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Il chiodo, il quadro e la parete 30 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Il quadro di finanza pubblica del 2007 lascia irrisolti, nella prospettiva di medio lungo-termine, i problemi legati ad un efficace controllo della spesa pubblica primaria. Una analisi comparata delle performances conseguite nel primo decennio di vita dell’Unione Monetaria Europea illustra efficacemente le difficoltà dell’Italia. L’euro ha consentito al nostro paese di ridurre il peso della spesa per interessi di più di quattro punti (ai prezzi 2007 pari a poco meno di 70 miliardi di euro), mentre in Germania e Francia la riduzione è stata di pochi decimi di punto. Nel contempo, questi due paesi hanno ridotto l’incidenza della spesa corrente primaria: di ben 3,6 punti la Germania, di 0,7 punti la Francia. In Italia la spesa corrente primaria è cresciuta di 1,5 punti, mentre molto più della metà dell’intero bonus derivante dalla riduzione degli oneri per interessi è stato “disperso” in incrementi della spesa pubblica complessiva, anziché per alleggerire il fardello del debito pubblico. Alla fine del decennio, poi, la pressione fiscale è rimasta solo marginalmente al di sotto dell’anno (il 1997) che richiedeva il massimo della “fiscal fatigue”. Non sembrano necessarie ulteriori osservazioni per ribadire come, per i prossimi anni, il definitivo risanamento dei nostri conti pubblici non possa prescindere dall’osservanza di regole rigide di evoluzione della spesa pubblica corrente (certamente da mantenere su tassi di incremento inferiori al tasso di crescita nominale del prodotto). Ma tale impegnativo percorso – pur nell’apprezzamento dei tentativi di affinamento dei meccanismi di spending review e di altri singoli interventi di contenimento – non può che prevedere, l’inclusione nella strategia di controllo di tutti i grandi comparti della spesa e dei prezzi al consumo. Il rischio di mancare ancora una volta gli obiettivi di controllo della spesa pubblica si riflette, naturalmente, in quello, non meno grave, di dover necessariamente rinunciare al progetto di allentare gradualmente la pressione fiscale, il cui anomalo livello non è privo di implicazioni negative sullo sviluppo delle attività produttive e sulla allocazione dei fattori della produzione.

Il complesso musicale 26 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Anticipazioni sulla finanziaria. Vedremo in futuro cosa c’è davvero nella scatola. Per ora sembra che la scure piomberà su enti locali, pubblico impiego, ministeri, cioè sulla spesa pubblica: scuola, sanità, assistenza. Viene proposta la de-regolazione dei rapporti di lavoro: tornano il lavoro “a chiamata” e le dimissioni in bianco, si prevede maggiore flessibilità dell’orario di lavoro. Peraltro si istituisce una tassa “una tantum” sui petrolieri, che si lamentano. La recupereranno aumentando (ancora) i prezzi alla pompa. Non sono state rese note sanzioni o altri provvedimenti dissuasivi. Sembra che con questi introiti si finanzierà una carta prepagata per la spesa degli anziani con la minima e dei più poveri. Quando, quanto e come, si vedrà. Manovra impostata su tagli e non su nuove entrate. La riduzione forzata del deficit è la parola d’ordine. Nei giorni scorsi il governo ha deciso di cambiare il testo unico sulla sicurezza sul lavoro, varato dal precedente, perché troppo pesante per le imprese. Poi ha rinviato l’attuazione della legge sulla “class action”, cioè l’azione legale collettiva da parte di gruppi di consumatori. In entrambi i casi su sollecitazione di Confindustria. Sembra una finanziaria, e più in generale, una politica economica che favorisce le sole imprese, ma in modo mite e gentile. Rimane il problema della redistribuzione, cioè di come aumentare i redditi medio – bassi, ma che volete, ci sarà il solito tavolo, non è dato conoscere le dimensioni, la figura geometrica e la qualità del legno, ma si risolve. Torna in auge un complesso musicale di trent’anni fa. Ricordate, si chiamava “Ricchi e Poveri”.

Usa: il fallimento dei fondi è costato agli investitori 1,6 miliardi 25 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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 Centinaia di arresti per i mutui subprime e si continuerà con i leverage by out

Riforme 24 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinunzino all’azione” (Edmund Burke)

riforma 24 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Entri nel tribunale e non trovi nulla, le convocazioni non indicano dove devi andare, per salire al piano file di minimo 1/2 ora……….rinvii e invece le riforme, le riforme, subito, subito, atti e documenti, documenti e atti, riforme, riforma, che spettacolo!!!!!!!!

Sicurezza: tutta doc 23 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Il tema è rilevante tanto da essere verificato come:

sicurezza del lavoro;

sicurezza dei capitali investiti dai risparmiatori;

sicurezza del percorso lavorativo;

sicurezza delle norme contrattuali;

sicurezza nella scelta dei dirigenti d’azienda;

sicurezza dei concorsi pubblici;

sicurezza nell’informazione;

tutto chiaro, tutto doc.

