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Iberia y British Airways se fusionarán en meses para crear la tercera aereolínea mundial 31 luglio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Las compañías negocian la operación mendiante un intercambio de acciones. El presidente de la compañía española, Fernando Conte, dice que la operación se efectuará “en los próximos meses”. Las acciones de la compañía española suben un 20,73% tras el anuncio y las de la británica, hasta el 7,78%. Es la segunda operación más importante del sector tras la de Air France y KLM.

Con la inflacion en la maleta 30 luglio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Benidorm no se ha movido. El reino del sol y playa español sigue estando a 474 kilómetros de Madrid. Pero llegar sale cada vez más caro. La gasolina que traga el coche camino de la costa cuesta un 16,5% más que hace un año, y un 34,7% si es gasóleo. La subida de precios general (no sólo golpea llenando el depósito) y la crisis económica ya han hecho mella y los hoteles de Benidorm acogerán un 15% menos de clientes este año. Ante esta situación, la cadena hotelera Magic Costa Blanca ha lanzado una curiosa oferta: cuando sus huéspedes acaban sus vacaciones de al menos siete días, el hotel les entrega 200 euros para pagar el déposito del coche y llenar la nevera a la vuelta. Los economistas lo tienen claro. Este agosto la inflación se va de vacaciones con todos los españoles. Si las previsiones de la Fundación de las Cajas de Ahorros (Funcas) se cumplen, los precios aumentarán este mes un 5,7% interanual, una tasa inédita en España desde 1992. Entonces el pico de IPC alcanzó el 6,5%. Algunos hoteleros de Benidorm recuerdan de aquella otra crisis cómo familias enteras pasaban sus vacaciones sin gastar ni una peseta más que la factura del hotel, con pensión completa, claro. Horas y horas en la playa, una vuelta por el paseo marítimo, en los escaparates se mira pero no se toca… ni una peseta. Hoy que las cosas vienen otra vez mal dadas, el turista volverá a apretarse el bañador.

Rifiuti 29 luglio 2008

Posted by iasiellik in Generale.
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Rifiuti. Stimolato dagli amici, che chiedono notizie sulla storia dei rifiuti e sulla consistenza delle azioni di Governo, mi ritrovo a parlare di rifiuti, attraverso questo collage di notizie, il cui filo conduttore è: ‘a munnezza.

Per capire fino in fondo che cosa raccontano le immagini che scorrono per televisione e si vedono sui giornali si dovrebbe essere passati almeno una volta per Napoli e provincia negli ultimi mesi.

Gli occhi non bastano per comprendere la cronaca di quei giorni. La vita della città metropolitana è stata segnata dal fetore. Per le strade delle periferie del degrado, come lungo le strade dello shopping o quelle che si affacciano sul mare, una scia ci segue.

Ed il fetore è uguale in tutti i luoghi: sia i luoghi simbolo del rinascimento napoletano sia nei luoghi simbolo del degrado metropolitano.

A dire il vero, rispetto ai bollettini di guerra che raccontano di incendi, di proteste, di blocchi stradali, dalle parti mie le cose erano un po’ diverse. I cumuli enormi, maleodoranti restavano in vista per qualche giorno, il tempo di qualche foto di rito; notte tempo venivano rimossi e trasportati nei siti di stoccaggio. In sostanza i cumuli di immondizia in Piazza Plebiscito e dintorni non se ne sono visti, a parte l’enorme cumulo di Rampe Piaggeria, su cui tornerò in seguito.

(continua…)

Una extraña historia 28 luglio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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La gestione del personale degli enti locali. La gestione è da sempre, quella di appartenenza alla politica con qualche premio alle persone capaci, con professionalità che devono resistere alle tensioni e tentazioni dell’ambiente interno, la gestione premia l’appartenenza non la professionalità. Da alcuni giorni sento e leggo che devono esserci necessari cambiamenti, innovazioni, nella gestione e controllo del personale. A tale proposito, vorrei regalare un suggerimento: l’innovazione non si compra. L’innovazione è una attitudine, un comportamento che lega quotidianità e diversità, è una sfida che nel settore dei servizi pubblici spesso è personale e piena di insidie. L’innovazione è la scelta di persone capaci che devono essere in condizione di lavorare e decidere. Non pensate che acquisite le tecnologie di fatto avete innovato. Le tecnologie e le relative procedure si comprano, si acquista il mitico software. L’innovazione non è in vendita, non esiste un luogo fisico dove è possibile acquistarla. Esiste invece un luogo immateriale della mente dove è possibile accettare la sfida dell’innovazione, mettersi in gioco nel cambiare regole e comportamenti. Ad essere espliciti innovazioni vuol dire cedere parti di potere, mettersi in una logica di cooperazione e non di individualità fatta da alleanze contingenti. L’innovazione non è chi mi garantisce, ma chi capisce e accetta la sfida. Se conosco un po’ la storia del settore pubblico, ora ci sarà la corsa all’innovazione. Ad esempio si parlerà di controllo di gestione e valutazione del personale. Se quest’è, vorrei concludere ricordandovi che l’ente locale, istituzione che rappresenta lo Stato decentrato, vive certo di una corretta gestione della spesa e delle entrate, ma al contrario delle aziende deve produrre tanta legittimazione sociale, ovvero, credibilità, garanzie collettive, spazi di crescita per gli individui. La legittimazione sociale, sono le idee messe in pratica e realizzate dall’amministrazione, è l’immateriale che si trasforma in ricchezza materiale e culturale a disposizione di tutti. Legittimazione sociale è mettersi in gioco lasciare un segno.

