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Niuri…..niuri com’ ‘u cravoni 9 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Tanta attenzione al domani, al futuro ed ecco che le categorie dello sviluppo, della ricchezza, della crescita vengono coniugate con modalità neutre, valide per tutti. Dal manager della grande banca o dell’impresa che prende di buonuscita 18 milioni di euro dopo 5 anni di presenza e il nativo di Aquara che per comprarsi la casa di proprietà racconta qual è stata la sua vita. Certo, chi nasce povero non può morire ricco e poi c’è sempre la provvidenza di manzoniana memoria, dirà qualcuno, eppure persiste la volontà di cambiamento, di pensare che puoi modificare la tua vita, garantire un domani meno tosto al tuo simile. E’ una idea strana, visti i tempi, ma condivisa che conserva tutto il suo fascino e possibilità di realizzazione.

Si parte da Aquara e dal bel libro di Lucido Andreola dal titolo Aquaresima. Il volume, in mio possesso grazie ad Antonio Peduto, edito dalla Banca di Credito Cooperativo di Aquara, racconta la storia, attraverso testimonianze, dei cittadini di Aquara. Storia piena di ricerca e informazioni, con una robusta elaborazione che traspare dai racconti, dalla cronologia e sapiente regia dell’autore. Una storia di emigrazione e lavoro duro ma anche di riflessioni utili per comprendere quello che è il nostro presente. Una storia che può sembra strana ma in realtà è una storia di massimo 80 anni or sono. Ottant’anni è il ciclo di vita dell’oggi, è età attuale, è ciclo di vita pieno di storia. Solo per brevità riporto alcuni stralci delle storie, oggi e nei prossimi giorni, ma è un volume da leggere tutto, anche perché si fa leggere e non scivola via.

 

Unu – niuri…..niuri com’ ‘u cravoni di Valentino Marino

 

Sono partito nel gennaio del 1960…diretto in Belgio a lavorare in una miniera di carbone. Ppi ghi a fatià a miniera avìvi essi singeru. …..Quando sono partito, costretto dalla miseria e incoraggiato dal fare alcune migliurìe, ero già sposato e avevo quattro figli…….Quando risalivamo in superficie eravamo nìuri, ma talmente nìuri, che a stento riuscivamo a vedere gli occhi di chi avevamo di fronte……….Ripeto che ho avuto una vita fatta di sacrifici ma anche di tante soddisfazioni, però non mi sento di augurare a nessuno quello che ho passato io.

Morta una legge ecco l’altra, siamo in democrazia 8 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Morire e sparare, sparare e morire e gli eletti fanno leggi, producono norme, perchè sono pagati gli eletti per approvare leggi, senza mai verificare, anche nei settori delicati qual’è la concreta realtà, la vita, i comportamenti esistenti e dunque una nuova legge serve, è utile? Lasciamo sullo fondo per chi e cosa, ma è utile pensare che l’atto concreto di un governo di centro destra o sinistra è una o tante leggi. La legge è cultura? La legge è consolidare il potere esistente? La legge è la prova di forza di un gruppo? E poi l’attuazione di quella legge che tempi prevede, sarà completata? Quanto costa produrre tutte queste leggi? Tante, troppe domande, fuori piove in questa domenica di giugno, gli europei sono inziati e domani gioca la nazionale con un centrocampo di tutto rispetto, visto l’impiego di ottimi giocatori giallorossi. Ma la legislazione che durerà cinque anni cosa produce: leggi? Tutto per settore e quindi la scuola che riguarda tutti, la giustizia che riguarda tutti e posso continuare, come si riformano questi settori vitali per la nostra esistenza? La risposta è: con le commissioni parlamentari, composte in massima parte da deputati e qualche esperto di prossimità e poi con una legge. Ma quelli che votano, quelli che ci lavorano nella scuola, quelli che studiano dove sono, cosa decidono. Decidono solo quelli che la finanziano. Siamo in democrazia, dicono che governano con il consenso ma di chi, per cosa.

