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Come si cambia per non morire 18 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Referendum riforma costituzionale

La devolution non è in vigore

La nuova costituzione è un cammino lungo e tortuoso cambiano 53 punti

La devolution è uno dei punti

Molti attengono all’assetto organizzativo e istituzionale dello Stato

Il Federalismo è anche Carlo Cattaneo

Oggi bisogna riflettere se sono opportune le competenze esclusive

La sfida è unire le diversità territoriali

All’ interno di queste differenze ci sono i servizi fondamentali: sanità, istruzione, sicurezza (ad esempio già oggi la sanità porta la gente dove funziona meglio, quali sono le regole) con le scelte relative alla competizione e privatizzazione

Livelli minimi dei servizi, fissare i criteri

E’ determinante la qualità delle amministrazioni

La tematica è anche quella del federalismo fiscale

La devolution può costare diverse decine di miliardi di euro se la riforma è nella storia della PA italiana: moltiplicare e non sottrarre organismi, incarichi e uffici. Questo è un banco enorme di prova per la politica.

L’organizzazione non può procedere per legge, alla Weber

Considerazioni… 17 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Generale.
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Ma oggi si esce dall’Europa?

L’economia che si legge 16 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Ma le corporations non sono solo private e pubbliche, ma anche elettive. C’è un problema ancora più serio: quello del trattamento economico dei titolari di funzioni pubbliche elettive, facenti parte di organi costituzionali dotati di potere di auto-organizzazione interna costituzionalmente garantito (Camera dei Deputati, Senato della Repubblica). Non si discute soltanto dell’indennità parlamentare, di quella di funzione, di voci aggiuntive riconosciute a vario titolo. Si dovrebbe discutere, ad esempio, del perché Camera e Senato acquistino o affittino un numero crescente di immobili nel centro storico di Roma da destinare alle esigenze dei parlamentari. Naturalmente, i locali devono essere sempre adeguati al prestigio dell’Istituzione di cui si fa parte. Si dovrebbe discutere dei trattamenti di missione dei parlamentari. Naturalmente, sempre per ragioni di prestigio, devono alloggiare in alberghi di lusso e frequentare i migliori ristoranti. Si dovrebbe discutere del trattamento pensionistico dei parlamentari. Si dovrebbe discutere dell’irrazionalità del fatto che quando un politico lascia una assemblea elettiva, magari dopo mezza legislatura, magari perché eletto in altra assemblea elettiva, gli debba comunque essere corrisposta una liquidazione (generosa) commisurata ai mandati espletati nell’Istituzione rappresentativa che lascia. Chi paga? Gli oneri sono a carico della fiscalità generale; tradotto: pagano tutti i contribuenti. Tanto spreco diventa più stridente se si considera che il ruolo del Parlamento è sempre più svilito, perché le leggi elettorali vigenti subordinano le assemblee elettive al Governo, cui viene garantita una maggioranza numerica, e perché i singoli parlamentari non sono effettivamente scelti dagli elettori ma designati dai vertici dei partiti. Forse l’opulenza ed il denaro servono ad addormentare le coscienze di parlamentari che, altrimenti, potrebbero soffrire una condizione che risolve il loro ruolo nello schiacciare il pulsante giusto in occasione delle votazioni?