¿por qué no? 25 luglio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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La trasformazione sempre più impetuosa dell’esperienza sociale del lavoro frantuma le certezze di intere generazioni. In molti comparti, le ore di lavoro aumentano e sono legate ad una diversa articolazione della relazione tempo di vita tempo di lavoro, tempo di lavoro remunerazione. Nella scuola ad esempio la consuetudine consolidata di gestire progetti fuori dall’orario di lavoro, rimanendo nell’edificio scolastico ad integrazione del reddito, oppure nell’azienda privata dove il tempo di lavoro si lega alla quota di azioni che il singolo dipendente detiene e quindi alla necessità di contribuire con il tuo tempo ad una migliore performance aziendale che si traduce in una probabile integrazione del salario. Il salario non aumenta se non per effetto di integrazioni che dilatano il tempo di lavoro, il senso di appartenenza, il dovere di condividre un progetto. Il tempo di lavoro aumenta, la qualità del lavoro non è di interesse, non è nella logica permanente di valutazione che si determinana il salario, ma nella episodica e contingente legge o tecnologia del momento. Quindi dopo 5 anni di amministratore delegato nella gestione  delle telecomunicazione o della banca, la buonuscita è di 18milioni di euro e se sei un dipendente prossimo alla pensione puoi usufruire dello scivolo e c’è l’abbuono dei 5 anni. Un criterio diverso, sotto l’ombrello delle azioni, dei dividendi, delle cedole da staccare che remunerano poi in modo diverso il potere e il destino dei singoli. Ormai da tempo, (10 anni?) si lavora di più per provare ad integrare il proprio reddito. Dicevo le leggi e la tecnologia. Ecco la tecnologia, la modernizzazione, questo termine anni 60, la modernizzazione del paese, della pubblica amministrazione, che ritorna. La tecnologia è la firma digitale, la new economy, e – governament, qui citerei il buon cantautore che dice: “oggi è giorno di mercato, scendono a grappoli i poeti”. Dunque si lavora di più per integrare il reddito, si lavora senza misurare la qualità del lavoro tanto che in 5 anni solo di beautiful exit ti porti via 18 milioni di euro e se i tuoi investimenti prediligono la rendita la tassazione è al 12% . Il lavoro però è anche il progetto della chiamata ad ore se lavori nella cooperativa delle pulizie dove raggiungi scarso i 560 euro e tenere insieme altre due cosette se vuoi accedere al debito consolidato per essere consumatore di frontiera e comprare il portatile di ultima generazione è fondamentale. In questo caso puoi, vuoi lavorare di più, visto che non ti pagano il dovuto, ma pur avendo il tempo devi impiegarlo altrove perchè questo circuito non prevede ancora l’azione, la condivisione, utilizzando un parametro comune che divide. Nell’ impresa di pulizia la produttività si misura in modo diverso che nella grande impresa che gestisce telecomunicazioni o nella banca ed è categoria ancora diversa dalla scuola del progetto svolto dal dirigente scolastico e dalla stretta cerchia di collaboratori con gli altri che vanno in aula il pomeriggio per le attività di formazione e produttività è ancora categoria diversa nel pubblico impiego dove le azioni per i dipendenti non sono i bot che nessuno compra, sostituedole con le azioni, anche parmalat, per integrare il salario da dipendente pubblico. L’integrazione salariale, la difesa del salario non è più di pertinenza della scala mobile, della organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori ma è affidata alla forza del singolo e alla capacità di coprire il proprio rischio individuale comprando e vendendo azioni, producendo progetti contingenti che non modificano comportamenti, culture. Il massimo è il contrattto nazionale che non vede tutte le differenze, non le integra. Sfumature di stabilità, certezze di precarietà e assenza di lavoro. Un modello strano, per pochi, ad escludere che vuole rivolgersi all’interno. La riduzione quantitativa della fatica è un ricordo di un passato che per molti non è mai diventato presente. Lavori tanto e pochi investono per te, con te, per un futuro che ti comprende, incredibile, sembra di essere nel primo 800 e  ti spiegano che questo modello è importante perchè definito di inclusione sociale. Cosa include questo modello se lavori tanto, determini un disinvestimento esistenziale e molti possiedono solo lavori da poca roba e poco prezzo e tanti altri non lavorano? L’indebolimento del lavoro come diritto garantito a tutti; ma anche il paradosso di una vita lavorativa in cui l’aumento della precarizzazione e quello dell’impegno temporale sembrano destinati a procedere sempre più spesso di pari passo. Stiamo sottovalutando un punto-chiave: la portata dell’incertezza lavorativa e del suo reale riflesso sulla struttura e sull’equilibrio sociale, a partire dal mutato sistema di valori che si offre alle nuove generazioni. Soprattutto, è impossibile tacere su una società, su istituzioni e su strutture formative che si presentano ai giovani dichiarando che per loro si prospetta solo flessibilità e precariato, senza contemporaneamente ricordare che la struttura delle opportunità di chi lancia questi messaggi conta invece su un lavoro fisso. Dunque la soluzione è rendere sempre più precario il lavoro stabile? Partendo da quello dove le azioni, i dividendi, le cedola da staccare non esistono e quindi bisogna indicarli come non produttivi, (quale?) per poi giustificare l’assenza di integrazione salariale. Non meritano opportunità, perchè non producono, quanto e come dovrebbero, non sono regolati dalla copertura del rischio, bisogna estendere il rischio anche all’impiegato pubblico e poi regolarlo. Perchè devono avere tutti quei paracaduti, quelle forme di tutela? Rischio, produttività, assenza di tutela e di qualità, per un futuro che include tanti in una sana povertà e altrove una ricchezza malata per pochi.

