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Senso unico, strada senza uscita, divieto di svolta 1 luglio 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Ci sono tre segnali che arrivano nello stesso giorno e che certificano ancora una volta, anche se non ce n’era davvero bisogno, che l’Italia è sulla via di un declino insostenibile. Da una parte, la Corte dei Conti ha sottolineato come l’Italia abbia perso l’occasione per ridurre la sua spesa pubblica nonostante il calo del conto degli interessi sul debito dovuto all’entrata nell’euro. La massima autorità contabile del Paese ha certificato che abbiamo utilizzato i 70 miliardi di euro risparmiati sugli interessi (nientemeno che 4 punti di pil) per far salire l’asticella delle uscite invece che come riduzione del debito o come volano economico (investimenti produttivi). Al contrario di quanto hanno fatto Germania e Francia, che hanno usato il risparmio sugli interessi per far scendere pesantemente anche la spesa corrente (Berlino di 3,6 punti, Parigi di 0,7). Secondo segnale, la stagnazione. La ricchezza, salirà solo dello 0,1% nel 2008, contro l’1,5% del 2007. Sul fronte consumi, poi, si prevede una vera débacle (come aveva già detto l’Istat, segnalando una contrazione del 2,3% degli acquisti delle famiglie nel mese di aprile). Male anche i redditi e i salari, completamente rosicchiati dall’inflazione che continua a galoppare (il +3,5% dei salari nominali sarà infatti totalmente sterilizzato dal +3,4% di aumento dei prezzi, a causa del boom di alimentari e combustibili), sono al palo. La tendenza è confermata dalle recenti leggi collegate alla finanziaria 2009. Terzo segnale: l’occupazione, rallenta e sul fronte della finanza pubblica sale il rapporto deficit-richhezza prodotta, e sarà sempre più difficile centrare i target imposti dalla Bce. Ovvio che non siamo interessati alla riduzione delle spese per armamanti, ovvio che non siamo interessati alla riduzione degli apparati politici e alla misurazione della loro produttività, ovvio che non siamo interessati alla lotta all’evasione, ovvio che non siamo interessati ad aumentare la tassazione per le rendite finanziarie, ovvio che non siamo interessati ad una quota di profitto reinvestita in opportunità pubbliche, ovvio che non siamo interssati agli scandali finanziari, Parmalat in testa, con le sue 85 mila famiglie bidonate dai bond. Sono invece interessati al taglio dei posti nella scuola, alla modifica del rapporto di lavoro e della natura giuridica delle università, al proliferare dei call center, alla favola del tutti impresari, al volto di circostanza per le morti sul lavoro, alla pubblicità del libero mercato che aumenta le tariffe dei servizi fondamentali al vivere civile, sono, siamo. Possiamo, dobbiamo continuare ad assistere al declino e degrado di un paese che una volta era chiamato Italia?

 

 

 

 

 

 

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