C’era una volta la talpa 7 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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I numeri dicono concentrazione. Concentrazione spesso si articola nella compra – vendita di azienda, fusioni e dunque di valutazione delle aziende. Come si valuta l’azienda, ad esempio una banca. Aumentano o diminuiscono i prezzi dei beni offerti al cliente? I controlli sono svolti da controllori che sono controllati? Quante domande ma, vedete in Italia la categoria economica della concentrazione viene declinata con maggiore frequenza negli ultimi dieci anni. Se possibile qualche riflessione nel merito della vicenda è importante. Continuando, come seleziona l’impresa privata il proprio management? Quali sono i metodi i criteri? Certo per il pubblico le critiche si sprecano e non è detto che sia così per il privato ma discutiamone in un decennio pieno di concentrazioni quali e perché sono i manager che restano e quelli che vanno via e dove. Concentrazione significa ridurre i costi, eliminare duplicazione dalla base al vertice della mitica piramide: è così nel settore privato? Ad esempio il fenomeno della corruzione tanto richiamato nel settore pubblico è anche del settore privato. Inutile ricordare Parmalat o tangentopoli, dove il triangolo era sempre politica, istituzioni e imprese pubbliche e private ma penso ad oggi e ad esempio al silenzio della denuncia del fenomeno che forse non esiste più?, E’ stato eliminato? In tema di categorie del con – com: concentrazione, concertazione, comunicazione, condivisione…… possiamo parlarne oppure si è di disturbo? Se vale l’ultima scusate e ricordo il ben scavato vecchia talpa per dire che non declinare queste categorie di pensiero è grave, pericoloso.

Silenzio si stampa 6 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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L’Eurogruppo è l’insieme dei ministri dell’economia e delle finanze degli Stati membri dell’Unione Europea che hanno adottato l’euro come moneta. L’attuale presidente dell’Eurogruppo è Jean-Claude Juncker, uomo politico cristiano-sociale, che è al governo in Lussemburgo. Il presidente nell’ultima riunione dell’Eurogruppo affermava: «Quando i redditi dei cittadini sono falcidiati dall’inflazione servono strumenti finanziari contro eccessi eticamente inaccettabili». Juncker parla del trattamento economico dei manager. Ci si aspetterebbe, da parte del commentatore italiano, apprezzamento del giudizio espresso dal presidente dell’Eurogruppo, invece di tanta stampa morirò, ma il silenzio è tutto.

Aumenta, aumenta 5 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Lo sanno tutti: aumenta il prezzo del petrolio e, conseguentemente, quello dei combustibili e dell’energia. E’ vero? Come molti italiani, un mio amico detentore di partita Iva, ha ricevuto una lettera dell’Enel, con la quale si offre di “bloccare subito il prezzo dell’elettricità, per due anni”, in modo che non si debba più “preoccuparsi dei continui aumenti del prezzo del petrolio”. Forse un qualche garante dovrebbe provare ad occuparsi di questa straordinaria offerta commerciale. Facciamo due conti, facilissimi. Nel 2000 il valore di 1 dollaro era di 1,2 euro, ed un barile di petrolio costava 60 dollari. Erano 72 euro a barile. Oggi 1 dollaro vale 0,62 euro, mentre il prezzo del petrolio è cresciuto a 115 dollari. In euro fanno 71,3 a barile. Detto in parole diverse: dal 2000 ad oggi il prezzo del petrolio, calcolato in dollari, è molto cresciuto, ma contemporaneamente, è cresciuto il valore dell’euro, al punto che, in euro, un barile costa oggi meno di otto anni fa. Dato che uso gli euro come, come si fa a dirmi: paga di più perché il petrolio costa di più? E’ evidente che sono altre le cause degli aumenti. E non basta, perché Enel mi suggerisce: impegnati ora a pagare per due anni lo stesso sproposito che paghi oggi, essendo il cittadino più elettricamente tartassato d’Europa, ma se dovesse crescere il prezzo del “dispacciamento, del trasporto o della commercializzazione dell’energia, noi ti faremo pagare di più, mentre se dovesse decrescere non è previsto nulla, quindi paghi come se niente fosse. Il vocabolo “concorrenza” popola solo i discorsi della domenica sui quotidiani economici specializzati con pagine e pagine? Si passa dal monopolio all’oligopolio, con accordi di cartello, saltando gli utenti, i lavoratori. Le nostre bollette sono più salate e la colpa è ufficialmente attribuita al petrolio. Quando l’Istat ribadisce che c’impoveriamo, ricordiamoci di lettere e calcoli come questi, tanto per sapere quali sono le cause e com’è che oligopolisti e monopolisti si arricchiscono

