Rifiuti 29 luglio 2008
Posted by iasiellik in Generale.trackback
Rifiuti. Stimolato dagli amici, che chiedono notizie sulla storia dei rifiuti e sulla consistenza delle azioni di Governo, mi ritrovo a parlare di rifiuti, attraverso questo collage di notizie, il cui filo conduttore è: ‘a munnezza.
Per capire fino in fondo che cosa raccontano le immagini che scorrono per televisione e si vedono sui giornali si dovrebbe essere passati almeno una volta per Napoli e provincia negli ultimi mesi.
Gli occhi non bastano per comprendere la cronaca di quei giorni. La vita della città metropolitana è stata segnata dal fetore. Per le strade delle periferie del degrado, come lungo le strade dello shopping o quelle che si affacciano sul mare, una scia ci segue.
Ed il fetore è uguale in tutti i luoghi: sia i luoghi simbolo del rinascimento napoletano sia nei luoghi simbolo del degrado metropolitano.
A dire il vero, rispetto ai bollettini di guerra che raccontano di incendi, di proteste, di blocchi stradali, dalle parti mie le cose erano un po’ diverse. I cumuli enormi, maleodoranti restavano in vista per qualche giorno, il tempo di qualche foto di rito; notte tempo venivano rimossi e trasportati nei siti di stoccaggio. In sostanza i cumuli di immondizia in Piazza Plebiscito e dintorni non se ne sono visti, a parte l’enorme cumulo di Rampe Piaggeria, su cui tornerò in seguito.
Troppi luoghi comuni hanno condizionato l’opinione pubblica, screditando sempre di più le amministrazioni coinvolte: il Comune, tramite l’ASIA, che con le sue oltre 2.000 maestranze, e circa 500 dipendenti delle ditte appaltatrici, circa 720 automezzi propri, ed altri dei convenzionati, non riuscono a pulire le strade; la Provincia, impantanata in vaghi programmi di gestione del ciclo integrato di rifiuti; la Regione, a gestire fondi e strutture in continuo pressing della Magistratura, della Guardia di Finanza, dello Stato.
Stranamente, l’opinione pubblica non è attratta dal Commissariato Straordinario. Diversi motivi di ordine politico e mediatico hanno sempre nascosto il ruolo del Commissariato, e la sua diretta dipendenza dagli Organi di Governo.
La cronaca di quei giorni racconta di tante rivolte contro le discariche, ma poche contro i rifiuti per strada: ed ecco la popolazione inferocita contro le forze dell’ordine, che alza barricate, incendia autobus e cassonetti … Giugliano, Serre, Villaricca, Pianura, Chiaiano, per citare quelle più grosse; ancora Manifattura Tabacchi, Terzigno.
Nel frattempo grazie all’apertura exnovo e riapertura delle discariche in Campania, in cui è stato possibile sversare buona parte delle montagne di rifiuti di Napoli e provincia, gli accordi con le altre Regioni e con la Germania per il conferimento delle rimanenti tonnellate di rifiuti non ancora raccolte ed abbandonate per strada, la situazione è cambiata: si è tornati alla norma, con piccoli cumuli di “sacchetti” in ogni angolo, a volte schiacciati dalle auto forzatamente in sosta selvaggia. Napoli è tornata alla sua sporca normalità, dimostrando che i problemi della raccolta dei rifiuti è qualcosa di antico, forse legato ad una cultura egoista e negligente del partenopeo, più attento ai propri interessi immediati, che al bene comune: quello che è di tutti, non è mio e non mi interessa.
Un editto governativo cambierà lo scenario: Napoli città modello di pulizia, a furia di 7 frustate!
Mi chiedo come è possibile strumentalizzare fatti oggettivi, per scopi elettorali: la politica della munnezza durerà il tempo di un riciclo politico intergrato.
Lascio perdere e torno ai fatti.
”Diamo per finita l’emergenza acuta. Rimaniamo in situazione di emergenza ma senza rifiuti in strade e piazze. L’emergenza dunque continua. Finirà quando saranno in funzione i 4 termovalorizzatori della Campania, quindi entro tre anni a partire da oggi”.
