jump to navigation

Sviluppo umano 21 gennaio 2009

Posted by Alfonso Marino in Economia.
add a comment

Non sarà sempre il Pil. Il mitico Prodotto interno lordo già criticato da Kennedy negli anni 60 (vedi nel sito – discorso di Robert Kennedy) L’Indice di sviluppo umano (HDI-Human development index) è un indicatore di sviluppo macroeconomico realizzato dall’economista pakistano Mahbub ul Haq. Pakistano, forse perché le teorie e gli strumenti di misura della nostra europa e america non colgono le ampie problematiche presenti in una parte del mondo dove la povertà è il piatto forte che non viene servito alle nostre tavole con tanta frequenza da farci riflettere sull’uso delle risorse e il suo spreco. Ad esempio nell’indice di sviluppo umano si tiene conto del livello di alfabetizzazione di un paese o di una regione e la speranza di vita. Tralascio la speranza di vita perché con la vicenda rifiuti tutta in essere nelle zone della nostra regione usata come sversatoio siamo in piena difficoltà nel determinare qual’è e qual’è stato il peso dello smaltimento di sostanze nocive nella nostra terra in relazione alla vita media degli abitanti coinvolti, invece, l’alfabetizzazione, ovvero l’evasione e l’abbandono scolastico e la perdita di sostanza della scuola e dell’università come riferimento per la crescita della popolazione diventa elemento di estremo interesse e valutabile. I numeri, riferiti sempre nel blog con l’articolo “Rapporto OCSE 2008 sull’istruzione” vedono l’Italia negli ultimi posti della classifica stilata per gli stati europei. E’ fenomeno diverso il nostro dal Pakistan o dal Brasile ma al tempo stesso se non punti sulla scuola, sul calo degli abbandoni e dell’evasione è difficile pensare che reggi al proclama della qualità della vita e di un reddito dignitoso e questo ci accomuna al Brasile ad esempio. Ecco reddito e scuola, formazione e lavoro, ritorna il corto circuito della nostra regione che è tipica di tutte le aree povere del mondo. La povertà non è solo cosa e come produci, ma come è distribuita quella produzione, la povertà e la distribuzione della ricchezza è il tema che tiene insieme diverse regioni del mondo e può essere vista meglio se si vuole, abbandonando le pastoie del PIL utilizzando HDI, sigle dietro le quali ci sono numeri, avanti quelle sigle e numeri ci sono uomini e donne che lavorano, vivono cercando di non piegarsi alla povertà materiale e culturale che accomuna tante, tante persone, anche in quei paesi che spesso noi occidentali classifichiamo come ricchi.

