Il superamento dei concetti di Reti collettive e Reti connettive di calcolatori. 8 aprile 2008
Posted by Carlo Verdino in Epistemologia della Rete, Generale.add a comment
Qualche tempo fa cercavo su internet l’immagine di un quadro famosissimo di cui ricordavo perfettamente l’immagine ma non l’autore né il titolo. Esso riproduce in stile gotico due contadini americani ai tempi della depressione degli anni ’30. La ricerca durata in tutto parecchi giorni anche tramite strumenti avanzati di siti specializzati in quadri, immagini storia dell’arte, motori di ricerca indicizzati per categorie di immagini era diventata una specie di dimostrazione dell’inutilità di internet nel reperire le informazioni che si cercano in maniera “confusa”. Alla fine il titolo l’ho scoperto per caso guardando la didascalia di un giornale che riproduceva l’immagine: era “American Gothic” di Grant Wood ed una volta conosciuto il nome è bastato andare su un qualunque motore di ricerca per essere sommerso da migliaia di immagini del quadro, offerte di magliette etc…
Oggi si fa un gran parlare di Reti Connettive e Reti Collettive, società della conoscenza ma rimane fuori spesso una delle caratteristiche fondamentali a cui tutti dovremmo rispondere: ma se cerco un gruppo di interessi, una informazione, una risposta ad un problema, la trovo su internet? (continua…)
Innova o non innova? 8 aprile 2008
Posted by Alfonso Marino in storica.add a comment
Dunque il tema è l’innovazione culturale. L’innovazione nella pubblica amministrazione è data con l’idea: dalle code al click, peccato che le code restano tutte e il click è dei call center. L’innovazione culturale sovrappone la firma digitale al numero di protocollo, una serie di falsi positivi che non aprono le strutture, l’organizzazione dei servizi al pubblico. Questo pur a fronte di notevoli trasferimenti pubblici, quelli che chiamano investimenti in realtà è spesa pubblica e la chiamano innovazione, innovazione culturale. Così l’innovazione culturale in Alitalia è data dal fatto che prima le assunzioni si facevano utilizzando i riferimenti di alcuni partiti e oggi di altri e le nostre ferrovie pur presentando una dimensione economica preoccupante in molti dei segmenti di mercato non è nella condizione di Alitalia perché di fatto è ancora un monopolio. L’innovazione culturale è la legge: ovvero una dimensione idealtipica, tutta weberiana che non poggia sull’analisi dell’esistente e di come quelle leggi impattano, dunque produciamo leggi per affermare che si è realizzato un cambiamento, ma quale? Qual è la qualità di quel cambiamento e vai con la scuola, la sanità, l’università. Guardiamo l’acqua, anche qui l’innovazione è stata, è una serie di leggi, una assenza strategica del pubblico che crea solo strutture che allungano la catena della spesa e il privato dove pensa che sia possibile intervenire per scremare il mercato e dunque modello telefonia, autostrada, rende l’acqua un business. Ma mi fermo qui, posso continuare con molti altri esempi ma mi fermo: dunque nel nostro paese questo è lo stato dell’innovazione, della cultura dell’innovazione. Certo ci sono state e ci sono piccole gocce significative nell’oceano di opacità. L’innovazione culturale è una sfida, chi gestisce deve affermare di aver sbagliato e cambiare regole, è intensa attività di ricerca coordinata con le imprese e le istituzioni pubbliche per comprendere e interpretare i fenomeni, è non aver paura di abbandonare il potere, è fare posto, mettersi da parte, è una sfida lunga difficile, faticosa e dobbiamo partire non dal magnificat dell’innovazione, ma dai suoi limiti, dal perchè l’Italia è un paese con una opaca attitudine ad innovare.