Che “trafila”..? 18 Aprile 2008
Posted by Alfonso Marino in storica.trackback
Continuo con la storia dei pastifici. Scarsa sapienza e pochi mezzi finanziari. Non ci sono i capitali sufficienti per sostenere l’innovazione organizzativa e produttiva, così artigiani e imprenditori si affidano all’intervento della Società Assicurazioni Diverse (Sad), una finanziaria napoletana, che garantisce gli investimenti necessari sostenendo il rinnovamento delle strutture produttive in cambio della cessione del controllo produttivo e organizzativo delle stesse imprese che saranno gestite da fiduciari della finanziaria. Ai proprietari erano demandati soltanto compiti di direzione tecnica. La dipendenza si aggravò ulteriormente quando un’altra società, controllata dalla Sad, commerciava i cereali da fornire all’industria molitoria. Nel 1930 la ditta Braibanti, utilizzando l’intuizione di un vecchio pastaio, aveva brevettato una macchina completamente automatizzata per produrre pasta ed eseguire l’intero processo produt-tivo: mescolatura, impasto, trafilatura ed essiccatura. La nuova tecnologia aveva annullato tutti quei fattori climatici e di sapienza che avevano fatto la fortuna della pasta di Torre e di Gragnano. Le innovazioni organizzative e produttive governano le imprese: dalla miscela delle semole all’impacchettamento in carta cellofanata e trasparente. La riconversione dell’apparato produttivo non era più rinviabile. Non c’era più spazio per le imprese caratterizzate da scarsa potenzialità, da un’arretrata organizzazione finanziaria e prive di capacità commerciale. Dopo gli anni cinquanta, a Napoli e provincia, la situazione era quasi senza più speranza, su cinquanta pastifici censiti nel 1967 la potenzialità produttiva era minima.
La produzione dei pastifici
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18 imprese |
21 imprese |
6 imprese |
2 imprese |
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Fino a 100 quintali giornalieri |
101 – 300 quintali giornalieri |
300 – 500 quintali giornalieri |
Oltre i 500 quintali giornalieri |
La quantità minima indispensabile per un’attività competitiva era all’epoca oltre i 500 quintali giornalieri. Iniziava il lento declino dell’industria pastaia. Gli imprenditori restarono sordi agli inviti, ad ogni proposta che andasse oltre la propria azienda. Tutto questo non li salvò dal dissesto. Una dopo l’altra chiusero i battenti aziende il cui marchio per secoli aveva varcato oceani e montagne. D’altra parte le agevolazioni creditizie erano interdette a questi imprenditori, privi di garanzie reali. Occorrevano nuovi capitali, che gli imprenditori non avevano, una gestione diversa del credito agevolato per consentire ai piccoli e medi imprenditori meridionali di far fronte alle nuove esigenze produttive invece di continuare a favorire la penetrazione dei gruppi più aggressivi del Nord. In questo contesto anche la politica, i partiti, il sindacato, il parlamento è fermo. I partiti e il sindacato sono in difesa dei lavoratori, ma non implementano strategie di lungo periodo per presiedere la complessità e il parlamento non eleva l’attenzione sul fenomeno, si limita ad una legislazione di ratifica, eppure alla fine degli anni 90 i pastifici lentamente riaprono, ci sono quelli del Nord ma anche alcuni locali, cosa accade alla fine degli anni 90 e quali sono le strade che percorrono gli imprenditori? [ 3 continua]
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