Senza titolo 24 maggio 2008
Posted by Alfonso Marino in storica.add a comment
Vorrei partire da quando l’uomo a via Nazionale aveva conseguito, insieme con Donato Menichella, la stabilizzazione monetaria ponendo fine al disordine della moneta del dopoguerra e che, membro della Costituente, aveva contribuito in maniera fondamentale all’articolo 81 della Costituzione sull’equilibrio di bilancio, salì al Colle. Einaudi considerava, la concorrenza fonte di progresso, ma nel contempo contrastava gli oligopoli e le concentrazioni ai quali il laissez-faire potrebbe condurre. Si può dire che a lui risalgano i primi spunti per una legislazione antitrust. Valorizzava il mercato, anche se aveva cura di precisare che in esso si scambiano beni, non si trattano bisogni ma affermava il fondamentale principio dell’uguaglianza per tutti dei punti di partenza. Apprezzava la funzione delle leghe operaie e bracciantili – vi è un suo interessante manoscritto sulla situazione dei braccianti agricoli – e delle associazioni imprenditoriali. Fu, tra l’altro, sulla base di un accordo raggiunto nel 1945 tra Einaudi e Di Vittorio che venne ricostituito nella Banca d’Italia il sindacato del personale con le relative libertà. Il governatore Einaudi, che per primo diede vita alle “Considerazioni finali” in occasione della relazione annuale della Banca d’Italia, amava il fuge rumores; nell’intervenire e nel regolare privilegiava la sostanza. Vorrei sottolineare l’importanza che per Einaudi avevano i temi della qualità della vita. E ci si può rivolgere, su questo argomento, ad alcuni tecnocrati odierni ai quali la parola “sociale” non esce mai di bocca? Certo, del pensiero e dell’azione di Einaudi non si può cogliere fior da fiore. Eppure il paese avrebbe bisogno di una linea che, nel rigore dei conti pubblici, metta in moto una crescita sostenuta, ma soddisfi anche le esigenze di giustizia sociale.