Belle e brutti sempre loro 22 maggio 2008
Posted by Alfonso Marino in storica.add a comment
Pronti via. Eccoli partiti e come al solito noto, una assenza, una mancanza. La mancanza di un forte progetto di riqualificazione del tessuto produttivo che non genera una spinta a porre come obiettivo prioritario il taglio della spesa corrente a favore degli investimenti. Così siamo alle solite: si parla di taglio delle tasse, ma senza aver preventivamente creato le condizioni di bilancio il rischio è che si facciano riduzioni marginali, cioè non tali da generare ricadute sui consumi e sugli investimenti, e nello stesso tempo costose perché i margini di manovra sono strettissimi. E’ il caso dell’ intervento sugli straordinari, che però avrebbe avuto ben alto respiro se fosse stato presentato in un quadro organico di interventi sul mercato del lavoro e sulla contrattazione che è lecito attendersi ad inizio legislatura. Assenze, mancanze non da poco, senza ricordare come si difendono gli enti locali, le famiglie e le imprese sotto il peso del debito. Assenze, mancanze come per i precedenti anche per questi che seguono, scherzano con il fuoco, sicuri che, sicuri di che?
Banche e debito 21 maggio 2008
Posted by Alfonso Marino in Economia.add a comment
In un decennio 451 operazioni di concentrazione con 285 fusioni. Meno banche ma più sportelli. Questo il quadro che emerge dall’analisi dei processi di concentrazione bancaria e degli indici di densità degli sportelli bancari nelle province italiane negli ultimi dieci anni. Gli istituti di credito in Italia sono diminuiti, erano 953 nel 1996 e 681 nel 2007, mentre gli sportelli bancari sono aumentati: 24.131 dieci anni fa, 31.235 alla fine dello scorso anno. Approfondendo l’analisi a livello regionale si osserva che solo nelle regioni della Lombardia e della Toscana si registra un importante incremento del numero di banche operanti sul territorio, mentre in tutte le altre realtà il dato dinamico presenta una netta flessione. Nel corso dell’ultimo decennio, il periodo considerato, soprattutto gli istituti bancari operanti nelle regioni della Basilicata, della Valle D’Aosta, del Molise, dell’Abruzzo, della Campania, della Calabria e dell’sola siciliana vedono drasticamente ridimensionato il loro numero. Sono le stesse regioni, escluso la Valle d’Asta, dove le quote degli impieghi si collocano sotto i 4mila euro procapite – vedi articolo di ieri – Si tratta di una vera e propria rivoluzione nata da un processo di concentrazione che non si è limitato ad alcune importanti operazioni di acquisizione da parte degli istituti di maggiore dimensione, ma ha interessato anche fusioni tra banche di dimensione decisamente più modesta o comunque a carattere tipicamente locale. In particolare, se si guarda al numero delle operazioni effettuate, si può notare che una quota consistente del totale (188 su 285) fa riferimento, a banche che appartengono allo specifico settore del credito cooperativo, che evidentemente ha subito una profonda trasformazione. Operazioni che hanno portato, in alcune aree del Paese a delle vere e proprie condizioni di oligopolio. In Valle d’Aosta (87,4%; San Paolo Imi S.p.A.), in Basilicata (72,4%; Banca Carime S.p.A.), in Calabria (66,6%; Banca Carime S.p.A.), nel Molise (65,9%; Banca di Roma S.p.A.) e nel Friuli Venezia Giulia (65,5%; Friulcassa S.p.A.). Istituti che entrano in gruppi forti e tentano di conservare la loro identità territoriale. Gli sportelli bancari presenti sul territorio nazionale sono cresciuti con un incremento dell’offerta creditizia soprattutto nel Centro e nel Nord-Est del Paese. Al di là delle eccezioni, la mappa italiana degli sportelli bancari riflette per larga parte la situazione socio-economica del Paese. Dando uno sguardo alle ultime rilevazioni del Ministero delle Finanze sui redditi pro capite nelle 103 province italiane, si evidenziano infatti numerose corrispondenze. Crotone, maglia nera della classifica degli sportelli bancari, è anche la provincia più povera della penisola. Così come Trento, Treviso e i grandi centri urbani di Milano, Roma, Bologna, tra le prime nella classifica delle banche, occupano anche i gradini più alti nella graduatoria delle città più sviluppate del Paese. A giustificare la minor capillarità degli istituti di credito nel Mezzogiorno, è utile ricordare tra l’altro, la minor quantità di capitali investiti dalle famiglie e imprese locali, la clientela meno solvibile che a Nord e i livelli di sofferenza di molte aziende, per questi ed altri motivi, le banche preferiscono non aprire sedi al Sud per non rischiare di dover fare dietrofront dopo pochi mesi.
