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Oggi un …vermicello 19 aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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La pasta raggruppa una complessa esperienza fatta di professionalità, di informazioni e di saperi che si propaga nella società e nel territorio costruendo strutture sociali, sistemi tecnologici e sistemi urbani, riti collettivi, una cultura della convivialità, e un immaginario ed una espressione collettiva. Dal XIII al XVIII secolo si accumula, con un lunghissimo periodo di formazione, un’enciclopedia di tradizioni, esperienze e conoscenze presso le botteghe artigianali locali. Negli ultimi decenni del XVIII secolo avviene il passaggio da bottega artigianale ad opificio, con l’introduzione di nuove tecnologie per la gramolatura e la torchiatura, che consentono una scala di attività più elevata e richiedono una divisione sociale del lavoro. Contemporaneamente si mette a punto la complessa sequenza di fasi per l’asciugatura della pasta. Il nuovo processo produttivo assicura maggiore efficienza del processo di trasformazione e una più elevata qualità del prodotto, consentendo all’industria pastaia di Torre Annunziata una continua espansione fino circa il 1880. Dal 1880 al 1914 si ha il periodo aureo del distretto pastaio, con notevoli investimenti che si sviluppano secondo tre direttrici: l’ammodernamento tecnologico con l’introduzione di tecnologie meccaniche in tutte le fasi di trasformazione e con la produzione pubblica di energia; interventi nei servizi logistici collegati al processo di trasformazione (porto, ferrovia, magazzini generali); sviluppo di servizi finanziari con la creazione della Sad ( vedi nel blog 16 – 17 – 18 aprile 2008 ) e poi della Banca Commerciale di Torre Annunziata. La struttura produttiva si articola in tre strati: grandi fabbriche industriali, un numero rilevante di piccole e medie aziende un elevato numero di piccoli pastifici. Dal 1915 al 1944 prende corpo la crisi. Con la prima guerra mondiale e con la politica autarchica del fascismo si interrompono i rapporti con l’estero, sia in importazione di materie prime sia in esportazione. Un’industria già provata, con metà del potenziale produttivo inutilizzato, viene quindi travolta da una innovazione tecnologica radicale (la Braibanti), che integra in una sola macchina continua le macchine precedenti (semolatrice, gramola, pressa). Contemporaneamente, l’introduzione di stenditrici automatiche e di essiccatoi ruotanti elimina del tutto la rendita di posizione delle imprese di Torre Annunziata nella delicata fase dell’asciugatura della pasta. Dal 1945 al 1970 vi è l’estinzione progressiva e completa del distretto. Le imprese sopravvissute alla seconda guerra mondiale non riescono a competere né con le imprese del Nord, avvantaggiate dalla ricostruzione, né con quelle degli altri Paesi. Finisce una cultura, una produzione, una ricchezza economica prodotta dal nostro territorio con un marchio riconosciuto, finisce la distribuzione di quella ricchezza. Una storia interessante che determina una serie di considerazioni [4 continua]

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