomia imprenditoriale – finanziaria e quotazione in borsa. Le “opportunità” della legislazione europea possono aver aperto il settore all’idea di acqua come business, ma, l’idea che l’acqua sia quotata in borsa pone qualche problema di digeribilità. In realtà c’è movimento, attenzione da parte dei privati verso il settore. Attenzione e movimento tutta privata, di una cultura che screma il mercato e raccoglie il meglio, perché questa è la logica del privato. Questa logica è quella del mercato della telefonia e dei trasporti, dell’autostrada, ad esempio, è quella di tutti i servizi pubblici dove le economie di gestione garantiscono il servizio e non il servizio come vivere civile essenziale per tutti, che non significa gratuito, spreco, burocrazia, ma come detto erogabile e di qualità. Dicevo dell’attenzione dei privati: le aziende aderenti ad Anfida – associazione delle imprese private del settore idrico – sono nel 2007 oltre 200, l’aumento in relazione al 2002 è del 38%. In questo scenario ci sono anche imprese europee, imprese che diventano multinazionali del settore come quella francese ad esempio. In questa tipologia di valutazioni si collocano una serie di distorsioni ben rappresentate nella narrativa precedente e al tempo stesso con difficoltà di contesto che hanno riguardato ad esempio la composizione delle Autorità Territoriale Ottimale. Lo sviluppo del settore non è chiaro perché alle distorsioni della mano pubblica stratificate nel tempo e non risolte si aggiungono le distorsioni del privato. Ad esempio analizziamo la composizione ATO 3. Il consorzio Gori vede infatti, insieme alla quota pubblica (residua) detenuta dall’ATO, la partecipazione di Enel -Hydro (controllata dal colosso francese Vivendi), della ex municipalizzata romana Acea, e la Icar, che in partecipazione con il consorzio Feronia rappresenta la quota controllata da imprenditrici napoletane. Soggetti diversi con obiettivi diversi che oscillano tra la garanzia del servizio a tutti, la profittabilità dell’investimento, la speculazione finanziaria. (continua)
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