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ATTENTI A QUEI DERIVATI 30 maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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I recenti casi dei mutui subprime negli Usa hanno portato all’attenzione degli investitori le complessità dei “derivati”. La causa di tanto clamore su questi strumenti finanziari è l’uso distorto che se ne è fatto e se ne continua a fare. L’utilizzo di strumenti derivati non è di per sè negativo, anzi consente di proteggersi da alcuni rischi di mercato, come il rialzo dei tassi d’interesse. Per esempio, un’impresa contrae un debito da restituire alla banca maggiorato degli interessi calcolati a tasso variabile. Affiancato al contratto principale l’istituto propone un contratto Irs (Interest rate swap) che neutralizza la variabilità degli interessi trasformandoli in un onere fisso. (continua…)

Povertà e debito 29 maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Calenzano, Livigno e Creazzo sono le aree in cui gli impieghi bancari si presentano oltre cinque volte superiori ai depositi. Solo al dodicesimo posto Siena primo capoluogo di provincia a entrare nella graduatoria della ricerca. La ricerca su depositi ed impieghi rilevati negli istituti di credito italiani, segnala la vitalità  degli investitori presenti nei piccoli comuni. Il primato spetta a Cadenzano, un piccolo comune della provincia di Firenze, dove, addirittura, gli investimenti dei correntisti sono oltre dieci volte i loro depositi. Segue Livigno in provincia di Sondrio, Creazzo nel vicentino, Badia in provincia di Bolzano e Darfo Boario Terme (BS). Fanalini di coda i comuni di Acerra nel napoletano con un rapporto tra impieghi e depositi pari a 0,18. Tra i Comuni capoluogo della Regione, il primo a comparire in questa speciale graduatoria è Siena che occupa il 12° posto nel rapporto impieghi/depositi; seguito da Brescia e Ancona. Ma lo studio ha anche analizzato la struttura creditizia di tutte le province italiane. Sebbene nel corso dell’ultimo anno la crescita dei depositi e degli impieghi a livello nazionale si attesti sulle medesime posizioni, le relazioni esistenti tra depositi ed impieghi cambiano notevolmente non appena si affrontano le singole province. Nel corso dell’ultimo anno esaminato, per quanto riguarda i depositi, si dimostrano particolarmente attive le realtà provinciali di Catania, Trieste, Lecce, Agrigento e Cosenza; mentre risultano in flessione quelle di Mantova, Benevento e Campobasso. Tra le province con i depositi e gli impieghi medi pro capite più elevati troviamo sicuramente quelle localizzate nelle vaste aree produttive del nord del Paese. Netta è la distinzione: aree ricche, caratterizzate da elevati depositi ma bassi impieghi, dall’altro una situazione diametralmente opposta, con pochi depositi ed alti livelli di investimento. Rare sono le situazioni territoriali con equilibrio tra i due parametri. Questa situazione è indice di una elevata polarizzazione territoriale degli impieghi; se per i depositi esiste una certa omogeneità, lo stesso non si può dire per gli impieghi, che evidentemente si concentrano laddove esiste un sistema creditizio adeguato alle esigenze imprenditoriali, elemento indispensabile per una evoluzione del tessuto economico ad industrializzazione diffusa.

