A piggy, please 31 ottobre 2008
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Oggi giornata del risparmio, regaliamo un salvadanaio all’amico/a, perchè già nasciamo con un debito che accumuliamo nell’arco della nostra vita. Il salvadanio, il simbolo del risparmio e non del debito. ma c’è qualcuno che costruisce ancora salvadanai?
Siamo o aspettiamo? 30 ottobre 2008
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La chiamano recessione ora, in questi mesi del 2008 in prossimità del natale. Tutti l’aspettano, pochi la vogliono e pensare che se sottrai i fondi por da alcune regioni italiane la crescita è poco superiore all’albania e all’egitto e allora siamo in recessione da 20 anni, oppure aspettiamo la crescita da 20 anni? Oppure ci limitiamo al commento dei dati presenti sul sito dell’istat, www.istat.it
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La politica di Aristotele 29 ottobre 2008
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Chiunque affermi che il peggio della crisi finanziaria ed economica è passata, o è un pazzo o è qualcuno che ha interessi da proteggere. Il Sogno della finanza continua e la sua filosofia di fondo è dura da cambiare, ma ricordo la frase di Amleto: “Ci sono più cose in cielo e in terra di quante se ne sogni la tua filosofia”. Così Amleto si rivolge a Orazio nella celebre tragedia di Shakespeare. Dobbiamo ampliare i nostri orizzonti e uscire dal provincialismo. Non è possibile spiegare la crisi finanziaria se utilizziamo le categorie che ascoltiamo dalla scuola della tv che si compone di talkshow, programmi contenitore e improvvisati divulgatori. Ad esempio l’idea di speculazione legata alla domanda e offerta di beni risale al primissimo filosofo che la storia ricordi: Talete di Mileto. Nella Politica, Aristotele racconta infatti che Talete, “avendo previsto, in base a calcoli astronomici, un’abbondante raccolta di olive, ancora in pieno inverno, pur disponendo di poco denaro si accaparrò tutti i frantoi di Mileto e di Chio per una cifra irrisoria, dal momento che non ve n’era alcuna richiesta; quando giunse il tempo della raccolta, cercando in tanti urgentemente tutti i frantoi disponibili, egli li affittò al prezzo che volle imporre, raccogliendo così molte ricchezze”. Che cos’è un derivato? Che posizione occupa nel sistema di categorie di cui ci serviamo per classificare le cose di questo mondo? E prima ancora: abbiamo una categoria che faccia al caso? Il 25 ottobre 2008 nell’articolo glossario ultra light la definizione di derivato è incomprensibile. Definire i derivati alla stregua di prodotti che hanno un valore in sé, anche se deriva da prodotti sottostanti che possono essere i normali titoli azionari, le obbligazioni, le divise, le ipoteche, i debiti e i crediti, gli interessi, le materie prime come il petrolio, il grano, la carne bovina, è definizione comune ma poco chiara. E’ voluta da chi li vende? Forse ma, pur spiegando bene l’etimologia del termine, presuppone che ci siano delle merci o dei prodotti i quali, hanno un valore “in sé” e a ben vedere le cose stanno diversamente. Prendiamo ad esempio l’oro. Che cosa fa sì che un pezzo d’oro abbia un certo valore? La risposta intuitiva è che l’oro è dotato di valore in ragione della sua natura fisica: è un metallo prezioso. Benissimo. Ma che cosa significa dire che un certo metallo è prezioso? Evidentemente l’oro è prezioso in quanto siamo noi a ritenerlo tale. Dunque, definire i derivati come delle merci o prodotti che hanno un valore in sé, non aiuta molto dal momento che nessuna merce o prodotto ha un valore in sé. Qual è il valore intrinseco del petrolio, di un pacchetto di sigarette, di una dose di eroina? Come dire del debito contratto dall’Ente Locale o dallo Stato o dal privato cittadino per l’acquisto dell’abitazione e non pagato perchè non ci sono denari in cassa. Perché fare debiti? Perchè il debito, il valore del debito è diventato così importante nella nostra cultura e nel nostro modo di vivere? Il debito è l’altro lato dello spreco, del consumo e dell’assenza di limite? Non possiamo proporre come unica soluzione ragionevole quella adottata da Nero Wolf nei confronti della pornografia: «Non ho idea di come si possa definire, ma quando la vedo la riconosco»”.
Tutti in altalena? 28 ottobre 2008
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Chi ha tenuto il suo TFR in azienda ha avuto un rendimento del 3,5%. Chi, ha investito nei fondi pensione ha perso circa il 20%. Ed è solo l’inizio. Con la Borsa in picchiata, per i futuri pensionati la liquidazione servirà per il caffè e forse il biglietto del bus. Confindustria e Banche, ma anche altri? si sono presi e nascosti un altro tesoretto. Cosa altro rimane da spolpare al cittadino. Possono tagliare i servizi, la Scuola, la Polizia, la Sanità fino all’epilogo argentino. Da vent’anni i fondi comuni possono far perdere soldi. E i fondi pensione possono ripetere gli stessi disastri dunque non è vero che costruiscono una pensione integrativa: ma investono il nostro TFR delegando l’industria del risparmio gestito. Dunque il fondo fonchin, cometa, eurofer, espero, sirio e perseo, seguono l’altalena dei mercati e il nostro TFR con loro: dopo una vita di lavoro siamo in altalena e che altalena.
