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	<title>Falsipositivi &#187; Epistemologia della Rete</title>
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		<title>Silenzio si gira &#8211; ciak</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 11:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Marino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Epistemologia della Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Silenzio sul Mezzogiorno. Si parla del Sud, solo per sottolineare i guasti, nessun futuro. La recessione che colpisce i paesi industrializzati non sarà neutrale riguardo alla dimensione dei divari nord-sud. Le opportunità per la crescita del Sud Italia dipendono in larga parte dall&#8217;utilizzo delle risorse per le politiche di sviluppo regionale riferite anche all’uso dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=falsipositivi.org&#038;blog=3182756&#038;post=449&#038;subd=falsipositivis&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span class="body"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Silenzio sul Mezzogiorno. Si parla del Sud, solo per sottolineare i guasti, nessun futuro. La recessione che colpisce i paesi industrializzati non sarà neutrale riguardo alla dimensione dei divari nord-sud. Le opportunità per la crescita del Sud Italia dipendono in larga parte dall&#8217;utilizzo delle risorse per le politiche di sviluppo regionale riferite anche all’uso dei fondi comunitari e quelli nazionali, così come risulta dalla struttura finanziaria del Quadro Comunitario di Sostegno che prevede, nel periodo 2007-2013, un totale di 124,7 miliardi di euro di cui 28,7 miliardi di euro sono rappresentati dal contributo comunitario dei fondi strutturali (programmati con i Programmi Operativi Nazionali e Regionali), 31,6 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale e 64,4 miliardi di euro dei Fondi per le Aree Sottoutilizzate (FAS). Denari da spendere con sapienza e trasparenza. Una crisi che non può essere affrontata né in termini regionali né in termini nazionali. Sono indispensabili decisioni da assumere a livello di Unione Europea.</span></span></p>
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		<title>Ipotesi di lavoro un nuovo &#8220;paradigma informatico&#8221;</title>
		<link>http://falsipositivi.org/2008/04/16/ipotesi-di-lavoro-un-nuovo-paradigma-informatico/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 18:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Marino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Epistemologia della Rete]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Mark Pesce (inventore del VRML) in un recente articolo ha sostenuto che oramai l&#8217;informatica si basa su modelli di software obsoleti. La prima domanda che viene in mente è: ma come è possibile? non vi sono sempre più programmi, sempre nuovi sistemi operativi, sempre più applicazioni?  Ad un primo sguardo potrebbe sembrare che sia così; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=falsipositivi.org&#038;blog=3182756&#038;post=62&#038;subd=falsipositivis&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Mark Pesce (inventore del VRML) in un recente articolo ha sostenuto che oramai l&#8217;informatica si basa su modelli di software obsoleti. La prima domanda che viene in mente è: ma come è possibile? non vi sono sempre più programmi, sempre nuovi sistemi operativi, sempre più applicazioni?</p>
<p style="text-align:justify;"> Ad un primo sguardo potrebbe sembrare che sia così; poi volendo approfondire la questione ci rendiamo conto che i principali applicativi software attuali hanno assunto la forma sostanziale ritroviamo già alla fine degli anni sessanta. I programmi di videoscrittura, i fogli di calcolo, la struttura dei database relazionali sono strutture di programmi figli di un felice incontro tra un portato linguistico strutturalista ed alcune menti di prim&#8217;ordine che vollero definire il massimo delle potenzialità per i calcolatori di quel periodo. Per comprendere l&#8217;ordine di grandezza del salto tecnologico compiuto dagli anni sessanta ad oggi (quando la parte software è rimasta sostanzialmente invariata) potremmo dire che siamo nell&#8217;ordine di potenze di calcolo di decine di migliaia di volte superiori ai computer dell&#8217;epoca. Basti pensare che il computer che mandò sulla luna gli astronauti era molto meno potente e veloce della più banale calcolatrice per le quattro operazioni elementari oggi in commercio. Dai progetti di sviluppo di software sono nati e poi minimamente evoluti i programmi che oggi conosciamo: &#8220;word&#8221;, &#8220;excel&#8221; &#8220;access&#8221; etc&#8230;.<span id="more-62"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Possiamo dire che la nascita di Internet/ArpaNet  (1968) e di Unix (inizi anni &#8217;70) costituiscano gli ultimi bagliori di creatività informatica. Solo l&#8217;invenzione dell&#8217; &#8220;html&#8221; (metalinguaggio descrittivo delle pagine internet e creatore del concetto dell&#8217;iperlink)  ha costituito un  portato innovativo nell&#8217;ambito informatico.</p>
<p>Nonostante tutto:  Il paradigma di fondo è rimasto invariato!</p>