La notizia è quella attesa da mesi, da anni. Ed è il Presidente del Consiglio a comunicarla.
Finisce così la crisi più lunga della città di Napoli, dai tempi della peste bubbonica del seicento. Per Berlusconi è possibile che gli anni necessari per uscire totalmente dall’emergenza siano “anche solo due, adottando un metodo di lavoro su più turni e lavorando il sabato e la domenica“.
Mmh … Qualcosa non mi quadra. Questa strana classificazione dell’emergenza, in acuta e normale, rappresenta un modo stravagante di esporre il problema, dando una lettura politico-mediatica di una vicenda veramente triste, un capitolo che ha segnato l’immagine della città di Napoli, della Provincia e di tutta la Regione Campania. La distinzione tra acuta e normale mi sa tanto di malattia, di patologia non cronica, ma curabile attraverso la somministrazione di dosi abbondanti di comunicati stampa, di dichiarazioni roboanti, etc. La terapia d’urto messa in atto dal Sottosegretario di Stato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, al costo di misure ancora più straordinarie delle precedenti, ha avuto l’effetto desiderato di sgombrare le strade dai rifiuti.
Le azioni, su cui si sono concentrate le risorse a disposizione, hanno consentito l’apertura delle discariche e dei siti di trasferenza, già da tempo pianificate, e quindi il conferimento da parte degli autocarri delle decine di migliaia di tonnellate di rifiuti; nello stesso tempo hanno consentito il rinnovo degli accordi con la Germania e la stipula di nuove convenzioni con alcune Regioni per il trasferimento dei rifiuti campani.
Ritorno sul tema, ma è evidente che l’attuale Governo ha portato a casa un successo, a portata di mano per gli altri Governi, che invece si sono persi dietro a discussioni “rabbiose” sulle scelte dei siti, sui problemi burocratici e su “distrazioni” nei controlli verso i fornitori impegnati nel Ciclo Integrato dei Rifiuti.
Bisogna dare atto che la città ha cambiato volto rispetto agli ultimi mesi. Sotto la guida del sottosegretario Guido Bertolaso, la situazione di crisi ha invertito la tendenza.
I tempi sono lunghi, e lo stesso decreto 90/2008, varato dal Governo, prevede la realizzazione e la messa a regime dei inceneritori / termovalorizzatori per completare il ciclo dei rifiuti. Nel frattempo, però, sono entrate in funzione a pieno due discariche, quella di Savignano Irpino e quella di Sant’Arcangelo Trimonte, e questo ha contribuito in maniera determinante a smaltire le giacenze di spazzatura che riempivano le strade di Napoli e soprattutto dell’hinterland.
Oltre ai due impianti di Irpinia e Sannio, sta lavorando — anche se parzialmente — la discarica di Ferrandelle, e gli impianti di tritovagliatura (gli ex cdr) di Santa Maria Capua Vetere, Giugliano, Caivano e Casalduni. Restano fermi (per intoppi legati al trasferimento degli impianti sotto la gestione delle Province) gli ex cdr di Tufino, Pianodardine e Battipaglia.
I treni per la Germania hanno poi trasferito diverse migliaia di tonnellate nei giorni scorsi, e altre migliaia di tonnellate sono state smaltite in cave gestite da privati in regioni del sud, sulle quali viene però mantenuto uno stretto riserbo.
La complessità di gestione delle discariche, il rimedio più a portata di mano, apre la discussione sulla ricerca di soluzioni alternativa.
Inceneritori, Termovalorizzatori, Gassificatori, Dissociatori molecolari sono le tecnologie che riempiono le discussioni a tutti i livelli sociali. Dai convegni internazionali alle discussioni da bar, un popolo di esperti di ciclo integrato e dei rischi e benefici dell’uno o dell’altra tecnologia.
Ma l’alternativa vera, anche questa a portata di mano, è la raccolta differenziata.
