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Emergenza, emergenza 4 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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“Emergenza economica e sociale”. Se anche il Governo, commenta così il rapporto annuale dell’Istat sulla salute dell’Italia, significa che al di là delle varie emergenze la vera malattia nazionale è la mancata crescita economica. Certo, colpisce di più il dato – comunque allarmante – relativo ai redditi, secondo cui il 15% degli italiani non riesce ad arrivare a fine mese, mentre una famiglia su tre non è in grado di affrontare spese impreviste e la metà vive con meno di 1900 euro al mese. D’altra parte, a dare l’idea della gravità della situazione è la statistica relativa ai settori produttivi, che ci dice come, negli ultimi dieci anni, a parità di ore lavorate, il rendimento di quei settori è cresciuto solo del 4,7% contro il 18% medio della Ue a 15. Ciò significa che siamo cresciuti meno di un terzo rispetto ai nostri competitori del Vecchio Continente. E l’Istat specifica anche quali fattori contribuiscono maggiormente al declino: la prevalenza sia di produzioni labour intensive, sia di comportamenti di impresa volti a perseguire obiettivi di redditività piuttosto che di produttività, obiettivi di breve periodo. E’, insomma, la diagnosi che in questi anni la classe dirigente ha ascoltato ma non fatto propria: quella di un tessuto produttivo minimo e scarse capacità organizzative e manageriali diffuse. Responsabili dell’organizzazione d’impresa fermi/e a paradigmi produttivi decotti: costo del lavoro decisivo, piccolissima dimensione, bassa o bassissima intensità di capitale e di know how, mancato utilizzo dell’innovazione di processo e di prodotto. Imprese che hanno scelto di arroccarsi su posizioni antiche, magari investendo in immobili o speculando sui derivati. Il risultato di questa asfittica dinamica industriale è, come ha certificato ieri l’Istat, quello di aver causato un “grave quanto unico impoverimento dell’Italia rispetto ai suoi partner comunitari”. Con la conseguenza che tra il 2000 e il 2006 il reddito per abitante è passato da 4 punti sopra a 8 punti sotto la media europea. Come dire: in Europa eravamo tra i più ricchi, ora siamo tra i più poveri. Non a caso nel 2007 l’Italia ha continuato la sua corsa sul piano inclinato verso la povertà. Il risultato è che oggi la situazione è insostenibile. Il Paese, che pure sopperisce con il patrimonio accumulato nel passato alla riduzione del reddito, ha bisogno di misure drastiche a favore della crescita.

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