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Banche e debito 21 Maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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In un decennio 451 operazioni di concentrazione con 285 fusioni. Meno banche ma più sportelli. Questo il quadro che emerge dall’analisi dei processi di concentrazione bancaria e degli indici di densità  degli sportelli bancari nelle province italiane negli ultimi dieci anni. Gli istituti di credito in Italia sono diminuiti, erano 953 nel 1996 e 681 nel 2007, mentre gli sportelli bancari sono aumentati: 24.131 dieci anni fa, 31.235 alla fine dello scorso anno. Approfondendo l’analisi a livello regionale si osserva che solo nelle regioni della Lombardia e della Toscana si registra un importante incremento del numero di banche operanti sul territorio, mentre in tutte le altre realtà  il dato dinamico presenta una netta flessione. Nel corso dell’ultimo decennio, il periodo considerato, soprattutto gli istituti bancari operanti nelle regioni della Basilicata, della Valle D’Aosta, del Molise, dell’Abruzzo, della Campania, della Calabria e dell’sola siciliana vedono drasticamente ridimensionato il loro numero. Sono le stesse regioni, escluso la Valle d’Asta, dove le quote degli impieghi si collocano sotto i 4mila euro procapite – vedi articolo di ieri – Si tratta di una vera e propria rivoluzione nata da un processo di concentrazione che non si è limitato ad alcune importanti operazioni di acquisizione da parte degli istituti di maggiore dimensione, ma ha interessato anche fusioni tra banche di dimensione decisamente più modesta o comunque a carattere tipicamente locale. In particolare, se si guarda al numero delle operazioni effettuate, si può notare che una quota consistente del totale (188 su 285) fa riferimento, a banche che appartengono allo specifico settore del credito cooperativo, che evidentemente ha subito una profonda trasformazione. Operazioni che hanno portato, in alcune aree del Paese a delle vere e proprie condizioni di oligopolio. In Valle d’Aosta (87,4%; San Paolo Imi S.p.A.), in Basilicata (72,4%; Banca Carime S.p.A.), in Calabria (66,6%; Banca Carime S.p.A.), nel Molise (65,9%; Banca di Roma S.p.A.) e nel Friuli Venezia Giulia (65,5%; Friulcassa S.p.A.). Istituti che entrano in gruppi forti e tentano di conservare la loro identità territoriale. Gli sportelli bancari presenti sul territorio nazionale sono cresciuti con un incremento dell’offerta creditizia soprattutto nel Centro e nel Nord-Est del Paese. Al di là  delle eccezioni, la mappa italiana degli sportelli bancari riflette per larga parte la situazione socio-economica del Paese. Dando uno sguardo alle ultime rilevazioni del Ministero delle Finanze sui redditi pro capite nelle 103 province italiane, si evidenziano infatti numerose corrispondenze. Crotone, maglia nera della classifica degli sportelli bancari, è anche la provincia più povera della penisola. Così come Trento, Treviso e i grandi centri urbani di Milano, Roma, Bologna, tra le prime nella classifica delle banche, occupano anche i gradini più alti nella graduatoria delle città  più sviluppate del Paese. A giustificare la minor capillarità  degli istituti di credito nel Mezzogiorno, è utile ricordare tra l’altro, la minor quantità  di capitali investiti dalle famiglie e imprese locali, la clientela meno solvibile che a Nord e i livelli di sofferenza di molte aziende, per questi ed altri motivi, le banche preferiscono non aprire sedi al Sud per non rischiare di dover fare dietrofront dopo pochi mesi.