L’idea è di promuovere politiche di riduzione del consumo dei rifiuti, incentivando stili di vita intelligenti (ad esempio vuoto a rendere dei contenitori per acqua e alimenti); di ridurre al minimo possibile il numero di impianti di trasformazione, incentivando, al contempo, fortemente la raccolta differenziata di tutti i rifiuti domestici (plastiche, vetro, alluminio, organico, carta-cartoni-stracci, legno, metalli, farmaci scaduti, pile esaurite, oli da cucina esausti, ecc.) ed industriali.
I Comuni in Campania stanno proponendo il sistema della raccolta differenziata. A tal proposito, accanto all’installazione di nuovi contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti in tutti i Comuni campani, è partita una campagna informativa verso la cittadinanza, che ha lo scopo di sensibilizzare i cittadini al problema dei rifiuti ed alla loro differenziazione.
La raccolta differenziata stenta a partire, per la complessità dei processi di raccolta e smaltimento. Superati i problemi logistici del “porta a porta”, il problema del conferimento ai siti di destinazione è irrisolvibile, se i siti non ci sono.
Per esempio il Compost in Campania: dei tre impianti di compostaggio: Polla (Napoli), Caivano (Napoli) e Teora (Avellino), solo quello di Teora è operativo e lavora circa sei tonnellate di rifiuti l’anno a fronte di una “domanda” di scomposizione di circa 400mila tonnellate di rifiuto multi-materiale da scomporre. Gli altri due impianti di Polla e Caivano sono attualmente adibiti a stoccaggio provvisorio della frazione organica (fonte fareverde).
Così per avviare l’umido al riciclo, è necessario rinnovare la convenzione con la Regione Sicilia ed inviare per 200,00 € / tonnellata (anzinchè 50,00 €/t) i rifiuti allo stabilimento di Ofelia (CT); ciò in attesa degli impianti da attivare in Campania.
Nel rapporto rifiuti APAT 2006 si indica che la Campania ha impianti di compostaggio per una capacità di 271.000 tonnellate / anno, mentre tratta in tali impianti solo 150.000 tonnellate di rifiuti organici.
In esso sono indicati 9 impianti di compostaggio: Teora, Avellino, Trentola Ducenta, Castelvolturno, Orta di Atella, Villa Literno, Pomigliano, Caivano, Polla.
Dal piano dei rifiuti aggiornato al 2007, gli impianti di compostaggio realizzati o in fase di realizzazione sono: Molinara 6000 tonnellate / anno (sequestrato), Pomigliano d’Arco 6000 t/a (fermo in fase di ampliamento), Polla 6000 t/a (fermo presenza Fos), Caivano 6000 t/a (fermo presenza Fos), S. Tammaro 30.000 t/a (in esecuzione), Pomigliano d’Arco 25.000 t/a (in ampliamento dicembre 2008), Napoli 24.000 t/a (in esecuzione con bonifica area dicembre 2008), Teora da ampliare (ora fermo) entro settembre 2008, 19.000 tonnellate / anno.
L’impianto di Castelvolturno è ora una discarica (decisione del Commissariato) e quello di Trentola è oggetto di indagine giudiziaria perché sarebbe una copertura per lo smaltimento illegale di rifiuti (non è chiaro se peró sia funzionante o meno).
Lo stesso discorso di può fare per altri aspetti della raccolta differenziata: la plastica, la carta, il vetro. In questi casi entrano in gioco i consorzi, tutti coinvolti in base alle norme costitutive ad individuare soluzioni per la riduzione e la raccolta degli imballaggi (CONAI, COIAL), degli oli (CONOE), del vetro (COREVE). Ed il problema si fa ancora più complesso.
Dall’audizione dei rappresentanti del Consorzio nazionale imballaggi (CONAI) presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse del 27 settembre 2007, è emerso un quadro preoccupante sulla raccolta differenziata degli imballaggi al Sud, in particolare Campania.
Il CONAI prende a riferimento come indice della performance del sistema i chili di imballaggio raccolti, ritirati e avviati al riciclo per ogni abitante convenzionato e per anno, vale a dire per ogni abitante dei Comuni che hanno stipulato una convenzione con il sistema consortile.
