jump to navigation

La Campania si rifiuta 25 gennaio 2009

Posted by iasiellik in IasielliK.
trackback

Gli obiettivi del Sottosegretario di Stato per l’emergenza rifiuti in Campana sono condivisibili. Essi dovrebbero animare tutti gli attori coinvolti nei processi del Ciclo Integrato dei Rifiuti. Liberare le strade dai rifiuti, allestire le discariche, costruire i termovalorizzatori e avviare la raccolta differenziata è quanto il piano della struttura guidata da Guido Bertolaso si prefigge per risolvere definitivamente l’emergenza ed attivare un corretto e virtuoso ciclo di smaltimento dei rifiuti, coinvolgendo i cittadini e le istituzioni locali.

Ma la realtà che la regione Campania sta vivendo mostra che “tra il dire ed il fare c’è di mezzo … la munnezza”. Ahimè ritorno ancora sul tema, non per vocazione o scelta, ma perché eletto dagli amici esperto. Il ruolo impone quindi alcune riflessioni che mi aiuteranno a fare il punto.

Dopo grande pubblicità agli eventi di munnezzopoli adesso è calato il silenzio, preoccupante. I Media, esaurite le manifestazioni e le proteste, hanno lasciato il presidio del territorio, ed i Comitati, presi dai litigi interni al Forum Rifiuti Campania, hanno abbandonato il confronto con le istituzioni, per continuare in ordine sparso le proprie proteste. Dai giornali apprendo che la situazione non è proprio tutta sotto controllo.

La raccolta differenziata

I dati dell’ASIA Napoli, che leggo dal sito ufficiale fermi a novembre 2008, hanno dato l’illusione del successo dell’iniziativa della raccolta porta a porta, anche grazie all’attivazione del servizio in altre zone della Città di Napoli (Chiaiano e Rione Alto). Sarebbe interessante vedere l’andamento: dal web, sempre più popolato di notizie, emerge qualche difficoltà per garantire il corretto funzionamento di questo ciclo di raccolta.

La campagna “non rompere le scatole”, che ha coinvolto gli esercenti partenopei nella raccolta differenziata di cartoni, a dicembre 2008 è cresciuta del 39% rispetto allo stesso periodo del 2007. In questo caso di successo, a convincere gli oltre 30.000 esercizi commerciali alla collaborazione è stata l’azione congiunta dell’Ascom e Confesercenti e del sottosegretario per l’emergenza rifiuti nella Regione Campania, la Protezione Civile, il Comune di Napoli, CONAI, COMIECO, Asia Napoli Spa ed il Consorzio di Bacino Napoli 5. Associazioni di categoria ed Istituzioni, orientati su un unico progetto, hanno dimostrato che una via di uscita rapida c’è. Infatti, al di là dei numeri, la raccolta specifica dei cartoni (vecchio mestiere abbandonato dai rigattieri) toglie dalla massa dei rifiuti indifferenziati una buona quantità (circa il 20%).

L’iniziativa si affianca alla campagna Campania Pulita, partita ai primi di dicembre ’08. I cittadini della Regione Campania, le Associazioni di volontariato iscritte all’albo regionale e nazionale della Protezione civile e le parrocchie della Campania possono consegnare carta e cartoni, imballaggi di plastica, di vetro, di alluminio e di acciaio presso centri di raccolta Campania Pulita, allestite presso le piattaforme convenzionate con il CONAI, ricevendo in cambio un corrispettivo economico, valorizzato in base alle tabelle ministeriali di concessione. Gli importi previsti ogni 100 kg consegnati sono: carta 1,84 euro, plastica 18,93 euro, vetro 2,17 euro, alluminio 28,80 euro, acciaio 5,63 euro.

Mentre Napoli città affanna nel mantenere gli impegni, 41 Comuni della Provincia vengono premiati perché hanno superato la soglia del 25% di raccolta differenziata. La Provincia tenendo fede ai propri impegni ha distribuito a questi comuni 1,3 milioni di Euro, destinati a migliorare i servizi per i cittadini.

Leggendo i dati RD per i Comuni della Provincia di Napoli appare evidente l’impegno profuso dalle Amministrazioni e dai Cittadini. A parte i casi estremi di Marano di Napoli e di Terzigno che non hanno fornito i dati, tradendo un impegno mancato nei confronti delle proprie cittadinanze (Terzigno si rifà con i 2 siti di stoccaggio …), la maggior parte dei 92 Comuni della Provincia hanno superato la soglia e si avviano ad entrare nel circuito virtuoso dei Comuni ricicloni.

La tabella di seguito riporta la classifica dei primi 20 Comuni. Suona strano come i Comuni di  Pozzuoli, Quarto, Qualiano, etc. siano sotto la soglia. Eppure buona parte di essi sono stati più soggetti all’emergenza.

Pozzuoli, come Napoli, è pulita dall’Asia Napoli SpA. L’Azienda, sempre nell’occhio del ciclone, vive una situazione particolare. Se da un lato è subissata da problemi di gestione e di acquisizione di risorse da altri Enti (vedi Consorzio Bacino Napoli – Caserta), dall’altro è impegnata in appalti che la vedranno gestire una fetta consistente del termovalorizzatore di Acerra.