Spumone, vacanze e debito 28 maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Solo il 26% delle famiglie italiane riesce a risparmiare. Vanno meglio i nuclei con due redditi. Auto e tecnologie i beni irrinunciabili. Dall’indagine svolta su un campione di famiglie italiane risulta che queste si trovano in forte difficoltà  economica. Risparmiare a fine mese sembra essere diventato un privilegio riservato ad appena un quarto delle famiglie, mentre quasi sei nuclei su dieci arrivano costantemente a fine mese con le tasche vuote. Va peggio per le famiglie che hanno dovuto ricorrere alle risorse accantonate e quelle costrette ad accendere prestiti. Le famiglie del NordEst appaiono meno in difficoltà  nel far quadrare i conti a fine mese rispetto ai nuclei del Sud e del Centro. La struttura del nucleo familiare influenza sensibilmente la propensione al risparmio: le famiglie con un unico percettore di reddito appaiono, come era logico attendersi, più in difficoltà  rispetto ai nuclei con due o più percettori. L’elevato costo della vita è largamente la causa principale delle difficoltà finanziarie delle famiglie italiane, che denunciano un peggioramento della propria situazione economica. Minore risparmio significa anche minore consumo: il bilancio familiare, condizionato pesantemente dalle spese per la casa (mutuo, affitto), per le bollette ed assicurazioni e per le spese del vivere quotidiano, offre solo una quota marginale per i consumi cosiddetti superficiali. Tuttavia, beni come l’automobile e le moderne tecnologie (cellulare, computer, ecc.) hanno progressivamente acquisito un importante ruolo sociale, diventando elementi imprescindibili di un tenore di vita al quale pochi sono disposti a rinunciare.

Debito chi compra? 27 maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Gli italiani risultano più indebitati. Dai mutui per la casa fino al credito al consumo, utilizzato per acquistare auto, elettrodomestici e viaggi, i tassi di interesse contenuti spingono le famiglie ad accollarsi il pagamento di rate mensili per realizzare piccoli o grandi desideri. Anche se le disponibilità  economiche diminuiscono, le famiglie italiane non rinunciano completamente ai consumi e per questo si indebitano: con una crescita molto sostenuta nell’ultimo semestre dell’anno 2007. Uno scenario che approfondisce l’analisi quantificando anche i prestiti concessi alle famiglie per l’acquisto di beni e servizi a livello territoriale. L’analisi per singole realtà  locali evidenzia come sono state soprattutto le famiglie meridionali e del Centro della penisola ad essersi indebitate maggiormente. A livello regionale sono i cittadini residenti in Calabria a primeggiare nella particolare classifica seguiti da quelli della Campania e dai siciliani. Si è voluto poi quantificare anche la dimensione pro-capite dei prestiti al consumo. A giugno 2007 il credito medio pro-capite era pari a 1.145 euro con dimensioni nettamente superiori alla media nazionale in Sardegna (1.568 euro), Lazio (1.504 euro) e Sicilia (1.325 euro). Un minor ricorso al credito al consumo si è registrato in Trentino A.A. (645 euro), Basilicata (859 euro) e Veneto (884 euro). Sembra dunque che gli italiani non siano più un popolo di risparmiatori cosi come fino a qualche anno fa, quando l’investimento sicuro per eccellenza era rifugiarsi nei titoli di stato e nelle obbligazioni. Ma i recenti crack finanziari (leggasi Cirio, Parmalat, bond argentini, e per ultimo Banca Popolare di Lodi) e il carovita che erode il potere d’acquisto delle famiglie hanno scoraggiato i risparmiatori che si sono così dirottati sull’acquisto di immobili e beni reali. Tuttavia, va anche ricordato che il ricorso al credito al consumo non è considerato solo come l’ultima spiaggia. E’ piuttosto un nuovo stile di vita nato come conseguenza della maggiore maturità  e cultura finanziaria delle famiglie che comprano a rate. Ma non si tratta più dei grandi acquisti come l’auto o gli elettrodomestici. Ormai gli italiani si rivolgono a banche e istituti finanziari anche per non rinunciare alla vacanza, acquistare cellulari o Personal computer, senza dimenticare le cure sanitarie.