Emergenza, emergenza 4 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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“Emergenza economica e sociale”. Se anche il Governo, commenta così il rapporto annuale dell’Istat sulla salute dell’Italia, significa che al di là delle varie emergenze la vera malattia nazionale è la mancata crescita economica. Certo, colpisce di più il dato – comunque allarmante – relativo ai redditi, secondo cui il 15% degli italiani non riesce ad arrivare a fine mese, mentre una famiglia su tre non è in grado di affrontare spese impreviste e la metà vive con meno di 1900 euro al mese. D’altra parte, a dare l’idea della gravità della situazione è la statistica relativa ai settori produttivi, che ci dice come, negli ultimi dieci anni, a parità di ore lavorate, il rendimento di quei settori è cresciuto solo del 4,7% contro il 18% medio della Ue a 15. Ciò significa che siamo cresciuti meno di un terzo rispetto ai nostri competitori del Vecchio Continente. E l’Istat specifica anche quali fattori contribuiscono maggiormente al declino: la prevalenza sia di produzioni labour intensive, sia di comportamenti di impresa volti a perseguire obiettivi di redditività piuttosto che di produttività, obiettivi di breve periodo. E’, insomma, la diagnosi che in questi anni la classe dirigente ha ascoltato ma non fatto propria: quella di un tessuto produttivo minimo e scarse capacità organizzative e manageriali diffuse. Responsabili dell’organizzazione d’impresa fermi/e a paradigmi produttivi decotti: costo del lavoro decisivo, piccolissima dimensione, bassa o bassissima intensità di capitale e di know how, mancato utilizzo dell’innovazione di processo e di prodotto. Imprese che hanno scelto di arroccarsi su posizioni antiche, magari investendo in immobili o speculando sui derivati. Il risultato di questa asfittica dinamica industriale è, come ha certificato ieri l’Istat, quello di aver causato un “grave quanto unico impoverimento dell’Italia rispetto ai suoi partner comunitari”. Con la conseguenza che tra il 2000 e il 2006 il reddito per abitante è passato da 4 punti sopra a 8 punti sotto la media europea. Come dire: in Europa eravamo tra i più ricchi, ora siamo tra i più poveri. Non a caso nel 2007 l’Italia ha continuato la sua corsa sul piano inclinato verso la povertà. Il risultato è che oggi la situazione è insostenibile. Il Paese, che pure sopperisce con il patrimonio accumulato nel passato alla riduzione del reddito, ha bisogno di misure drastiche a favore della crescita.

Complimenti 3 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Sono arrivati i dati sui consumi, sul crollo dei consumi, degli italiani. I dati di Confcommercio mostrano infatti quello che in molti temevano, e cioè che la frenata è arrivata. Redditi e stipendi insufficienti non sono più in grado di sostenere la domanda, e così nel mese di marzo si è registrata la più grave crisi dal 2005 ad oggi, con una contrazione anno su anno dell’1,7%, che colpisce particolarmente l’acquisto di beni (-3,4%) e configura un vero trend di stagnazione. I dati sulle esportazioni dei primi due mesi del 2008 segnano una crescita verso i paesi Ue dimezzata rispetto allo scorso anno (6,7% contro il 15,3% dello stesso periodo 2007). A conferma di un trend poco confortante: la nostra quota parte mondiale è scesa dal 4,7% del 1996 al 3,4% del 2006, passando dal sesto all’ottavo posto nella graduatoria internazionale. E il recupero nel 2007 ci ha portato solo al 3,6%. C’è il dato sulla mortalità delle imprese, il peggiore dal 2000: nel terzo trimestre 2007 ben l’1,12% degli imprenditori italiani hanno chiuso i battenti. Insomma, i nodi vengono al pettine, e proprio nel momento in cui la congiuntura internazionale non volge al sereno, l’Italia ancora una volta non propone cambiamenti strutturali, ma ritocchi da impresario. Complimenti!!!!!

Per gradire 2 giugno 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Gli indicatori congiunturali di Napoli e provincia relativi al 2007 presentano, un quadro poco confortante. Le imprese aumentano le esportazioni, ma non gli investimenti. Le esportazioni sono cresciute nello scorso anno del 5 per cento, confermando il buon andamento già emerso nel 2006, anche se la loro crescita è stata inferiore di circa due punti a quella del commercio mondiale. (continua…)

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