 

tabella_ricicloni3

Figura 1 – Classifica dei primi 20 Comuni della Provincia di Napoli impegnati in RD

“I piani della raccolta differenziata? Ci sono già da 5 anni, ma finora non sono stati realizzati. La colpa? Soprattutto dell’Asia. Il perno per la raccolta differenziata è avere un’azienda che la faccia… O l’Asia si mette in condizione di servire il territorio oppure si dovrà riflettere se creare una realtà aziendale seria e moderna … La città è pronta per la raccolta differenziata, ma dobbiamo creare le condizioni per farla anche se attualmente l’Asia non ha alcun contratto”. Questa è la dichiarazione rilasciata nella prima uscita ufficiale (febbraio 2008) dell’Assessore all’Ambiente della Regione Campania, Walter Canapini, ex presidente di Greenpeace. E continuando con questo tono, ha accompagnato le iniziative dell’Asia e del Comune di Napoli nel corso dell’anno trascorso.

Il quadro istituzionale è infelice. Mentre l’ASIA “prova” il porta a porta con i tempi dettati dai pochi strumenti a disposizione, la Regione Campania spinge per un’azione complessiva in tutta la città di Napoli. In questo contrasto emergono tutte le difficoltà che bloccano il successo delle iniziative. Gli Amministratori, quali il Sindaco, gli Assessori, le Aziende ed i Consorzi, coinvolti nell’attivazione del servizio, giustificano i ritardi ed invitano i Commissari e la Regione alla verifica, tradendo ancora una volta le difficoltà di gestire le criticità della raccolta dei rifiuti con le risorse materiali e professionali a disposizione, spesso, a detta loro, non adeguate ad affrontare l’emergenza.

Il pragmatismo dell’Assessore all’Ambiente si scontra con l’approccio sperimentale dell’ASIA. Seguendo modelli consolidati quello richiesto dall’ex presidente di Greenpeace è ispirato un modello di reengineering del processo di raccolta PaP, che abbandoni le vecchie modalità e si ispiri ad un deciso cambiamento di rotta, dove gli interventi programmati siano attuati e misurati, in termini di efficienza del servizio offerto, di efficacia della raccolta, di economicità globale (costi definiti). Ma su questo tema di “gestione aziendale” non voglio insistere, per non essere tacciato di accademia.

Termovalorizzazione dei rifiuti

Il 14 luglio 2008 è stato convertito in Legge (n. 123) il Decreto Legge n. 90 del 23 maggio 2008 recante “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile”. In esso sono contenute le norme sulla realizzazione dei termovalorizzatori, ed in particolari quelle per il completamento dell’impianto di Acerra, dopo i noti fatti della FIBE.

Agli articoli 5 6 e 8, il decreto consente di riprendere immediatamente i lavori per la realizzazione dell’impianto di Acerra stabilendo l’obbligo del completamento per le società già affidatarie. Nel termovalorizzatore verrano smaltite anche le ecoballe già presenti sul territorio campano per un quantitativo massimo di 600mila tonnellate all’anno. È confermata anche la realizzazione degli impianti di Santa Maria La Fossa (Caserta) e Salerno. Il Sottosegretario è autorizzato alla realizzazione di un impianto di termovalorizzazione nel territorio del Comune di Napoli.

Il termovalorizzatore si basa su una tecnologia consolidata che smaltisce i rifiuti sfruttandone il contenuto calorico per generare calore ed energia elettrica. Oltre ad Acerra, sono tre i termovalorizzatori previsti dal decreto n. 90/2008 convertito nella legge n.123: Napoli, Salerno, Santa Maria La Fossa (Caserta).

L’impianto di Acerra (Napoli) si estende su una superficie di circa 9 ettari ed è formato da tre linee di termovalorizzazione (con capacità di 27 t/h ciascuna) e da una sezione di produzione di energia elettrica in grado di produrre 120 Mwe. La capacità complessiva di smaltimento e recupero energetico è pari a 600.000 t/a di rifiuti urbani non pericolosi.

acerra_foto1

Il decreto di cui sopra ha previsto l’impegno delle Forze Armate, che dal 30 giugno sorvegliano l’area del termovalorizzatore, dichiarato sito di interesse strategico nazionale. A fine luglio sono ripresi i lavori di completamento dell’impianto; le opere sono attualmente completate al 94%.

La prima, la seconda e la terza linea del termovalorizzatore, secondo il piano di lavoro, avrebbero dovuto essere avviate rispettivamente a gennaio, a febbraio ed a marzo 2009. L’inaugurazione è stata posticipata a marzo 2009, facendo intuire dei ritardi nella consegna dell’impianto. A pieno regime è previsto il trattamento di circa 2.000 tonnellate di rifiuti al giorno.