Denaro chiama denaro 20 maggio 2008
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Nel 2007 depositi ed impieghi bancari sono cresciuti, in particolare nei piccoli comuni. Questo è ciò che emerge dalla ricerca sui depositi ed impieghi rilevati negli istituti di credito italiani. Calenzano, piccolo centro della provincia di Firenze, si conferma anche nel 2007 il comune con la maggiore propensione ad investire: infatti, gli impieghi bancari sono oltre undici volte il valore dei depositi. Seguono Livigno (SO), Badia (BZ), Creazzo (VI) e Torrile (PR). Fanalini di coda i comuni di Oria (BR), Monserrato (CA), Acerra (NA) e Basiglio (MI). Tra i comuni capoluogo di provincia spiccano Bergamo in dodicesima posizione, bene anche Siena (15esimo posto), Macerata (16dicesimo) e Brescia (24tresimo). Il Nord-Ovest è l’area che presenta l’ammontare più elevato sia per i depositi (16.777 euro), sia per gli impieghi (33.626 euro) pro capite. Nel Sud e nelle Isole i depositi bancari si collocano su livelli ampiamente inferiori ai 7.000 euro per abitante. La ricerca ha anche analizzato lo scenario del credito per tutte le province italiane. Il trend generale dei depositi e degli impieghi non è omogeneamente distribuito nel Paese; infatti, dai dati presentati emergono spiccate differenziazioni da provincia a provincia. Milano risulta la provincia con il valore di depositi più elevato, ben 31.463 euro per abitante, seguita da Roma (21.143 euro) e Trieste (20.243 euro); in coda alla graduatoria figurano soprattutto le province del Sud, come Vibo Valentia (3.887 euro per abitante), Enna (4.190 euro) e Reggio Calabria (4.552 euro). Per quanto riguarda gli impieghi, si segnala il buon incremento delle province di Verona, Macerata e Lodi, mentre si registra una variazione negativa in molte province delle regioni del Meridione con una rilevante concentrazione in Sardegna, Sicilia, Calabria e Campania. Nelle aree di Benevento, Reggio Calabria e Vibo Valentia, ad esempio si riscontrano valori degli impieghi inferiori ai 4.000 euro per abitante. Lo studio evidenzia una diversificazione piuttosto marcata tra le varie aree del Paese: da un lato zone sufficientemente ricche, caratterizzate da elevati depositi ma altrettanto importanti livelli di impiego; dall’altro una situazione diametralmente opposta, con pochi depositi e livelli di investimento tuttora deficitari. Rare sono nel meridione situazioni territoriali con equilibrio tra i due parametri. Un sintetico commento dei numeri evidenzia una elevata polarizzazione territoriale: forte concentrazione sia nel caso dei depositi sia nel caso degli impieghi laddove che determina una migliore qualità di vita. Ed ora via al federalismo ad essere ottimisti da brivido
LA CORSA AL MUTUO 19 maggio 2008
Posted by Alfonso Marino in Economia.add a comment