La beffa: la residenza del candidato sarà titolo privilegiato 27 ottobre 2008
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Emendamento al disegno di legge “lavoro” collegato alla Manovra Finanziaria, approvato di recente dalla Camera, ha introdotto la regionalizzazione dei concorsi pubblici. Esso prevede la possibilità di considerare la residenza del candidato come titolo privilegiato se l’ente interessato ritiene questo requisito utile per migliorare i servizi. Così si privilegia la residenza in barba alla meritocrazia e alla preparazione dei singoli candidati. È una norma di sicuro in contrasto con il principio della parità di accesso agli uffici pubblici di tutti i cittadini italiani. Peraltro è evidente che si tratta di una norma contro il Mezzogiorno. I cittadini del Sud, non potranno più vincere i concorsi in altre regioni. Nonostante il fatto che nella maggioranza vi siano molti parlamentari meridionali e che nel Governo vi sia un Ministro delle Pari Opportunità di Salerno, il “Carroccio” ha avuto la meglio. Soltanto Pd, Udc e Idv si sono opposti. Peraltro l’emendamento su accennato è palesamente anti-costituzionale e auspico che opportunamente si intervenga sulla questione, eliminandolo definitivamente.
Glossario ultra light 25 ottobre 2008
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DERIVATO: strumento finanziario il cui prezzo/rendimento deriva dai parametri di prezzo/rendimento di un altro strumento finanziario principale detto sottostante. Presentano un elevato livello di rischio e possono essere usati per operazioni speculative o di copertura. Rientrano in questa categoria i future, le opzioni e gli swap.
EFFETTO RICCHEZZA: si tratta del tramite attraverso cui incrementi di valore dei mercati finanziari possono generare effetti reali sulla domanda aggregata: gli investitori, godendo di plusvalenze sui titoli che hanno in portafoglio, si sentono più ricchi (anche se questa maggior ricchezza è in un certo senso potenziale, non si è ancora concretizzata) e dunque aumentano i propri consumi, generando un effetto positivo sulla domanda aggregata.
FONDI HEDGE: definiti in Italia “fondi speculativi”, sono prodotti di investimento che ricercano un rendimento assoluto, indipendentemente dall’andamento dei mercati. Hanno la possibilità, negata ai fondi tradizionali, di usare uno o più strumenti o strategie di investimento sofisticati quali “short selling” (vendita allo scoperto), derivati, e leverage (o leva finanziaria). In Italia sono regolamentati dal decreto 228/1999, che limita l’adesione ad un singolo fondo hedge ad un massimo di 200 partecipanti, con un investimento minimo non inferiore a 500.000 euro.
LEVA FINANZIARIA: indebitamento con lo scopo di investire il capitale preso a prestito. La leva finanziaria è conveniente per l’investitore solo se il rendimento dell’investimento è superiore all’interesse richiesto dal prestatore. L’uso della leva finanziaria è tipico dei fondi hedge, dei derivati e dei private equity.
POLITICA FISCALE: la manovra di bilancio dello Stato e di altri enti pubblici con finalità di variazione del reddito e dell’occupazione nel breve periodo.
POLITICA MONETARIA: le scelte dell’autorità monetaria (di solito la Banca Centrale) riguardo all’offerta di moneta. Una riduzione dell’offerta di moneta (politica monetaria restrittiva) comporta un aumento dei tassi e una diminuzione dei prezzi. Un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria espansiva), genera una diminuzione dei tassi e può portare all’aumento dell’inflazione.
SOTTOSTANTE: strumento finanziario dal cui valore dipende quello di un titolo derivato o strutturato. I sottostanti tipici di un derivato sono azioni, obbligazioni, indici, tassi di interesse, ma anche valute e materie prime.
VALORE NOZIONALE (DI UN DERIVATO): valore complessivo delle valute, delle merci, delle azioni sottostanti ai derivati. Ad esempio, per uno swap sui tassi d’interesse, il valore nozionale è il capitale su cui sono calcolati gli interessi scambiati dalle controparti.
