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A tutta acqua 22 febbraio 2009

Posted by iasiellik in Generale, IasielliK.
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Il messaggio del marketing sembra, al solito, funzionare. I produttori dell’acqua minerale ci vendono la loro acqua suggerendoci come risultato del suo consumo maggiore efficienza, salute e bellezza.

Ma è necessaria l’acqua minerale o può bastare l’acqua del rubinetto? È confrontabile la qualità dell’acqua minerale a quella dell’acqua normale, la differenza di qualità giustifica il prezzo enormemente più alto (in media fino al 330 per cento)?

L’inquinamento ambientale, e la sua rappresentazione mediatica, ha contribuito a sviluppare dei modelli comportamentali irrazionali rispetto al consumo di acqua potabile. Nonostante i continui messaggi sulla qualità dell’acqua potabile e le garanzie dell’assoluta bontà per i consumatori, nell’immaginario collettivo bere acqua dal rubinetto fa male. Cavalcando questa diffusa idea, le grandi aziende multinazionali, che operano nel mercato dell’alimentazione, hanno contribuito all’impennata dei consumi attraverso messaggi pubblicitari incisivi e campagne di diffusione. Sono quindi proliferate le aziende che produco acqua minerale imbottigliata.

Il processo di espansione delle maior è datato primi anni novanta, quando la maggior parte delle compagnie di acque minerali si è unita in grandi gruppi industriali, fra cui Nestlè e Danone.

Oggi Nestlè rappresenta la numero uno nel mercato mondiale di acque minerali, con circa il 25% del settore bibite ed il 7% del tournover totale del gruppo. La divisione acqua della Nestlé, la Terrier- Vittel SA (quartier generale in Francia) possiede marche ben conosciute in 17 paesi, come Perrier, Contrex e Vittel (Francia), Arrowhead, Poland Spring, Calistoga (Stati Uniti), Buxton (Inghilterra), Fürst Bismarck Quelle, Rietenauer (Germania), Claudia, Giara, Giulia, Lievissima, Limpia, Lora Recoaro, Panna, Pejo, Terrier, Pracastello, San Bernardo, San Pellegrino, Sandali, Tione, Ulmeta, Vera (Italia).

Il 9% del mercato mondiale delle acque minerali è controllato dalla Danone, superando la Nestlé in alcune regione quali l’America Latina e l’area Pacifica dell’Asia. Le sue marche maggiori sono Evian, Badoit e Volvic. Quest’ultima commercializza circa 900 milioni di litri annui ed è ai primi posti nel mondo.

Evian è la marca di acqua minerale più venduta nel mondo, con più di 1441 milioni di litri annui in 130 paesi. In Italia le marche controllate dalla Danone sono Acqua di Nepi, Boario, Evian, Ferrarelle, Fonte Viva, Natia, Santagata e Vitasnella.

Anche le multinazionali delle soft drinks sono entrate in gioco, in particolare Coca Cola e PepsiCo. La Coca-Cola ha lanciato nel mercato alla fine degli anni novanta la BonAcquA, diventando in breve una delle acque più vendute negli USA.

Negli USA la PepsiCo produce Acquafina, con un tournover di 600 milioni di dollari. Sebbene il brand Acquafina rappresenti delle belle e pure montagne stilizzate, attualmente l’acqua deriva dalle reti municipali di 11 differenti città e paesi degli Stati Uniti.

Il volume annuale di acqua in bottiglia nel mercato mondiale è pari a di 89 miliardi di litri, che corrisponde ad una media di 15 litri di acqua in bottiglia consumati annualmente a persona. La maggior consumatrice è l’Europa (UE), bevendo da sola quasi la metà del totale mondiale di acqua in bottiglia, con una media di 85 litri/persona/anno. E tra gli europei, gli italiani consumano in media 107 litri annui per abitante, con una prospettiva di crescita esponenziale.

L’acqua minerale rimane la bevanda più diffusa in Italia (con una penetrazione del 98% delle famiglie italiane) ed anche la bevanda più consumata in assoluto. Secondo una recente indagine di GfK Eurisko e Gfk Panel Services, condotta per conto di Mineracqua (l’associazione dei produttori di acqua minerale), l’acqua minerale viene acquistata sulla base di motivazioni che fanno riferimento principalmente a due aree: il gusto e la salute. Dall’indagine, riportata in figura, risulta il crescente utilizzo di acqua.

acqua_11 

 

Così come evidenziato dai risultati del sondaggio, il 2004 era stato ha registrato una contrazione della produzione.

