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Un calcio alla crisi 17 gennaio 2009

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Dipendiamo dal petrolio e poi gli Emirati con i soldi che guadagnano fanno come gli pare. Ad esempio danno un calcio alla crisi comprando un calciatore per 150 milioni di euro e uno stipendio di 500mila euro alla settimana, spicciolo più o meno, che l’interessato deve spendere, c’ è la farà? Poi ci sono i comuni mortali quelli che vivono con 500 euro al mese, retorica nooo, sono le regole del libero mercato. Libero per chi? Mercato per cosa? Gli Emirati danno un calcio alla crisi…..un calcio nella pancia!!!!

Carosello 30 dicembre 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Devi avere una età per ricordarti di carosello, puoi essere nato 10 annni fa e vivere carosello. Per permettere alla società dei consumi di continuare  l’orgia della merce – natale è una di queste – sono necessari tre ingredienti: la pubblicità che crea il desiderio di consumare, il credito che ne fornisce i mezzi e l’obsolescenza accelerata e programmata dei prodotti che ne rinnova la necessità. Questo carosello esiste se si espande il binomio produzione e consumo e si comprimono i costi della produzione.  Dentro questo carosello possiamo esserci tutti e quelli più deboli perdono, oppure non trovano valori, la forza dell’anima per vivere di reputazione e non di continua mediazione fino alla vendita della propria persona: una battaglia tosta che spesso non viene percepita dalla stessa persona che la vive, oppure si riesce ad uscire da questo carosello, oppure sostituisci questo carosello con quello dei beni di consolazione come ad esempio, cibo o rifiuto del cibo, sesso a pagamento o rifiuto ascetico. Persi dentro questo carosello con una quantità di auguri che girano e non si fermano, tutti insieme in una solitudine tipica della crescita e dello sviluppo, di cosa, di chi, per cosa, per chi? 

Ma chi dice che non c’è? 29 dicembre 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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L’Istat sottolinea, come evidenziato di recente, la notevole perdita occupazionale nel sud. L’incrocio con i dati sulla qualità dei servizi per regione evidenziano una perdita di posizione nelle stesse aree dove cala l’occupazione. Il Sud è colpito due volte: scarsa qualità dei servizi e perdita di occupazione. E’ utile approfondire il tema dei servizi, quelli tradizionali da innovare, ad esempio gli enti locali. Per gli enti locali il tema è la new economy, ovvero il continuo migliorare l’erogazione dei servizi pubblici, la partecipazione e decisioni dei cittadini, le relazioni interne tra le amministrazioni e con le imprese. Il fascino è quello della tecnologia che spiega, trasforma e rende partecipi. La tecnologia valida in se e per se che apre le porte ad una società nuova. Gli enti locali hanno vissuto e vivono la tecnologia come opportunità, ma il cambiamento è visibile? Controllo banale: collegatevi ai siti dei comuni meridionali e verificate che il dato è simile nell’intero sud. Non è possibile compilare la pratica on line e inviarla. In alcune regioni come la Campania, nessuno dei 551 comuni offre questo servizio previsto dal Ministero per l’Innovazione e rafforzato dai finanziamenti POR. Inoltre, gli enti locali del mezzogiorno con una media di 5000mila abitanti, sono oltre il 60% del totale e non devono possedere tecnologie così spinte. Interventi uguali per situazioni diverse non creano qualità. In molti casi, nei comuni di dimensioni minori, l’informazione interna e all’utenza si sviluppa con software di base in dotazione e spesso le azioni devono essere rivolte al recupero dell’evasione contributiva dei cittadini. Era utile stabilire una premialità per i comuni che raggiungevano quest’obbiettivo. Gli enti locali sono stati coinvolti ma nella sostanza la relazione con gli utenti e le imprese non si è modificata. Inoltre la gestione degli interventi, il controllo dei finanziamenti richiede la nascita di organismi. La crescita della burocrazia dei professionisti è notevole. La burocrazia dei professionisti, come evidenziato dai dati ultimi della corte dei conti, si concentra nei consigli di amministrazione, nuclei di valutazione, collegi sindacali, revisori dei conti. Anche nelle regioni del sud il rischio è questo: la new economy, crea la cortigiana economy e minimi cambiamenti positivi. La burocrazia dei professionisti creata dagli amministratori locali, dai partiti locali è la cortigiana economy. La corte premiata per l’appartenenza e non per il valore delle persone. La creazione della corte si palesa in tre comportamenti. Il primo attiene all’organizzazione degli interventi: sono possibili con apparati burocratici leggeri e fortemente orientati al risultato, ci deve essere questa contemporanea disponibilità, ma non è stata creata. Il secondo è legato alla attuazione dei programmi che non dovrebbero essere più il risultato di adattamenti tra mediazione e reputazione delle istituzioni e dei suoi rappresentanti, ma l’evoluzione di controlli che stabiliscono sanzioni ed incentivi. Il terzo è legato all’attivazione di interventi che in fase di proposta richiama concetti quali sviluppo, qualità della vita e se implementati corrispondono ad interessi materiali di gruppi di potere trasversali. Sviluppo possibile? Provate ad aggredire questi tre comportamenti che presentano una stratificazione economica, culturale e temporale notevole. Innovare nel mezzogiorno significa partite dalle vecchie problematiche non risolte, oppure diteci che non si può ma, spiegateci perché.