<p style="text-align:justify;">Da allora, il miglioramento del software è stato una gara ad ottimizzare i prodotti e sfruttare in maniera più o meno valida la velocità  di calcolo dei nuovi computer aggiungendo funzionalità minime. Volendo usare una metafora è come se ci fosse un corpo (hardware) di un adolescente in piena crescita con la capacità  mentale (software) di un bambino di due anni.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p><strong>Perché si è arrivati a tutto questo?</strong></p>
<p> </p>
<p style="text-align:justify;">Sicuramente per ragioni economiche e di mercato in quanto la ricerca di base non frutta nel breve periodo e la concorrenza sempre più accanita lascia poco spazio a tentativi che potrebbero essere infruttuosi, ma soprattutto perché ci si è messi sempre nell&#8217;ambito di un solo paradigma: la macchina di Turing. L&#8217;approccio teorico della macchina di Turing è risultato geniale per l&#8217;epoca (intorno agli anni &#8217;40), poiché ha dato un nuovo impulso allo sviluppo della teoria dei calcolatori distaccando il dominio descrittivo e di pertinenza e rendendolo totalmente autonomo dalla materia trattata. Con una macchina (teorica e virtuale, quindi slegata dai concetti di prestazione e velocità) di Turing rispettandone i parametri si può calcolare tutto il calcolabile senza doversi confrontare con la realtà. Paradossalmente se il contenuto inserito autoreferenzialmente è esatto il risultato è sempre e necessariamente coerente con le strutture logiche di inserimento dati. In tale approccio l&#8217;errore è dovuto sempre e comunque a problemi di calcolabilità e computabilità  (cioè alla definizione e creazione degli algoritmi di calcolo). La domanda seguente diventa quindi: perché per quanti sforzi si facciano nella creazione di algoritmi fedeli all&#8217;impostazione della macchina di Turing  ci sono problemi teoricamente risolvibili ma che praticamente non si riescono a risolvere?</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;esempio più evidente che chiunque navighi su internet ha avuto modo di constatare è l&#8217;incongruità dei risultati di una ricerca inserendo parole chiavi su un motore di ricerca (Google , Yahoo, Msn Search etc..). Essi, in un gergo tecnico mutuato dal campo medico, sono spesso pieni di &#8220;Falsi Positivi&#8221; o &#8220;Falsi Negativi&#8221; cioè risultati non attesi o non corrispondenti alle aspettative. Per quanto si affinino gli algoritmi di ricerca delle informazioni, ed anche introducendo criteri di schematizzazione (i cosiddetti domini &#8220;Ontologici&#8221; e &#8220;Semantici&#8221; delle parole) il problema rimane ineludibile teoricamente e sostanzialmente. Lo stesso governo americano (spesso come accaduto per internet primo finanziatore di ricerca) in alcuni tentativi di voler applicare dei filtri di ricerca ad alcune parole, ad esempio di tipo sessuale, si è reso conto in momenti successivi di dover escludere dalla ricerca migliaia di documenti presenti nello stesso archivio del Congresso per le proposte di legge in materia sessuale. In questo caso come in moltissimi analoghi non si trattava di cercare un qualcosa ma, operazione che risulta già più semplice, solo di escludere dei termini nel contesto di ricerca.</p>
<p style="text-align:justify;">La risposta degli informatici teorici, come accennato, è stata la creazione di Ontologie (sic!) di significato, intendendo con questo termine dei macroinsiemi di contesto a cui vengono associati dei termini, per determinare i cosiddetti alberi di conoscenza. Il passaggio successivo sarebbe costituito dai cosiddetti Web semantici, cioè una serie di &#8220;decrittori&#8221; che consentono di contestualizzare i termini ed i significati e quindi migliorare la comprensione del testo e soprattutto renderlo significativo  rispetto agli argomenti presentati.</p>
<p style="text-align:justify;">Il problema rimane quindi sempre e comunque all&#8217;interno del paradigma di Turing: se ci sono delle cose che non funzionano esse sono sempre dovute alla mancanza di affinamento nella creazione degli algoritmi di calcolo oppure al voler calcolare l&#8217;incalcolabile. In realtà il progetto di Web Ontologico e Semantico già teoricamente definito da almeno dieci anni si sta rivelando complesso e sostanzialmente ingestibile: il tempo di definizione e gestione dei decrittori per il mondo internet supera il  tempo di creazione dei contenuti stessi. Negli studi di ricerca linguistica computazionale avanzata ad esempio, per la definizione del  contesto di uso di termini per la letteratura italiana del 1200, possiamo vedere che vi sono progetti di ricerca di durata almeno decennale con l&#8217;impiego di decine di ricercatori.</p>
<p style="text-align:justify;">Immaginiamo di voler imbrigliare in queste maglie logiche tutti i termini della lingua italiana e definirne i contesti d&#8217;uso moderni, in tutti i campi del sapere,  poi moltiplichiamolo per tutte le lingue, cercando i contesti di applicazione e possiamo immaginare immediatamente gli enormi e insuperabili problemi di catalogazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo stesso tipo di problema si evidenzia anche per altri contesti: il riconoscimento del parlato da parte del computer, dei software di OCR,  ma soprattutto nell&#8217;interfaccia uomo macchina dove vi è sempre la necessità di apprendere quale logica di funzionamento utilizza il computer ed adeguarsi ad essa.</p>