Negli ultimi sei anni i mutui sono aumentati nonostante il costo delle abitazioni cresca incessantemente. Continua l’allarme per una possibile “bolla” immobiliare. I prezzi degli immobili residenziali crescono senza sosta e dove si è verificata un’inversione di marcia si è trattato di una tendenza effimera di breve periodo. L’allarme sui prezzi si trasferisce presto sui mutui che negli ultimi sei anni sono più che triplicati, proprio alla vigilia di un rischioso riaccendersi delle dinamiche sui tassi di interesse. Questi i principali risultati del presente studio che ha quantificato anche i finanziamenti concessi alle famiglie per l’acquisto di abitazioni. Trenta miliardi di euro di mutui erogati nei primi nove mesi del 2007, con una variazione rispetto all’anno precedente notevole secondo stime elaborate su dati di Banca d’Italia, ma già questi numeri preliminari indicano che la tendenza alla crescita è consolidata e non accenna a rallentare. Negli ultimi sei anni le famiglie italiane hanno più che triplicato il loro indebitamento nei confronti del sistema creditizio per l’acquisto di immobili, in particolare nelle province del sud Italia (Vibo-Valentia, Crotone, Cosenza, Catanzaro). Gli italiani si indebitano sempre di più per comprarsi la casa. L’aumento della consistenza dei mutui è stato certamente favorito dal livello estremamente basso dei tassi di interesse, successivo all’entrata in vigore dell’euro, ma ora si potrebbe arrivare ad una situazione insostenibile per le famiglie. Accendere un mutuo costa oggi in media il 3,6% di tasso d’interesse annuo. Il rischio, però, è che i tassi comincino a salire, visto che la Banca centrale europea vorrebbe nuovamente aumentare il tasso di riferimento. Si è così cercato di calcolare come questo ipotetico aumento del tasso di sconto possa riflettersi sulla rata del mutuo. L’aumento di un quarto di punto del costo del denaro comporterà , per una famiglia che ha stipulato un mutuo per l’acquisto e la ristrutturazione della propria casa, un rincaro di circa 200 euro della spesa media annua. Il mercato italiano dei mutui, quindi, non accenna a rallentare la crescita. Se è vero che il numero delle compravendite nel 2007 si è stabilizzato, è altrettanto vero che i prezzi degli immobili continuano a crescere, molto più degli stipendi. Negli ultimi anni il prezzo degli immobili è cresciuto, mentre le retribuzioni sono stabili. Crescono i prezzi delle abitazioni, cresce il costo del denaro ma gli stipendi rischiano di non bastare lasciando tra le eventualità peggiori anche quella della bolla immobiliare.
Rue de les Cacatones 18 maggio 2008
Posted by iasiellik in Generale.add a comment
Ancora a parlare per strada di strade, mi ritrovo a discutere di viabilità, di destinazioni, di percorsi. Ciò è inevitabile! Il tema è di attualità.
E, per le allegorie che accompagnano i nostri gesti quotidiani, diventa un modo per interpretare le vicende del nostro territorio, a cui dedico parte del mio tempo, senza giusta ragione, sperando di concretizzare solidarietà e fraternanza.
La strada ideale del mio tragitto culturale è cosparsa di insidie e trappole, che fanno il verso a quelle che trovo per le strade che attraverso per andare a correre, esperimento settimanale di conciliazione dello spirito e del corpo.
Ed eccomi così Miezz’ a Rucella, a confrontarmi con il Professore sulla sostenibilità degli interventi della nostra amministrazione, che ci imbattiamo nella prima difficoltà. Una serie di escrementi ci distraggono e nello scansarli penso ad alta voce: come è difficile la strada della politica … Inevitabile lo sguardo sardonico del Professore!
Ma la gimcana aumenta il rischio di prendere dei rovinosi scivoloni, che possono portare verso insostenibili situazioni, non più amministrabili.