Morale, variabile indipendente 20 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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In materia di spese deliberate dalle Camere, la legislazione non può intervenire perché c’è una riserva di regolamento parlamentare. I giudici, ordinari, amministrativi e contabili, non possono intervenire e quando la Corte dei Conti compie qualche timido passo si grida al golpe. Io sono un convinto assertore dello Stato di diritto. Mi viene da ridere perché quando i nostri politici parlano di “Stato di diritto” lo fanno quasi sempre per sostenere esigenze di garantismo, più o meno peloso: la presunzione di innocenza (articolo 27, comma 2, della Costituzione), i tre gradi di giudizio. Invero, il concetto di Stato di diritto è ben più complesso: indica un ordinamento improntato al principio secondo cui governano le leggi, non gli uomini: nessuno, qualunque sia la carica ricoperta, è svincolato dal rispetto delle leggi e, in primo luogo, dal rispetto della Costituzione (la legge delle leggi). Nell’Italia odierna c’è una macroscopica, gigantesca, lacuna dello Stato di diritto: i tradizionali istituti di garanzia delle assemblee parlamentari e dei singoli eletti hanno finito per determinare un regime di completa irresponsabilità dei decisori politici in ordine alle spese di funzionamento delle Istituzioni rappresentative, sia con riferimento alle risorse, direttamente o indirettamente, destinate al finanziamento della attività politica, sia per quanto concerne i privilegi inerenti allo “status” di parlamentare. L’irresponsabilità di spesa dei decisori politici riguarda anche gli stipendi d’oro delle burocrazie di supporto dei due Rami del Parlamento e degli altri Organi costituzionali. Perché un semplice commesso (pardon, “assistente parlamentare”) arriva a percepire trattamenti economici che, in relazione alle funzioni disimpegnate, non hanno giustificazione in una logica di mercato? Perché quanti lavorano a stretto contatto con il ceto politico vengono pagati profumatamente? Si tratta di una logica di scambio: ti pago in modo esagerato, ma da parte tua pretendo fedeltà, silenzio e discrezione. Infatti, non sempre i politici si accontentano del loro trattamento privilegiato; ma ogni tanto chiedono qualche cosa di più che, a rigore, non spetterebbe (per fare l’esempio più banale, l’impiego per scopi strettamente privati di un’autovettura di servizio, con relativo autista). Per non parlare di tutti i casi in cui, nel condurre le inevitabili mediazioni parlamentari, i politici vengono fuori al naturale, mostrando lati del proprio carattere che non giovano alla loro immagine pubblica. Ciò spiega perché le burocrazie parlamentari siano strapagate. E la professionalità, la capacità del lavoro? Certamente si richiedono pure questi elementi, ma se dovessero tradursi in attitudine critica, allora meglio premiare una mediocrità silenziosa e fedele. Né il discorso si chiude a Roma; ma si ripropone in ogni Regione (ogni Consiglio regionale tende ad atteggiarsi come un piccolo Parlamento). In particolare andrebbe attentamente studiata l’esperienza storica delle Regioni ad autonomia differenziata; qui già si trova tutto quello che c’è da sapere sul fenomeno della irresponsabilità di spesa dei decisori politici. Nella lingua tedesca, che spesso ci soccorre, c’e l’espressione “legalisierter Raub”: rapina legalizzata. Gli stipendi d’oro sono sempre legali. Il loro fondamento va ricercato in delibere sempre formalmente ineccepibili; cosicché, chi si avventurasse a criticarle si esporrebbe pure a possibili querele, con puntuali richieste di risarcimento dei danni morali e d’immagine (per il cittadino senza potere, il danno e la beffa, insieme). Penso, che l’etica abbia una sua ragion d’essere per favorire la coesione sociale. E l’etica comanda di impiegare per fini di reale utilità sociale il denaro che viene prelevato dai contribuenti. Affinché i cittadini possano verificare che quanto versano in imposte e tasse sia utilizzato per fini di utilità generale, occorre garantire massima trasparenza sulla spesa pubblica, a partire da quella diretta al finanziamento delle Istituzioni rappresentative. Penso che i titolari di cariche pubbliche abbiano più responsabilità degli altri e siano tenuti a dare il buon esempio, non il cattivo esempio. La questione morale non è un’invenzione e quanti si compiacciono di aver contrastato in un recente passato i sindacati che teorizzavano il salario come «variabile indipendente», cominciassero a pensare che pure gli stipendi d’oro non possono essere una variabile indipendente, sganciata dalle dinamiche reali dell’economia.

45 minuti 19 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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45 minuti un tempo breve ma robusto per affermare: ecco tutto fatto, possiamo pensare ad altro