Dalle parole al concreto..ma la befana, babbo natale 20 dicembre 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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E’ necessario che il Sud Italia sia inquadrato nel contesto Mediterraneo e proposto come una base logistica in grado di intercettare i flussi di merci e di saperi che partono dal Far East e mettono in competizione il bacino del Mediterraneo con le tradizionali rotte del Nord Europa. Per questo obiettivo fondamentale è indispensabile strutturare una strategia comune delle regioni del Mezzogiorno e del Governo centrale con scelte condivise per un riequilibrio territoriale nel Sud Italia, decongestionando le aree costiere e sviluppando un sistema di connessioni. Le priorità sono il rafforzamento dei maggiori poli portuali, ferroviari ed aeroportuali ma anche la realizzazione di una adeguata, articolata ed efficiente rete connettiva di trasporti e logistica che colleghi questi nodi. Il Sud deve puntare per il suo sviluppo su reti materiali ed immateriali. In questa prospettiva è necessario superare gli equilibri territoriali fondati sulle tradizionali dinamiche esistenti tra le aree urbane meridionali forti e l’entroterra strutturalmente fragile. Urge avviare un processo di aggregazione di territori e di organizzazione di servizi comuni. E’ evidente che occorre creare una massa critica per ottenere servizi di livello paragonabile a quello delle altre aree del paese. Idee importanti, spesso sentite e discusse, mai realizzate qui da noi, mentre altrove qualcosa si muove e ci superano, diventano fatti concreti nelle altre regioni europee del mediterraneo. Ancora pensiamo e progettiamo mentre altri decidono e realizzano.

Crisi e Colori 16 dicembre 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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I giornali raccontano la catastrofe economica, ma poi sono pieni di pagine pubblicitarie che tentano di venderti beni costosi. La televisione trasmette la crisi, ma poi mette in onda un’Italia intenta a telefonarsi e profumarsi. C’è chi non arriva alla fine del mese e chi non trova posto al ristorante. La cassa integrazione ordinaria cresce del 253%, rispetto al novembre dell’anno scorso, ma al ponte dell’Immacolata gli sciatori di Cervinia sono aumentati del 40% e gli skipass dolomitici del 20%. Certo chi è andato a sciare a Cervinia quest’anno poteva essere, un anno fa, in giro per il mondo e chi nel periodo di natale rimane nella propria casa perché è in cig forzata poteva essere l’anno prima al lavoro. Piccola differenza: chi scia vive, chi è in cig sopravvive. Siamo ancora fermi alla richiesta di forti, robuste redistribuzione di ricchezza in termini di beni e servizi per l’ampia parte della popolazione che non regge l’urto e pur modificando le priorità ed eliminandone alcune non regge l’urto della crisi.