Il teorema dell’impresario 23 luglio 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Torna in video e all’attenzione della stampa il teorema. I teoremi sono quelli studiati nelle nostre scuole e all’università, ad esempio il:

 

Teorema di Fermat;

Teorema di Pitagora;

Teorema di Gödel;

Teorema di Fermat – Eulero;

 

ma come dicevo non sono questi i teoremi che ritornano nel vivo dello show business. Ritorna il teorema, il teorema che impazza in questa calda estate è il teorema dell’impresario.

indice, anulare e medio 21 luglio 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Le dita della mano non sono tutte uguali, dice il vecchio contadino con la terza elementare venuta ad abitare in città. Il vecchio contadino ignorante lavorava in polizia e parlava di dovere per il servizio e dell’importanza dello Stato, guadagnava poco ma i figli sono venuti bene e da allora nulla e cambiato per il poliziotto che diventa tale perchè non c’è lavoro. Nulla e cambiato tranne che per alcuni, pochi che scendendo dalla valle al piccolo paese e poi nella città italiana e pensate d’europa. Guadagnano, sprecano e si confondono tra dito indice, anulare e medio.

G.GiOtto 16 luglio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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In Europa più di un governo s’è detto apertamente contrario alla politica dei tassi seguita dalla Banca Centrale Europea. I cittadini continuano  nel non comprendere il significato dell’ Europa, della nazione europa. Le istituzioni europee sono distanti dai cittadini. Direi che, così procedendo, non si va lontano. Il forum degli otto Paesi che si ritengono più influenti, si riunisce e partorisce auspici generici. Le emissioni inquinanti sarebbe bello si dimezzino da qui ad un futuribile 2050, ma Cina ed India fanno sapere che un simile programma non li riguarda. Si auspica l’aumento della produzione del petrolio, quale strumento per calmierare i prezzi, un rimedio per proporre il quale non occorre avere né potere né fantasia. A comprimere la speculazione dei mercati finanziari, invece, non ci provano, perché quella ha capacità di ramificazione, coinvolgimento e velocità che il G8 neanche si sogna. Al G8 partecipano, anche Paesi come la Cina, il Brasile e l’India. G8, retaggio della guerra fredda, riflesso di un mondo che non c’è più. Il nodo è: come si fa a governare, con strumenti nazionali, economie il cui aspetto finanziario è mondiale? come si fa a tenere in equilibrio, anche ambientale, un mondo in cui le ragioni della forza militare e della divisione in blocchi non possono più fermare lo sviluppo di nuovi ed enormi protagonisti?

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