Calcio ..in panza 18 maggio 2008
Posted by Alfonso Marino in Generale.add a comment
Siamo alla fine del campionato e una piccola riflessione può essere divertente. Il calcio è insieme all’informatica il settore del Paese che più è cresciuto in termini di fatturato. Il business è favoloso, ma bisogna cercare nuovi servizi e l’offerta deve essere attenta al nuovo. Il nuovo è la pay tv. Arrivare primi, significa ricevere il grosso della torta e il rispetto dei contratti stipulati. Le società di calcio appaiono come società mercantili. I mercanti non rispettano i contratti stipulati perché guardano all’affare e in nome di esso, fanno la voce grossa, urlano all’inganno. La necessità di denaro fresco, la raccolta di quattrini, sono legati alle spese massicce per assicurarsi i nomi grossi del pallone, la sostenibilità degli investimenti per realizzare l’entrata in borsa, la trasformazione del credito sportivo in banca d’affari per finanziare i progetti che riguardano stadi di proprietà dei club o gestiti dai club. Gli ostacoli da superare, di lungo periodo, sono la mancanza reale del patrimonio finanziario, l’assenza di cultura manageriale, la modesta competitività della squadra allestita, i vincoli posti dalla Consob. Il modello vincente, oggi, passa per l’impostazione di un modello che parte da lontano come quello all’inizio degli anni trenta creato del senatore Agnelli, fondatore della FIAT, che forte del gruppo imprenditoriale proponeva, anche nel calcio, l’idea di un modello Sabaudo efficiente e vincente in diversi settori della vita economica e sociale. Il modello vincente del Nord Italia è trasferibile al Sud? Attualmente nel campionato di serie A ci sono poche squadre del Sud Italia. Le vittorie importanti delle squadre di calcio, delle future SpA del calcio, hanno bisogno del sostegno di gruppi economici forti per essere replicate nel tempo, altrimenti si vive di ricordi, di eroi del passato che non ritornano. I ricordi diventano servizi televisivi che aumentano le aspettative del presente, se non ci sono vittorie immediate la strategia è di corto respiro, il bacino d’utenza abbandona la squadra e non è più un punto di forza da mettere sul tavolo della trattativa per aumentare l’entrata di quattrini freschi garantiti dalla pubblicità, dall’essere “sportivi” e consumatori. Il ciclo vincente si apre e si mantiene con la presenza di gruppi economici consolidati, oppure, resta il gioco delle scatole cinesi, società che comprano altre società, mercanti che cercano e non trovano quote di maggioranza stabili, annunciano cordate senza mai cambiare proprietà. Questa è l’altra storia, alla quale da tempo siamo abituati, fatta di tribunali, magistrati e processi.
Il tavolo 17 maggio 2008
Posted by Alfonso Marino in storica.add a comment
Dimenticavo scusate, se aumenta il barile di petrolio e quindi in Italia il prezzo della benzina alla stazione di rifornimento, pensate al tavolo. Il tavolo possiede proprietà sconosciute ma fondamentali per controllare il prezzo della benzina, il tavolo, tondo, quadrato, rettongolare, il tavolo!!!!!!!
Ancora un debito e vola 17 maggio 2008
Posted by Alfonso Marino in storica.add a comment
Prima di arricciare il naso per il prestito-ponte all’Alitalia – sul quale, comunque, noi italiani non abbiamo di che vantarci, visto che arriva per tenere in piedi una società più che decotta senza però ancora avere uno straccio d’idea sul come salvarla – l’Unione Europea dovrebbe gettare uno sguardo oltreoceano. Dove si sta celebrando la fusione tra Delta e Northwest, i due giganti del cielo Usa che daranno vita alla più grande compagnia aerea mondiale. In attesa di un verdetto dell’Antitrust i due colossi hanno già fatto sapere che non procederanno a licenziamenti di massa, e molti pensano che l’operazione potrebbe darà il via al consolidamento del settore aereo americano. Nel nostro paese siamo spettatori di una serie di imprese rete pubbliche, in particolare trasporto aereo e ferroviario, che presentano evidenze strutturali di difficile soluzione, i problemi aumentano le chiacchiere anche, ecco una possibile sintesi dell’italica gestione.