L’attivazione dell’impianto ha comportato non pochi problemi. L’opposizione dei diversi comitati è stata notevole e non è detto che il contrasto all’avviamento del termovalorizzatore sia finito. Le assicurazioni dei vari esperti di turno, delle istituzioni e dell’amministrazione regionale non sembrano sufficienti per gli abitanti di Acerra e comuni limitrofi. I dati epidemiologici raccolti nei pressi di altri impianti funzionanti evidenziano la poca sicurezza sanitaria dei termovalorizzatori, che tra diossina e polveri sottili minacciano la salute degli abitanti.

La gestione dell’impianto è stata assegnata alla società lombarda A2A, leader nazionale nel settore energetico ambientale con un affidamento di 15 anni; i costi per l’affidamento saranno totalmente compensati dalla quota di energia elettrica che A2A cederà al gestore nazionale del servizio elettrico e quota parte dei proventi verrà riversata nelle casse dello Stato.

Le tre linee di termovalorizzazione opereranno in parallelo. Ogni linea di termovalorizzazione ha il forno a griglia mobile integrato con caldaia. L’impianto si estende su di una superficie di circa 9 ettari, delimitata da recinzione continua a ridosso della quale, all’interno, si sviluppa una fascia di rispetto piantumata di estensione in larghezza pari a 15 metri.

La sezione di depurazione dei fumi prevede un reattore di assorbimento a semisecco, un sistema iniezione carbone attivo in polvere, con un filtro a maniche ed un sistema di iniezione “reagente misto” (miscela Ca(OH)2 / Carbone attivo), e con un altro filtro a maniche, con ricircolo parziale delle polveri verso il primo filtro a maniche. E’ presente un reattore DeNOx SCR, con un ventilatore estrattore ed un camino.

La sezione di produzione dell’energia elettrica è costituita da una turbina a vapore e generatore, un condensatore raffreddato ad aria, ulteriori apparecchiature del ciclo termico, gli impianti ausiliari del ciclo termico e la sottostazione elettrica.

Una parte importante dell’impianto è quella di inertizzazione ceneri. Essa è costituito da un sistema di dosaggio e miscelazione, ed un sistema di stoccaggio ceneri e reattivi.

Ognuna delle tre linee indipendenti presenta le sezioni di ricevimento e stoccaggio dei rifiuti, la sezione termica (linea di termovalorizzazione con produzione vapore), l’utilizzazione del vapore con produzione di energia elettrica, la depurazione ed emissione nell’atmosfera dei fumi.

La fase di combustione con recupero di energia termica si attua tramite la combustione in forno a griglia mobile raffreddata ad acqua, integrato con il generatore di vapore per il recupero dell’energia termica contenuta nei gas di combustione. Il calore ottenuto dalla combustione viene utilizzato per la produzione di vapore a 90 bar, 500 °C.

Il trattamento di depurazione dei fumi comprende l’abbattimento dei macroinquinanti gassosi con trattamento tipo semisecco, l’abbattimento delle polveri con doppia filtrazione su filtro a maniche, l’abbattimento dei microinquinanti in due stadi di adsorbimento a secco su carbone attivo in polvere miscelato e dosato con idrossido di calcio ed immesso dopo il primo stadio di filtrazione; tali stadi realizzano l’ulteriore affinamento dell’abbattimento dei macroinquinanti acidi. Infine si realizza l’abbattimento degli ossidi di azoto con reattore catalitico selettivo (SCR).

Quanto sopra evidenzia che l’impianto rispetta i limiti previsti dal parere di VIA. Essi sono di gran lunga inferiori a quelli stabiliti dalla normativa europea e recepiti con il D. Lgs. 133/2006.

Il vapore surriscaldato a 500°C e 90 bar viene immesso nella turbina, dove si espande fino alla pressione di scarico (0,12 bar in condizioni di progetto), provocandone la rotazione a 9000 giri/minuto.

La turbina è accoppiata con un alternatore sincrono trifase che produce una potenza elettrica ai morsetti pari a circa 105 MW. Questa è la potenza elettrica massima lorda cedibile nelle condizioni di massima produzione di vapore, in grado di soddisfare l’esigenza elettrica di 35.000 utente all’anno.

L’impianto di Napoli, che smaltirà circa 450.000 tonnellate di rifiuti l’anno, verrà realizzato nella zona di Napoli Est, dove sorge il depuratore di via De Roberto di cui è previsto il revamping e il risanamento. E’ in corso la caratterizzazione ambientale del sito, propedeutica all’attività di bonifica. L’apertura del cantiere è prevista per il mese di ottobre 2009. L’entrata in funzione è attualmente prevista per il mese di novembre 2011.

Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca è stato nominato, a gennaio 2008, Commissario Delegato del Governo per quanto concerne la realizzazione del termovalorizzatore. Lo scorso giugno è stato approvato il progetto preliminare dell’impianto che prevede lo smaltimento di circa 450.000 tonnellate di rifiuti l’anno. E’ in corso la procedura per la gara di appalto. I tempi di realizzazione hanno un massimo di 30 mesi dall’aggiudicazione della gara (entro maggio 2011).

Commenti»

No comments yet — be the first.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Gravatar
Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.