Problemi e soluzioni 20 gennaio 2009

Posted by Alfonso Marino in Economia.
add a comment

La crisi economica, ovvero la crisi della crescita è un problema, un problema che diffonde paura, la paura del domani, la paura del futuro. Strano, l’economia diffonde paura, la circolazione della moneta crea le tenebre. Accadeva nel 1929, poi nel 1973 e ancora nel 1996 e ancora nel 2007, con forme e intensità diverse, non paragonabili, ma accadeva, poi si dimentica ma accadeva. Il tempo nel suo scorrere ci dice che tra la prima e seconda paura sono passati 44 anni e poi sempre meno, 23, 10 anni, forse dobbiamo vivere con questa paura, conviverci. Come viene comunicata questa paura? La stampa, la televisione, insomma la società dello spettacolo, la accomuna alla guerra, la paura della guerra e imposta la riflessione, comunica la riflessione in termini di problema – la guerra – soluzione – la pace -, la crisi economica è il problema – la crescita, lo sviluppo, la soluzione. Non entro nel merito di crescita versus decrescita, perché sarà oggetto di altra riflessione, qui il tema è: la società dello spettacolo ci presenta la crisi economica come un problema al quale bisogna dare una soluzione: riprendere la crescita del PIL. E’ questa la soluzione? Forse, ma vorrei ricordare che crescita è anche Indice di sviluppo umano, oppure l’impronta ecologica, dunque un confronto serrato e trasparente dovrebbe pure esserci da qualche parte, ma non c’è.  Dunque c’è il problema, la crisi economica e la soluzione è: la crescita del Pil. Il problema della distribuzione della ricchezza, dello spreco delle risorse non è una soluzione e non viene discussa dalla società dello spettacolo. L’interesse è per costoro il problema: la crisi economica. Perché solo il problema? Forse, perché si dovrebbero attivare ambienti ed ambiti che presentano un legame debole con la vita di tutti i giorni, ad esempio la tassazione della rendita è ferma. Nella Repubblica fondata sul lavoro le tasse sul lavoro sono superiori alle tasse sulla rendita, oppure i comportamenti sono avulsi dal problema e dunque discuto, conduco trasmissioni in merito alla scuola pubblica facendo parte della società dello spettacolo e mia figlia è nella migliore scuola privata in Svizzera ancora, la società dello spettacolo chiede in modo veemente di misurare la produttività del settore pubblico, di valutare la qualità dei servizi, dimenticandosi che bisogna misurare e valutare anche loro che da prima del 1940 non riescono nella divisione concreta tra la gestione amministrativa e l’indirizzo politico. Dunque l’avvio alla soluzione della crisi economica, ovvero quello che è possibile fare e non viene fatto: distribuzione delle risorse, coerenza dei comportamenti, apparati politici leggeri. Certo dentro un contesto globale che ti crea difficoltà ma che non ti sottrae alla responsabilità di partire con una seria, propria attività di cambiamento difficile ma necessaria, oppure la paura come sentire quotidiano, senza soluzioni, senza fiducia, se non verso il proprio io, il proprio difendersi dall’altro, con le leggi votate utilizzando la fiducia al governo, in una solitudine senza fine nel mondo popolato da oltre sei miliardi di persone.

Un calcio alla crisi 17 gennaio 2009

Posted by Alfonso Marino in Economia.
add a comment

Dipendiamo dal petrolio e poi gli Emirati con i soldi che guadagnano fanno come gli pare. Ad esempio danno un calcio alla crisi comprando un calciatore per 150 milioni di euro e uno stipendio di 500mila euro alla settimana, spicciolo più o meno, che l’interessato deve spendere, c’ è la farà? Poi ci sono i comuni mortali quelli che vivono con 500 euro al mese, retorica nooo, sono le regole del libero mercato. Libero per chi? Mercato per cosa? Gli Emirati danno un calcio alla crisi…..un calcio nella pancia!!!!

GIaBO e il CUPA 14 gennaio 2009

Posted by Alfonso Marino in storica.
add a comment

GIaBo è un personaggio, come si dice emergente. Classificarlo come l’innovatore è poco, GIaBO è molto, molto di più. Allo stesso tempo è personaggio strano, perchè quando lascia chiude tutto e predilige i consigli delle persone grasse o che un tempo erano grasse. Insomma GIaBO è l’emergente, il nuovo che avanza, figurarsi del resto e passo alla vita quotidiana, quella lontana da GIaBO.  IL CUPA, Centro Unico Prenotazione Assistenza è l’informatizzazione che avanza. Vai al cardarelli prenoti la visita tramite il CUPA  per il centro antitabagismo, paghi il ticket per la vista e dopo aver superato di oltre 3/4 d’ora l’orario della visita scopri che  il medico non c’è e non c’è perchè è di turno nel servizio di notte e quindi il CUPA prenota alle 11,30 del mattino senza sapere, eppure loro informatizzano ma poi non si parlano tra reparti, il 32duesimo e tu vai, perdi la giornata, paghi il ticket, il parcheggiatore abusivo e come fai per continuare con il sorriso e la disponibilità di sempre?

 

Ogni tanto per gradire 13 gennaio 2009

Posted by Alfonso Marino in storica.
add a comment
Cicero: In Catilinam – oratio prima
Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quam diu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia? Nihilne te nocturnum praesidium Palatii, nihil urbis vigiliae, nihil timor populi, nihil concursus bonorum omnium, nihil hic munitissimus habendi senatus locus, nihil horum ora voltusque moverunt? Patere tua consilia non sentis? Constrictam iam horum omnium scientia teneri coniurationem tuam non vides? Quid proxima, quid superiore nocte egeris, ubi fueris, quos convocaveris, quid consilii ceperis, quem nostrum ignorare arbitraris?