Mare Nostrum 2 dicembre 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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Mare nostrum, storia antica e di grande tradizione e viva attualità. Gli ultimi avvenimenti postano diritti al bacino del mediterraneo con due importanti eventi politici internazionali, il “Partenariato euromediterraneo”, noto come “processo di Barcellona” (27-28/11/1995) e il “Vertice del Mediterraneo”, svoltosi a Parigi (13/07/2008) che ha dato vita all’ “Unione per il Mediterraneo” (UPM). Sullo sfondo di queste riflessioni stanno la Risoluzione del Parlamento europeo del 5 giugno 2008 che ha ripreso il processo di Barcellona, Unione per il Mediterraneo e la Dichiarazione congiunta del Vertice per il Mediterraneo. Questi incontri spesso non sono determinanti per la soluzione dei problemi, ma evidenziano una disponibilità al confronto e ci si augura alla comprensione e soluzione dei vincoli, politici, sociali e culturali dei Paesi del mediterraneo. Incontri importanti che si intrecciano con quelli che spesso sono promossi da riflessioni locali e dunque meno noti, ma animati da curiosità di comprensione e attenzione alla soluzione di problemi. L’utilità di continuare la riflessione e in particolare di centrare l’attenzione sui temi che sintetizzo di seguito è importante. 1.- Paesi del Mediterraneo e alfabetizzazione, educazione degli adulti: non è possibile continuare a pensare di potere esportare un modello occidentale di alfabetizzazione ed istruzione. La sintesi che si rappresenta nel nostro occidente con la categoria della “formazione” presenta per noi serie difficoltà di applicazione e meno che mai possiamo essere i paladini di una esportazione di “formazione” come idea pronta per il successo. 2.- Il partenariato dovrebbe essere in questo solco e non può rispondere alla sola logica delle distribuzione delle risorse lungo una catena di attori lunga che non condensa ma, diluisce il risultato. 3.- Le aspettative di vita di 765 milioni di cittadini del bacino euro –afro -mediterraneo non sono un mercato da conquistare ma il necessario investire risorse e promuovere scambi per una vita migliore e uno sviluppo pacifico per tutti. 4.-Nei prossimi 30 anni il numero di giovani europei di età inferiore a 24 anni si ridurrà del 15%. Un europeo su tre avrà più di 60 anni, uno su dieci ne avrà più di 80. In Italia, le cifre sono ancora più allarmanti. Parimenti, il fenomeno dell’invecchiamento nell’UE va analizzato nel contesto dell’espansione globale della popolazione nel mondo. Dopo un aumento della popolazione mondiale dai 2 miliardi del 1950 agli attuali 6,5 miliardi, l’ONU prevede la continuazione di questa tendenza fino a raggiungere i 9,1 miliardi entro il 2050. la crescita della popolazione riguarderà i Paesi in via di sviluppo e la popolazione dei 50 paesi meno sviluppati raddoppierà. La maggiore crescita riguarderà l’Africa. Conquistano loro noi con le braccia o conquistiamo noi loro con la tecnologia? Falso dilemma, non sono un mercato, non siamo formatori. Relazioni culturali e di scambio per sperimentare un modo nuovo di costruire cultura e distribuire ricchezza, come spiega bene Annie Leonard. L’ennesima sfida da non buttare, perché forse dopo la Cina e l’ India siamo al capolinea.

de PIL iamoci 28 novembre 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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18 marzo, 1968 – discorso di Robert Kennedy

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow  - Jones, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine – settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani. (grazie alla segnalazione di Marco Alifuoco)

I ricchi e poveri cantavano……… 27 novembre 2008

Posted by Alfonso Marino in Economia.
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In Italia disuguaglianza e povertà sono cresciute rapidamente durante i primi anni novanta. Da livelli simili alla media OCSE si é passati a livelli vicini a quelli degli altri paesi dell’Europa del Sud. Da allora la disuguaglianza é rimasta ad un livello comparativamente elevato. Tra i 30 paesi OCSE oggi l’Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri. Elevati livelli di disuguaglianza del reddito e povertà.

 Redditi da lavoro, capitale e risparmi sono diventati il 33% più diseguali a partire dalla metà degli anni ottanta. Si tratta del più elevato aumento nei paesi OCSE, dove l’aumento medio é stato del 12%.

 L’Italia ha in parte colmato il crescente gap tra ricchi e poveri aumentando la tassazione sulle famiglie e spendendo di più in prestazioni sociali per le persone povere. Sorprendentemente, l’Italia é uno dei tre soli paesi OCSE che ha aumentato la spesa in prestazioni rivolte ai poveri negli ultimi dieci anni.

 Il reddito medio del 10% degli Italiani più poveri é circa 5000 dollari (tenuto conto della parità del potere di acquisto) quindi sotto la media OCSE di 7000 dollari. Il reddito medio del 10% più ricco é circa 55000 dollari, sopra la media OCSE.

 I ricchi hanno beneficiato di più della crescita economica rispetto ai poveri ed alla classe media.

 Il tasso di povertà é sceso tra la metà degli anni novanta ed il 2005. La povertà minorile é scesa in modo particolarmente rapido, dal 19% al 15% (solo in Gran Bretagna c’é stata una simile riduzione). Ciononostante, un tasso di povertà minorile del 15% é ancora sopra la media OCSE del 12%.

Sanità, educazione ed alloggi forniti dal settore pubblico riducono la disuguaglianza nella distribuzione del reddito meno che nella maggior parte dei paesi OCSE.

La mobilità sociale in Italia é più bassa che in altri paesi, come Australia o Danimarca. Figli di famiglie povere hanno una più bassa probabilità di diventare ricchi rispetto ai figli di famiglie ricche.

La ricchezza é distribuita in modo più diseguale rispetto al reddito: il 10% più ricco detiene circa il 42% del valore netto totale. In confronto, il 10% più ricco possiede circa il 28% del totale del reddito disponibile. (grazie alla segnalazione di Alessandro Coppola)

(fonte)

www.oecd/els/social/inequality

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