Di più, di più fino a…………. 26 maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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La decisione della Banca Centrale Europea di aumentare il costo del denaro farà  crescere di 180 euro all’anno le spese per il mutuo sulla casa delle famiglie italiane. Aggravio che potrebbe stemperare il clima di fiducia delle famiglie italiane che negli ultimi anni, grazie al contenimento dei tassi di interesse, hanno più che raddoppiato la loro esposizione creditizia per l’acquisto della casa. La ricerca stima l’impatto dell’aumento del tasso di interesse di riferimento che la Banca centrale europea varerà  dal primo dicembre. L’analisi per singole realtà  locali rileva che saranno soprattutto le famiglie residenti nel centro e sud Italia ad essere maggiormente colpite dalla stretta monetaria, seguite da quelle localizzate nel nord della penisola. Sono invece le province meridionali di Vibo Valentia, Potenza e Agrigento, aree comunque dove il prestito per l’acquisto della prima casa è ancora poco utilizzato, a registrare i rincari minori. Si tratta di scenario dettagliato quello proposto e che ha voluto approfondire l’analisi quantificando anche i prestiti concessi alle famiglie per l’acquisto di abitazioni. Negli ultimi quattro anni le famiglie italiane hanno più che raddoppiato il loro indebitamento nei confronti del sistema creditizio per l’acquisto di immobili, in particolare nelle province del sud Italia, Cosenza, Crotone, Benevento. Se, alla decisione della BCE di aumentare il costo del denaro non seguirà  una azione di contenimento dei valori immobiliari, potremmo presto trovarci di fronte allo scoppio di una nuova bolla speculativa.

Spero mai 25 maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Segui, ci sei, spero mai, ma se muore una persona?

Senza titolo 24 maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Vorrei partire da quando l’uomo a via Nazionale aveva conseguito, insieme con Donato Menichella, la stabilizzazione monetaria ponendo fine al disordine della moneta del dopoguerra e che, membro della Costituente, aveva contribuito in maniera fondamentale all’articolo 81 della Costituzione sull’equilibrio di bilancio, salì al Colle. Einaudi considerava, la concorrenza fonte di progresso, ma nel contempo contrastava gli oligopoli e le concentrazioni ai quali il laissez-faire potrebbe condurre. Si può dire che a lui risalgano i primi spunti per una legislazione antitrust. Valorizzava il mercato, anche se aveva cura di precisare che in esso si scambiano beni, non si trattano bisogni ma affermava il fondamentale principio dell’uguaglianza per tutti dei punti di partenza. Apprezzava la funzione delle leghe operaie e bracciantili – vi è un suo interessante manoscritto sulla situazione dei braccianti agricoli – e delle associazioni imprenditoriali. Fu, tra l’altro, sulla base di un accordo raggiunto nel 1945 tra Einaudi e Di Vittorio che venne ricostituito nella Banca d’Italia il sindacato del personale con le relative libertà. Il governatore Einaudi, che per primo diede vita alle “Considerazioni finali” in occasione della relazione annuale della Banca d’Italia, amava il fuge rumores; nell’intervenire e nel regolare privilegiava la sostanza. Vorrei sottolineare l’importanza che per Einaudi avevano i temi della qualità della vita. E ci si può rivolgere, su questo argomento, ad alcuni tecnocrati odierni ai quali la parola “sociale” non esce mai di bocca? Certo, del pensiero e dell’azione di Einaudi non si può cogliere fior da fiore. Eppure il paese avrebbe bisogno di una linea che, nel rigore dei conti pubblici, metta in moto una crescita sostenuta, ma soddisfi anche le esigenze di giustizia sociale.

Dalla derivata al derivato 23 maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Esiste per questi derivati una terminologia economica e inglese che al ragioniere del piccolo comune imbriglia il cervello. Costo zero che per definizione non esiste. Up – front = guadagno immediato per il comune, versamento che la banca ordina a favore del comune. La storia dei derivati è del 2001 quando in Italia i comuni possono gestire in proprio i debiti con la cassa depositi e prestiti. Tecnica dei derivati: ti assicuri sul tasso di interesse, sulla sua variazione ma non è proprio così. Per iniziare i derivati sono over the counter, ovvero non quotati in borsa e quindi sono ancorati ad una trattativa privata e non risente nemmeno di un minimo di trasparenza che le banche offrono come nel caso della materia prima come la quotazione del grano. La banca assicura il comune per il tasso di interesse, ma il comune assicura la banca sui rischi relativi al versamento, al up – front. (continua…)