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ATTENTI A QUEI DERIVATI 30 maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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I recenti casi dei mutui subprime negli Usa hanno portato all’attenzione degli investitori le complessità dei “derivati”. La causa di tanto clamore su questi strumenti finanziari è l’uso distorto che se ne è fatto e se ne continua a fare. L’utilizzo di strumenti derivati non è di per sè negativo, anzi consente di proteggersi da alcuni rischi di mercato, come il rialzo dei tassi d’interesse. Per esempio, un’impresa contrae un debito da restituire alla banca maggiorato degli interessi calcolati a tasso variabile. Affiancato al contratto principale l’istituto propone un contratto Irs (Interest rate swap) che neutralizza la variabilità degli interessi trasformandoli in un onere fisso. Quindi, protegge l’impresa da un eventuale rialzo dei tassi sul finanziamento che le ha concesso. E fin qui l’uso “protettivo” dell’Irs. Negli ultimi anni, però, molte banche hanno spinto le aziende che con loro contraevano debiti a sottoscrivere complessi Irs di natura più speculativa che protettiva. Perché? Molti tribunali stanno cercando di dare risposta a questa domanda, a volte dando ragione alle banche che dall’operazione hanno tratto considerevoli guadagni, altre volte alle imprese nonostante quest’ultime nei contratti si siano dichiarate «operatore qualificato». Di certo c’è che all’interno del vasto mondo degli strumenti derivati vi sono moltissime variabili incomprensibili, tanto che perfino gli addetti ai lavori faticano a volte a capirci qualcosa, figuriamoci le tantissime piccole imprese o gli Enti Locali che si sono fidati dei funzionari di banca (remunerati anche in base ai derivati venduti) e hanno firmato contratti che si stanno rivelando una condanna. Centinaia di imprenditori preoccupati (in certi casi disperati) che chiedono aiuto e che sino ad ora non sapevano a chi rivolgersi per la chiusura delle proprie posizioni che in molti casi, non solo non hanno svolto la funzione di copertura del rischio, ma si sono a volte dimostrati soluzioni speculative che hanno generato perdite patrimoniali anche consistenti nei bilanci (spesso tali prodotti sono stati piazzati come una “assicurazione obbligatoria” a fronte della sottoscrizione di strumenti di finanziamento (mutui o leasing). All’aumentare dei tassi di interesse, oltre al danno dei maggiori oneri finanziari, per le imprese si è aggiunta la beffa della perdita nel prodotto derivato. Secondo la Consob e la Commissione Finanze della Camera, già nel 2005 i numeri del fenomeno erano allarmanti: circa 40.000 – 50.000 le aziende coinvolte, la dimensione media dei contratti era pari a circa 2,6 milioni di valore nominale con una perdita media per contratto di € 76.000. Nel 2007 la Consob ha multato Unicredito per irregolarità nella vendita di tali prodotti. Per non parlare dello scandalo Italease. La banca, con 2mila clienti imprenditori, è stata accusata dall’Adusbef di aver «frettolosamente prospettato » ai clienti la sottoscrizione dei derivati come «mezzi di protezione » indicando nelle condizioni generali di contratto che l’operazione era finalizzata a limitare i rischi su valute e tassi: «Viceversa il prodotto in concreto venduto presenta caratteristiche del tutto diverse da quelle prospettate». Sul caso, Bankitalia aveva avviato un’ispezione già a gennaio, ma la Consob è intervenuta solo ad aprile, costringendo l’amministratore delegato di Italease Massimo Faenza alle dimissioni ai primi di giugno. La banca ha operato da intermediario, facendo quindi sottoscrivere contratti Irs alle imprese e chiudendo poi la posizione tramite Irs speculari con grandi banche estere. Molte di queste operazioni sono andate fortemente in perdita per le imprese italiane e a favore quindi delle banche estere. Banca Italease – che all’inizio ha comunque guadagnato laute commissioni spinta anche da Bankitalia, ha preso la decisione di chiudere i contratti con le banche internazionali. Così facendo ha realizzato circa 600 milioni di perdite, bloccando quindi la possibilità di ulteriori rovesci per sé e (di fatto) per i propri clienti. A fronte delle perdite realizzate con le banche internazionali, Italease ha però tentato di rivalersi nei confronti dei propri clienti. Da qui la levata di scudi degli imprenditori, beffati due volte, ed il rischio concreto di Italease di non incassare proprio nulla. Purtroppo non si chiuderà presto la vicenda debiti e derivati, anzi si estende in modo robusto agli Enti Locali, sembra strano ma debiti delle piccole imprese, debito degli Enti Locali, debiti delle famiglie. Le risposte sono deboli, posso dire inesistenti sia dei precedenti che di questi “freschi” governanti. Nessuna redistribuzione del reddito favorendo le pensioni minime e le famiglie monoreddito con stipendi pubblici, siamo ben oltre la metà della popolazione, ma quello che mi preoccupa è: nessuna idea di una diversa vita legata all’eliminazione del consumo del superfluo, all’idea che il risparmio per le famiglie è il debito, per le piccole imprese è l’investimento, per gli Enti Locali il welfare locale.

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