Nelle Regioni del Nord ci si attesta oltre i 65 chili per abitante convenzionato, tenendo presente che e` una media ma che ci sono punte (ad esempio in Veneto oltre 100 chili per abitante convenzionato); le Regioni del Sud ci si attesta invece tra i 15 e i 35 chili per abitante; quindi, tra le Regioni del Sud e quelle del Nord esiste un dislivello che stimiamo da uno a quattro. A questo proposito la critica del Governo, ma anche delle autorità locali, sostiene CONAI, è che non si fa abbastanza per il Sud.
L’osservazione della Commissione è che esiste una correlazione – sia pure non un coefficiente uno – tra crescita del PIL e consumo degli imballaggi, vista la forte differenza tra le aree del Nord e quelle del Sud. E’ immaginabile che dove la crescita del PIL è più lenta, al di là delle inefficienze delle amministrazioni locali o quant’altro, la minore quantita` di produzione determini il raggiungimento di una massa critica tale da giustificare gli impianti di lavorazione. In realtà, di impianti ce ne sono più al Sud che al Nord. La causa è da cercare nell’inefficienza, non altro.
Sostiene CONAI che la Regione incriminata (non è la sola, di solito però si parla sempre come se lo fosse) è la Campania che, soprattutto in alcuni settori come carta e plastica, ha impianti di riciclo, come il tristemente famoso stabilimento di Acerra.
La plastica ritirata va in alcuni centri di selezione e di produzione di scaglie di bottiglie di poliestere
e da qui all’impianto del prodotto finale che e` la fibra da materiale di riciclo, che si trova nei cielini oppure nei tappetini dei cofani delle automobili, che sono in fiocco poliestere che viene da materiale di riciclo e che non ha un colore esaltante o brillante. A ciò si aggiunge il fatto che al Sud si consumano meno imballaggi, il che è da considerare ma non è significativo.
Parliamoci chiaro, il dato «macro» significativo è che non c’è la raccolta differenziata, conclude il Presidente del CONAI.
Da quanto sopra emergono le difficoltà di attuazione di programmi per la raccolta differenziata. In primis l’educazione verso nuovi modelli comportamentali, che alla fonte (in casa, in ufficio, in fabbrica, etc.) guidino i cittadini a gettare i rifiuti negli appositi contenitori dopo averli adeguatamente separati.
Un modello di riferimento interessante è il sistema delle 4 R proposto dal WWF. Questo sistema delle 4R (Riduci, Ripara, Riusa, Ricicla) è la proposta operativa per un risparmio di tutte le risorse a disposizione, che hanno un impatto sugli stili di vita e quindi sul ciclo integrato dei rifiuti. La vera battaglia, per migliorare il nostro futuro, è quella che si contrappone al modello di sviluppo consumistico imposto da un’economia sempre più globalizzata, che induce all’utilizzo incontrollato di tutte le risorse a disposizione.
Le 4 R diventano, quindi, un’alternativa concreta ai consumi e quindi alla produzione di rifiuti. Il teorema meno consumi meno rifiuti è dimostrato dai risultati empirici. Si può, ad esempio, rivalutare l’oggetto antico o quello d’epoca: un oggetto può essere usato e riusato più volte in modo da non eliminarlo come rifiuto subito.
Un altro sistema è quello del “vuoto a rendere” delle bottiglie di vetro dell’acqua minerale o di altri alimenti liquidi, che può essere semplicemente adottato da tutti. In questo caso i benefici per il consumatore rispettoso dell’ambiente si traduce anche nel miglioramento qualitativo del prodotto contenuto nel vetro rispetto a quello contenuto nella plastica talvolta pericoloso per la salute.
Al posto di usare le posate, i bicchieri ed i piatti in plastica sarebbe meglio ritornare alle vecchie posate in metallo, ai bicchieri di vetro ed ai piatti in porcellana, anche per riacquistare la gioia di gustare i sapori delle pietanze. Ancora, invece di usare i sacchetti di plastica “usa e getta” per il trasporto dei generi alimentari acquistati quotidianamente si potrebbe ritornare ad usare la cara vecchia borsa della spesa che dura un’eternità.
Questi sono solo dei piccolissimi accorgimenti che tutti quanti possiamo mettere in atto per modificare il nostro comportamento consumistico ed inquinante.
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