2b 11 gennaio 2009

Posted by Alfonso Marino in storica.
add a comment

Se le compri al dettaglio puoi scegliere tra quella singola e quella doppia e il prezzo varia e dipende dalla qualità della carta. Sono molto usate in cucina ma anche dal gommista o dal meccanico. Di cosa parlo? Delle bobbine (2b), anzi della bobbina che di solito i negozianti vendono al dettaglio e all’ingrosso ad ogni abitante o famiglia della città di napoli, mentre se l’usa l’istituzione comunale è di uso privato: della serie sono fatti loro. Sono fatti loro ma poi lanciano i forum della comunicazione, ovvero quello spettacolo di ascoltare, massimo tre ore con tutto il codazzo al seguito e poi ritornare alla vita di tutti i giorni: l’istituzione è altrove, nelle sue riunioni, le sue auto, le sue componenti, i suoi comportamenti, la sua burocrazia. Peccato che tutto questo si riversa sul noi, sulla e nella città. Peccato, siamo lontani e non capisco come questa distanza possa essere recuperata. Le municipalità? Scimmiottano i grandi del consiglio di facoltà ops scusate del consiglio comunale e sono l’ulteriore blocco alla possibilità di dialogare e risolvere le difficoltà con l’istituzione. Siamo pieni di associazioni culturali che per discutere con un mitico assessore di una municipalità, badate non il presidente, aspettano intere settimane per poi dover partecipare, rigorosamente alle 12,00 del mattino alla riunione della commissione per esporre il problema e poi attendere che la richiesta venga portata all’assessore competente che scrive, spesso si indigna e poi getta la spugna, quando ci riesce con grande dignità. La porola chiave è attendere e poi attendere, attendere, attendere prego, l’istituzione è impegnata in altra conversazione, peccato. Bisogna ripartire fuori da questo mastodontico schema e trovare, provare una costruzione che passa per altre forme, altre modalità, altre donne e altri uomini: ad astera per aspera!

Napoli, è partito il locale 9 gennaio 2009

Posted by Alfonso Marino in Generale.
add a comment

Si continua con le analisi e l’augurio, gli auspici, i veleni e le accuse e il proporre, tipo l’ascolto, i forum di quartiere – questo è nella napoli istituzionale – Il fare è lontano, rimane nello sfondo aspettando che qualcuno – chi? – qualcosa, possa modificare l’esistente. Ripartire dal dialogo mettendo da parte gli interessi materiali è possibile? Mettendo da parte i giochi di potere si può? No, allora bisogna inventarsi modalità, azioni, regole che segnano la distanza con questo presente. Al momento roba per pochi, sparuta minoranza di idee e comportamenti.

Alto profilo 5 gennaio 2009

Posted by Alfonso Marino in storica.
add a comment

Ecco la giunta, del comune di napoli, da non confendersi con l’aggiunta. Un consiglio comunale che si confonde con un consiglio di facoltà? Un consiglio interfacoltà o interdipartimentale? Quest’idea che un tecnico “prestato” alla politica è di fatto positivo, agente di cambiamento la dice  lunga sullo stato di salute della politica ma anche della “società civile”. Un corto circuito da lasciare al buio un globo intero e lo chiamano cambiamento e molti tecnici si prestano al gioco del tutto cambi perchè nulla cambi. La difficoltà di dire no, dire no al proprio io è comportamento complicato, pochi ci sono riusciti, molti hanno abdicato e si cullano in questa idea di potere, per il maschile e giustizia per il femminile che non conduce da nessuna parte.  Partono le analisi della nuova giunta, si sprecano gli editoriali di parata mentre continua nella inesorabile crescita la distanza tra la persone che oggi per pagare un c.c. alla posta impiegano oltre 1 ora e quelli che continuano con la spiegazione della soluzione informatica. Ancora una possibilità sprecata? No, la distanza è incolmabile anche per linguaggio, comportamenti e pensiero. Loro sono per la crescita e qui bisogna iniziare una seria riflessione sulla decrescita, il governo e qui bisogna iniziare con una seria riflessione sulla partecipazione, il bilancio e qui bisogna iniziare con una seria riflessione sul debito pubblico e privato, il sistema democratico e qui bisogna iniziare una seria riflessione sul dire no al proprio io. Iniziare, iniziare e non finire con una lista per l’elezione. Sfida necessaria, punto di partenza  importante che al momento raccoglie pochi adpeti. 

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.