<p style="text-align:justify;">Per risolvere questi problemi si pone l&#8217;acceleratore sulla velocità di calcolo hardware e sulla capacità associativa dei software, rimanendo tuttavia nell&#8217;ambito del paradigma di Turing.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">La felice stagione teorica degli anni sessanta oltre il notevole contributo di Turing, ha avuto un&#8217;altra gamba per muoversi e svilupparsi: la ricerca Chomskyana sul linguaggio. Seguendo questo approccio teorico, se i linguaggi si basano su elementi comuni razionali e lo sviluppo degli algoritmi può descrivere praticamente ogni cosa (nell&#8217;ambito dei limiti di computazionalità definiti e dimostrati in maniera matematica),  non sarebbe rimasto che il doverne crearne sempre più di nuovi ed efficienti che insieme alle sempre maggiori potenze di calcolo non avrebbero potuto fallire nella missione di informatizzazione del mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">Purtroppo come tutti i paradigmi anche questo di Turing-Chomsky sta cominciando a mostrare i suoi punti di debolezza. L&#8217;approccio per Ontologie ha mostrato i suoi limiti teorici e soprattutto pratici, tant&#8217;è che gli algoritmi di calcolo dei motori di ricerca più efficaci (Google) si basano su concetti di &#8220;Ranking&#8221; ripetitività e &#8220;brute force&#8221; (forza bruta) di calcolabilità. </p>
<p style="text-align:justify;">La macchina di Turing, anch&#8217;essa, si basa su concetti di calcolo computazionale definiti a &#8220;tempo discreto&#8221;, cioè il tempo di passaggio da uno stato di lettura e/o scrittura ad un altro deve avvenire sempre ad un tempo differente. Oggi i moderni calcolatori quantici (con il relativo concetto di  Qbit -Quantum bit- e la sua matematizzazione) stanno andando oltre  il concetto di calcolo sequenziale e parallelo per introdurre calcoli vettoriali che presuppongono nuovi algoritmi. E&#8217; questa l&#8217;unica possibilità per avviare un vero rinascimento informatico che consenta di superare i problemi evidenziati in precedenza e avviare la nascita di realmente nuove generazioni di software dato che l&#8217;attuale si avvia alla soglia dei cinquanta anni in un settore in piena esplosione tecnologica. Come per il binomio teorico Turing -Chomsky che ha fatto da guida alla progettazione dei tools di sviluppo degli anni sessanta e di teoria generale dell&#8217;approccio informatico, così oggi manca una riflessione umanistica che consenta lo sviluppo di nuove ipotesi teorico per lo sviluppo dei software. La creazione dei principi primi teorici per la soluzione dei problemi del paradigma e la creazione, quindi, di nuovi paradigmi necessita di riflessioni teoriche che esulano dal campo dell&#8217;informatica pura per coinvolgere matematici, statistici, linguisti, psicologi, logici, filosofi. Una ipotesi di ricerca in questo campo dovrebbe riuscire a considerare modelli di visione del mondo che esulano dall&#8217;informatica, anzi che avviino il processo inverso: oggi che se ne conoscono potenzialità e i limiti (ne è stato tracciato un primo paradigma) si dovrebbe adattare l&#8217;informatica di base al pensare umano e non viceversa. Il pensiero associativo, le capacità di sintesi e di riconoscimento di una realtà non codificata e del suo contesto non sarebbero lontani seguendo nuove strade di sviluppo del software.</p>
<p style="text-align:justify;"> <strong>Le ipotesi di attività.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"> La possibilità di coinvolgere umanisti che si occupino di informatica pare sempre più scarsa:</p>
<p style="text-align:justify;">informatica e scienze umane sono state per molto tempo due discipline completamente distanti e che non hanno comunicato realmente tra loro.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella consapevolezza che sia necessario una riflessione totale sulla necessità di rendere l&#8217;informatica uno strumento, come ad esempio il motore a vapore nell&#8217;economia ottocentesca utilizzato nelle svariate applicazioni aperte alla creatività degli utilizzatori e per i più svariati fini, potremmo pensare un circolo virtuoso nel rapporto tra utilizzatori e in futuro &#8220;umanisti-progettisti-architetti dei sistemi informatici&#8221; rispetto ai &#8220;tecnici ingegneri dei processi&#8221;. Lo scambio informativo prevede la condivisione della conoscenza in ambito informatico, ma anche la progettazione congiunta degli applicativi rispetto alle esigenze.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Spero che sia sentito il bisogno di confrontarsi su questi temi.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/falsipositivis.wordpress.com/62/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/falsipositivis.wordpress.com/62/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/falsipositivis.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/falsipositivis.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/falsipositivis.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/falsipositivis.