¿por qué no? 25 luglio 2008
Posted by Alfonso Marino in Economia.add a comment
La trasformazione sempre più impetuosa dell’esperienza sociale del lavoro frantuma le certezze di intere generazioni. In molti comparti, le ore di lavoro aumentano e sono legate ad una diversa articolazione della relazione tempo di vita tempo di lavoro, tempo di lavoro remunerazione. Nella scuola ad esempio la consuetudine consolidata di gestire progetti fuori dall’orario di lavoro, rimanendo nell’edificio scolastico ad integrazione del reddito, oppure nell’azienda privata dove il tempo di lavoro si lega alla quota di azioni che il singolo dipendente detiene e quindi alla necessità di contribuire con il tuo tempo ad una migliore performance aziendale che si traduce in una probabile integrazione del salario. Il salario non aumenta se non per effetto di integrazioni che dilatano il tempo di lavoro, il senso di appartenenza, il dovere di condividre un progetto. Il tempo di lavoro aumenta, la qualità del lavoro non è di interesse, non è nella logica permanente di valutazione che si determinana il salario, ma nella episodica e contingente legge o tecnologia del momento. Quindi dopo 5 anni di amministratore delegato nella gestione delle telecomunicazione o della banca, la buonuscita è di 18milioni di euro e se sei un dipendente prossimo alla pensione puoi usufruire dello scivolo e c’è l’abbuono dei 5 anni. Un criterio diverso, sotto l’ombrello delle azioni, dei dividendi, delle cedole da staccare che remunerano poi in modo diverso il potere e il destino dei singoli. Ormai da tempo, (10 anni?) si lavora di più per provare ad integrare il proprio reddito. Dicevo le leggi e la tecnologia. Ecco la tecnologia, la modernizzazione, questo termine anni 60, la modernizzazione del paese, della pubblica amministrazione, che ritorna. La tecnologia è la firma digitale, la new economy, e – governament, qui citerei il buon cantautore che dice: “oggi è giorno di mercato, scendono a grappoli i poeti”. Dunque si lavora di più per integrare il reddito, si lavora senza misurare la qualità del lavoro tanto che in 5 anni solo di beautiful exit ti porti via 18 milioni di euro e se i tuoi investimenti prediligono la rendita la tassazione è al 12% . Il lavoro però è anche il progetto della chiamata ad ore se lavori nella cooperativa delle pulizie dove raggiungi scarso i 560 euro e tenere insieme altre due cosette se vuoi accedere al debito consolidato per essere consumatore di frontiera e comprare il portatile di ultima generazione è fondamentale. In questo caso puoi, vuoi lavorare di più, visto che non ti pagano il dovuto, ma pur avendo il tempo devi impiegarlo altrove perchè questo circuito non prevede ancora l’azione, la condivisione, utilizzando un parametro comune che divide. Nell’ impresa di pulizia la produttività si misura in modo diverso che nella grande impresa che gestisce telecomunicazioni o nella banca ed è categoria ancora diversa dalla scuola del progetto svolto dal dirigente scolastico e dalla stretta cerchia di collaboratori con gli altri che vanno in aula il pomeriggio per le attività di formazione e produttività è ancora categoria diversa nel pubblico impiego dove le azioni per i dipendenti non sono i bot che nessuno compra, sostituedole con le azioni, anche parmalat, per integrare il salario da dipendente pubblico. L’integrazione salariale, la difesa del salario non è più di pertinenza della scala mobile, della organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori ma è affidata alla forza del singolo e alla capacità di coprire il proprio rischio individuale comprando e vendendo azioni, producendo progetti contingenti che non modificano comportamenti, culture. Il massimo è il contrattto nazionale che non vede tutte le differenze, non le integra. Sfumature di stabilità, certezze di precarietà e assenza di lavoro. Un modello strano, per pochi, ad escludere che vuole rivolgersi all’interno. La riduzione quantitativa della fatica è un ricordo di un passato che per molti non è mai diventato presente. Lavori tanto e pochi investono per te, con te, per un futuro che ti comprende, incredibile, sembra di essere nel primo 800 e ti spiegano che questo modello è importante perchè definito di inclusione sociale. Cosa include questo modello se lavori tanto, determini un disinvestimento esistenziale e molti possiedono solo lavori da poca roba e poco prezzo e tanti altri non lavorano? L’indebolimento del lavoro come diritto garantito a tutti; ma anche il paradosso di una vita lavorativa in cui l’aumento della precarizzazione e quello dell’impegno temporale sembrano destinati a procedere sempre più spesso di pari passo. Stiamo sottovalutando un punto-chiave: la portata dell’incertezza lavorativa e del suo reale riflesso sulla struttura e sull’equilibrio sociale, a partire dal mutato sistema di valori che si offre alle nuove generazioni. Soprattutto, è impossibile tacere su una società, su istituzioni e su strutture formative che si presentano ai giovani dichiarando che per loro si prospetta solo flessibilità e precariato, senza contemporaneamente ricordare che la struttura delle opportunità di chi lancia questi messaggi conta invece su un lavoro fisso. Dunque la soluzione è rendere sempre più precario il lavoro stabile? Partendo da quello dove le azioni, i dividendi, le cedola da staccare non esistono e quindi bisogna indicarli come non produttivi, (quale?) per poi giustificare l’assenza di integrazione salariale. Non meritano opportunità, perchè non producono, quanto e come dovrebbero, non sono regolati dalla copertura del rischio, bisogna estendere il rischio anche all’impiegato pubblico e poi regolarlo. Perchè devono avere tutti quei paracaduti, quelle forme di tutela? Rischio, produttività, assenza di tutela e di qualità, per un futuro che include tanti in una sana povertà e altrove una ricchezza malata per pochi.