Ricchi e poveri……lalala 24 ottobre 2008
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Le prime 50 istituzioni finanziarie controllavano quasi 50 mila miliardi di dollari di assets (25.600 miliardi di sterline), più o meno un terzo dell’ammontare globale. Si stima che diecimila hedge funds compensino dal 30 al 50% di tutte le equities scambiate nel mondo e che i primi cento di questi controllino il 60% degli assets di proprietà degli hedge funds stessi. Al sorgere della crisi, i regolatori sono stati costretti a cercare la collaborazione su base più o meno volontaria dei vertici delle principali istituzioni. I pochi decisori chiave a cui si rivolgono si trovano tipicamente negli Stati Uniti e in Europa, ed è bene sottolinearne la natura “transatlantica”. La crisi finanziaria suggerisce una nuova spinta alla regolamentazione. Il potere delle élites finanziarie si è manifestato in modo evidente nell’abilità con la quale sanno contrapporre fra loro i governanti facendo in modo che a dettare le norme sia il regolatore più debole. La crisi del credito evidenzia gli eccessi delle corporation. Le élites guadagnano miliardi dal mercato a prescindere dal suo andamento e le loro istituzioni ottengono il sostegno dei governi mentre c’è chi perde la casa. Trent’anni fa i managers delle multinazionali ricevevano uno stipendio 35 volte superiore a quello di un impiegato medio; oggi guadagnano oltre 350 volte tanto. La crisi ha concentrato l’attenzione sulle oscene diseguaglianze di questa epoca in cui le 1.100 persone più ricche della terra possiedono quasi il doppio delle risorse dei 2,5 miliardi di persone più povere. L’accumulazione delle riserve finanziarie nel Golfo Persico, in Russia e in Cina, suggerisce in terzo luogo che il baricentro della finanza globale si sta spostando. Se i prezzi del gas si manterranno elevati e l’Asia continuerà a crescere a forte ritmo, è prevedibile che i fondi sovrani, che sono concentrati in queste aree, possano superare quota 15 mila miliardi nel giro di pochi anni, sfide tra nuove e vecchie élite e tra vecchi e nuovi poveri?
Derivati 23 ottobre 2008
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Violentissima e costosa (secondo le ultime stime 1300 miliardi di dollari). Sul mercato dei credit default swap circola la paura di una possibile difficoltà che potrebbe mettere in crisi un sistema che annovera un nozionale (cioè un valore complessivo) di 62 trilioni di dollari, al punto che la Fed ha ricostruito una clearing house con i tredici principali operatori statunitensi che controllano il 90% di questo mercato. Eppure il mondo dei derivati non si ferma, anche grazie alla totale inazione delle autorità di controllo. L’ultimo rapporto trimestrale della Banca dei regolamenti internazionali fotografa una situazione a dir poco esplosiva: il primo trimestre del 2008 ha registrato una crescita record assoluta in termini di volumi con prodotti presenti sui mercati per un valore di 692 trilioni di dollari, in crescita del 30% rispetto all’ultimo trimestre del 2007 quando il nozionale si era fissato a 539 trilioni. Molta parte di questa crescita è imputabile a derivati di copertura a breve sull’andamento dei tassi. Complessivamente tra i prodotti legati alle materie prime sono cresciuti su base annua del 52%. Ma non basta. C’è poi il segmento Over the counter, cioè quello non regolamentato, dove i dati si fermano all’ultimo trimestre dello scorso anno con una crescita del 15% per un nozionale di 596 trilioni di dollari che segue il boom del primo semestre del 2007 quando era stato registrato un +24%. Il mercato dei cds sui mercati Otc è cresciuto del 178% nella seconda parte del 2007. Ogni giorno a livello globale girano sul mercato dei cambi 3.200 miliardi di dollari: come dire che ogni giorno sui mercati valutari si scambia un quarto di tutto quello che gli Stati Uniti producono in un anno. Questo incremento di transazioni valutarie è stato molto forte: nell’arco di tre anni il loro ammontare è cresciuto del 71% a tassi valutari correnti e del 65% a tassi di cambio costanti. Formidabile anche l’incremento del turnover giornaliero medio complessivo dei contratti derivati Otc, che ha raggiunto i 2.100 miliardi di dollari; anche in questo caso, l’ammontare supera del 71% quello rilevato nel 2004 quando risultava pari a 1.290 miliardi di dollari. Questa crescita, rimarca la Bri, corrisponde a un tasso composto d’incremento annuo del 20 per cento. L’aumento è stato particolarmente forte nel comparto dei derivati in cambi, dove la media degli scambi giornalieri in swaps tra valute e opzioni in valuta estera è aumentata del 111% portandosi a 300 miliardi di dollari. Circa due terzi degli scambi complessivi in derivati sono infatti avvenuti solo in due Stati, nei quali, per contro, si svolge solo la metà del mercato tradizionale in valute: si tratta del Regno Unito, che con il suo 42,5% delle vendite mondiali è la location più importante per i contratti derivati, seguito dagli Stati Uniti, che detengono il 23,8% del mercato globale. Al di fuori di questi due mercati la maggior parte delle transazioni in derivati si è svolta in Europa e in particolare in Francia (7,2%), Germania (3,7%) Irlanda (3,4%) e Svizzera (2,9%). Fuori dall’Europa, sono andati forte con l’attività in derivati il Giappone (3,5%) e Singapore (2,7%). L’Italia ha una quota di mercato dei derivati, ad ascoltare le fonti ufficiali, Banca d’Italia, molto piccola (1,3%) in relazione ad altri paesi dell’Europa ma, questo non determina situazioni di maggiore tranquillità economica.