A fine 2006 sono stati prodotti circa 12.200 milioni di litri. I consumi interni vengono stimati da Beverfood per il 2006 intorno agli 11.250 milioni di litri, corrispondenti ad un consumo pro-capite di 194 litri/anno (primato mondiale).

GFK afferma che l’acqua minerale è la bevanda più diffusa e acquistata dagli italiani.

 

acqua_2In Campania tra le circa 20 marche di acqua minerale i produttori realizzano ottimi risultati, riproducendo a livello locale le performance del livello nazionale. La differenza è rappresentata dal costo per i consumatori. L’acqua potabile in Campania costa da mezzo millesimo a un millesimo di euro, rispetto ai 30 centesimi al litro dell’acqua minerale, che si traduce in circa 200 euro all’anno per famiglia.

Da un’indagine di Altroconsumo (2006) sul costo dell’acqua potabile nelle città della Campania emerge che la città in cui l’acqua è più cara è Avellino: qui si spendono oltre 200 euro all’anno ovvero il 23% in più all’anno rispetto a Benevento, città meno cara della regione, per un consumo annuo di 200 metri cubi.

Tra le città care spicca anche Napoli (202 euro all’anno) che fa segnare un +18% rispetto a Benevento e Roma.

Le motivazioni della spesa maggiore in Campania è legata a fattori ambientali. L’inquinamento è una di queste. Il cittadino campano non crede più nei messaggi rassicuranti delle Amministrazioni pubbliche sulla bontà dell’acqua potabile. E si impressiona quando per guasti alla rete di distribuzione vede l’acqua “marrone”. I numeri non lasciano scampo a perplessità: in Campania il cittadino compra l’acqua minerale. Ancora un’ulteriore spesa in salute.

D’altro canto l’industria dell’acqua minerale è molto florida, grazie alle caratteristiche del territorio e della proprietà organolettiche dell’acqua, che hanno consentito uno sviluppo di offerte turistiche abbinate alla cura delle acque.

Non resta che guardare al processo di cambiamento delle abitudini alimentari in corso in questo periodo di recessione. Con le tasche vuote l’acqua torna ad essere un bene primario e non mercificato. Alla fine questo fenomeno tutto italiano dell’enorme utilizzo dell’acqua minerale andrà riducendosi.

Ma un altro ed enorme problema si sta abbattendo sulla risorsa acqua. Padre Zanotelli ne parla da diversi anni. L’aumento della popolazione mondiale, l’incremento dei consumi di acqua potabile da esso generato, le nuove esigenze salutistiche produrranno un radicale cambiamento nell’utilizzo della risorsa d’acqua, a questo punto scarsa rispetto alla domanda. In prospettiva (non tanto lontana) il potere economico (politico) sarà detenuto da chi disporrà di questa risorsa. Non più petrolio, ma acqua. Non a caso le grandi multinazionali si sono affacciate sul mercato ad acquistare quote azionarie dei gestori delle reti idriche di distribuzione. E non a caso hanno iniziato un pressing sulle amministrazioni locali per acquisire la gestione degli acquedotti cittadini, fortemente contrastate dai cittadini, appena hanno avuto le prime bollette dei nuovi gestiri!

Nel medio oriente (ricco di petrolio), sono stati avviati investimenti per la realizzazione di migliaia di chilometri di tubazioni per la rete idrica. All’inizio degli anni Novanta il Qatar e l’Iran hanno discusso la possibilità di creare un grande acquedotto lungo 1.800 chilometri che sarebbe partito dal fiume Karum, nel sudest dell’Iran, avrebbe attraversato il Golfo e sarebbe finito in Qatar. Il progetto si è però arenato per le pesanti riserve espresse dai potenti vicini arabi del Qatar che non vedono di buon occhio una collaborazione di importanza strategica con il regime degli ayatollah al di là del Golfo. In questi paesi la risorsa più preziosa non è il petrolio!

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