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Dalla derivata al derivato 23 maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Esiste per questi derivati una terminologia economica e inglese che al ragioniere del piccolo comune imbriglia il cervello. Costo zero che per definizione non esiste. Up – front = guadagno immediato per il comune, versamento che la banca ordina a favore del comune. La storia dei derivati è del 2001 quando in Italia i comuni possono gestire in proprio i debiti con la cassa depositi e prestiti. Tecnica dei derivati: ti assicuri sul tasso di interesse, sulla sua variazione ma non è proprio così. Per iniziare i derivati sono over the counter, ovvero non quotati in borsa e quindi sono ancorati ad una trattativa privata e non risente nemmeno di un minimo di trasparenza che le banche offrono come nel caso della materia prima come la quotazione del grano. La banca assicura il comune per il tasso di interesse, ma il comune assicura la banca sui rischi relativi al versamento, al up – front. Nel breve periodo ascrivi nel bilancio del comune il credito ma nel medio lungo periodo quello che devi restituire è superiore al ricevuto e quindi la speculazione in genere è negativa. Pesano le commissioni occulte, i costi impliciti, pesano tutte quelle asimmetrie informative e costi affondati (Williamson, Ouchi, fino al buon Coase con la logica del contratto) che il comune non vede, non legge e la banca non informa. Ma perché un comune deve speculare? Deve fare il broker? Solo perché le perdite superano le entrate, i trasferimenti sono diminuiti. Nel contratto dei derivati è importante andare alla verifica delle opzioni che la banca emette a proprio favore facendole ricadere nelle casse del comune. Questo è il problema politico, la banca viene assicurata dal comune, oltre i costi impliciti, ovvero costi affondati, sunk cost, il problema è: la banca versa up – front ma chiede in cambio una cifra molto più elevata che non viene percepita nei primi tre anni, ma si addensa verso la fine nel medio – lungo periodo e qui potrebbe scattare una rinegoziazione, ovvero spalmare quel debito in un nuovo contratto dove la banca inizia un nuovo guadagno e così via. L’Italia è piena di comuni in queste condizioni, da Venezia a Cassino dai piccoli comuni dell’Umbria e di Napoli al Comune di Milano. Se vuoi uscire devi pagare il mark to market = il valore di mercato ma se il comune aveva quei soldi poteva non fare il prestito, assicurarsi sul tasso di interesse e cadere in questo circolo vizioso. In Italia non c’è ancora un modello di contratto, anche se Province, Comuni e Regioni sono piene di debiti e derivati, ovvero altri debiti. In Europa la Germania vieta al piccolo comune di fare derivati, mentre in Gran Bretagna questi derivati esistevano oltre 20 anni fa e sono stati vietati per legge perché non erano remunerativi e mettevano il comune in una logica privata da venditore di prodotti finanziari. La vicenda è ancora in corso perché le cause legali determinano il pagamento da parte del comune alle banche e dunque in Gran Bretagna i comuni devono tagliare servizi dal proprio bilancio per pagare le banche. In Italia l’articolo 21 del Testo Unico afferma che: la banca deve agire nell’interesse del cliente ex ante e questo non accade. In realtà il comune chiede la transazione alla banca che propone altre operazioni, fermo restando il mark to market maturato e dunque problemi di sunk cost, asimmetrie, comportamenti opportunistici. I comuni si associano come in Umbria, 12, per trovare una soluzione, ma molti spostano in avanti il problema, la frontiera è il proprio mandato politico poi, chi subentra vedrà e intanto il debito resta alla futura giunta, alla futura generazione che prima o poi pagherà. Si apre anche una riflessione in merito alla inadeguata preparazione degli amministratori che ad esempio pur non capendo la materia, sfoggiano autocertificazioni di competenza insieme alle vantate amicizia con l’amico in banca o con l’assessore di turno ex funzionario di banca, insomma tutto il variegato mondo dell’espediente burocratico, tutto tranne lo studio, la comprensione. In questa fase le banche propongono singing found, fondi di ammortamento, dove dentro ci trovi, pochi titoli di stato, molti titoli azionari e tanti derivati di credito.. E’ importante perché con questi prodotti una banca vende i debiti del comune x facendo una assicurazione in cui c’è up front ma anche derivati di credito che la banca vanta dal comune x e mette nel prodotto che vende al comune y. E’ inutile dire che nelle banche la vendita è organizzata con il gran prix del derivato, più vendi e maggiore è il premio al personale che vende, con viaggi, percentuali e dunque la logica è quella della velocità e dei soldi in modo che quando ti sei logorato, presto, sei abbastanza giovane, 40 anni, per aver guadagnato un po’ e cambiare settore ma da quello che mi risulta, uno su mille c’è la fa. Quello che vale per i comuni è valido anche per le imprese: compro un debito di una azienda in Italia e lo vendo sotto forma di prestito ad una in Cina. Il ruolo delle banche è fondamentale quando l’economia è finanziata dal debito. Ad esempio le poste italiane comprano dalla JP Morgan nel 2005 con tassi americani e oggi presentano un debito di 44 milioni di euro

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