L’economia per la lettura 15 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Nel 1973 l’economista canadese, poi cittadino degli Stati Uniti, John Kenneth Galbraith (1908-2006) dedicò una delle sue tante opere divulgative, apprezzate dal pubblico, all’argomento “Economics and The Public Purpose” (traduzione italiana “L’economia e l’interesse pubblico”, Mondadori, 1974). Galbraith spiegava allora al vasto pubblico come funzionano le grandi imprese, le “corporations”, nei Paesi ad economia capitalistica. La proprietà (gli azionisti) conta ben poco, tanto più se facciamo riferimento alla pluralità dei piccoli azionisti. Il potere reale è esercitato dalla “tecnostruttura”. Così definita dallo stesso Galbraith: «Con l’andare del tempo, l’intelligenza che finisce per guidare l’azienda imprenditoriale non è più un individuo singolo ma un complesso di scienziati, di ingegneri e di tecnici; di esperti in vendite, pubblicità e marketing; di tecnici delle relazioni pubbliche, di lobbisti, di avvocati e di uomini che conoscono bene la burocrazia statale e sanno come manipolarla; nonché di coordinatori, amministratori e dirigenti. E’ la cosiddetta tecnostruttura. E’ la tecnostruttura che ha il potere …» (op. cit., pag. 104). Questa analisi, ripeto, è contenuta in un’opera divulgativa risalente a trentacinque anni fa, anche se tuttora attualissima. Nelle grandi corporations (quelle che noi definiamo “multinazionali”) i dirigenti, cioè gli effettivi detentori del potere, accordano a sé stessi trattamenti economici (inclusi benefits di varia natura) di cui il cittadino comune nemmeno riesce più a comprendere l’entità (perché, oltre un certo importo, si fa fatica a stare dietro agli zeri). Lo stesso avviene in Italia in aziende che non sono veramente private, perché prima facevano parte del settore pubblico e ora non si sa bene quale natura abbiano, dopo avventurosi processi di privatizzazione che non hanno impedito e non impediscono continui interscambi di favori con i titolari del potere politico. Vogliono i populisti negare adeguati trattamenti economici ai top-manager del settore bancario e finanziario? Già ma quei trattamenti economici sono pagati attingendo al risparmio dei cittadini, quel risparmio che la Repubblica dovrebbe “incoraggiare e tutelare” (articolo 47 della Costituzione) e che un economista liberale come Luigi Einaudi considerava cosa quasi sacra (infatti, un tempo, “risparmiatore” era sinonimo di virtuoso). Vogliono i populisti negare adeguati trattamenti economici agli amministratori delegati ed ai top manager di aziende come l’Alitalia, o le Ferrovie dello Stato, o la Telecom? Già ma quei trattamenti, incluse le liquidazioni finali, sono corrisposti a prescindere dai risultati. O meglio, forse sono riferiti a “risultati”, che però non corrispondono mai a quanto i cittadini si aspetterebbero: una gestione efficiente, a servizio degli utenti. Vogliono i populisti negare adeguati trattamenti economici ai giornalisti anziani che parlano di contratti liberamente sottoscritti dagli azionisti? Ogni tanto bisognerebbe pure ricordarsi della curiosa situazione proprietaria di tutti i quotidiani, che percepiscono non trascurabili dotazione annue di fondi pubblici a sostegno dell’editoria.

Domande di contratto e legalità 13 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Non ci sono limiti nella ricerca di informazioni da inserire nel contratto?

Ci sono limiti di tempo, costo e conoscenza, quindi il contratto è asimettrico: per chi?

Non avendo limiti è possibile valutare tutte le informazioni e progettare tutte le alternative possibili?

Non è possibile possedere tutte le alternative possibili, ma solo un numero limitato?

Il contratto rappresenta le informazioni ottimali?

Il contratto non rappresenta l’informazione ottimale ma quelle soddisfacenti, legate alla sua capacità di soluzione dei problemi e all’asimmetria informativa tra le parti?

[continua]

La legalità non prende quota 12 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Dentro le ragioni dello scambio ad esempio tempo – denaro vive il contratto e vive con ampie forme di presunta legalità. Che cosa è il contratto? Il contratto nella nostra società rappresenta il massimo della mediazione razionale possibile tra le parti. Ma ad esempio Coniughiamo legalità con le competenze e le professionalità trimestrali, i prodotti finanziari spazzatura, le cause farmaceutiche che vendono prodotti dubbi per la salute, il lavoro sommerso. In economia c’è necessità di una quota di legalità e non di legalità per tutti? [continua]

Legalità 11 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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E’ solo nel mondo della finanza che si generano illegalità?

 

Anche quando guardiamo al lavoro protetto ci sono ampie zone grigie opache, poco chiare. I ritardi con i quali vengono sanciti i diritti, i doveri, le garanzie – firmato il contratto – determinano una riflessione sul senso, simbolo e significato della legalità. [continua]

Legalità 10 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Pervenire a un accettabile livello di legalità in campo economico è certamente obiettivo  ambizioso. A renderci avvertiti del percorso sono ad esempio i casi Enron, Worldcom o, in Italia, Parmalat. Giungono a conoscenza delle opinioni pubbliche e delle istituzioni di controllo, sempre troppo tardi per rimediare ai danni gravi e pervasivi che hanno prodotto. Cercar di reagire solo ai grandi crac, per risolvere il problema, serve a poco. [continua]

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