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/falsipositivis.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/falsipositivis.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/falsipositivis.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/falsipositivis.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/falsipositivis.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/falsipositivis.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/falsipositivis.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/falsipositivis.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/falsipositivis.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/falsipositivis.wordpress.com/62/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=falsipositivi.org&#038;blog=3182756&#038;post=62&#038;subd=falsipositivis&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Carlo Verdino</media:title>
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	</item>
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		<title>Il superamento dei concetti di Reti collettive e Reti connettive di calcolatori.</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 18:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Marino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Epistemologia della Rete]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa cercavo su internet l’immagine di un quadro famosissimo di cui ricordavo perfettamente l’immagine ma non l’autore né il titolo. Esso riproduce in stile gotico due contadini americani ai tempi della depressione degli anni ’30. La ricerca durata in tutto parecchi giorni anche tramite strumenti avanzati di siti specializzati in quadri, immagini storia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=falsipositivi.org&#038;blog=3182756&#038;post=63&#038;subd=falsipositivis&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Qualche tempo fa cercavo su internet l’immagine di un quadro famosissimo di cui ricordavo perfettamente l’immagine ma non l’autore né il titolo. Esso riproduce in stile gotico due contadini americani ai tempi della depressione degli anni ’30. La ricerca durata in tutto parecchi giorni anche tramite strumenti avanzati di siti specializzati in quadri, immagini storia dell’arte, motori di ricerca indicizzati per categorie di immagini era diventata una specie di dimostrazione dell’inutilità di internet nel reperire le informazioni che si cercano in maniera “confusa”. Alla fine il titolo l’ho scoperto per caso guardando la didascalia di un giornale che riproduceva l’immagine: era “American Gothic”<span>  </span>di Grant Wood ed una volta conosciuto il nome è bastato andare su un qualunque motore di ricerca per essere sommerso da migliaia di immagini del quadro, offerte di magliette etc…</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Oggi si fa un gran parlare di Reti Connettive e Reti Collettive, società della conoscenza ma rimane fuori spesso una delle caratteristiche fondamentali a cui tutti dovremmo rispondere: ma se cerco un gruppo di interessi, una informazione, una risposta ad un problema, la trovo su internet?<span>  <span id="more-63"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Oggi dopo tanti Web Semantici, Ontologici (che saranno poi? dopo anni di studio della filosofia alla parola web ontologico mi si rizzano i capelli), la domanda rimane perché il cosiddetto numero di risultati non corrispondenti a ciò che cerco (falsi positivi) rimane esageratamente alto. Molti fanno corrispondere questa incapacità delle macchine ad una non corretta descrizione dei contenuti (web semantico) ma sono stati scavalcati da motori come Google che introduce concetti come rilevanza e significanza all’interno dell’output di ricerca (ranking), pur tuttavia non ottenendo i risultati voluti. Credo che l’unica soluzione sia nel riconsiderare in maniera organica tutto l’apparato logico che sta dietro alla gestione delle informazioni dei calcolatori: dalla struttura delle Basi Dati (tecnologia degli anni ’60) alla logica di rappresentazione delle informazioni dei calcolatori. Si sta andando già oltre Turing: la sua macchina che implica la nozione di calcolabilità<span>  </span>oramai ha mostrato i suoi limiti; se tutto è computabile in maniera precisa, perchè i risultati di una ricerca sono sempre più imprecisi? Tutto l’apparato logico che sta dietro finanche del concetto di Algoritmo e di calcolabilità sta lentamente scomparendo dietro l’implementazione di computer quantici e i Qubit da loro gestiti con algoritmi di nuova concezione che non sono più rappresentabili dalla macchina di Turing che presuppone tempi discrezionali certi. Le grammatiche descrittive chomskjane chiuse perdono colpi e paradossalmente non ci troviamo di fronte ad una disarmonia, ma ad un’opportunità di riconsiderare il tutto per porre rimedio alle attuali disarmonie di risultati e di utilizzo dei computer. Lungi da me ogni sogno di intelligenza artificiale, ma credo che una maggiore aderenza alle logiche della mente, alla ricerca di significanza nei risultati, all’uso più semplice delle tecnologie in questa svolta epocale della struttura profonda dei calcolatori potrebbe avvenire riproponendo una alleanza strategica tra Scienza e Umanesimo come è avvenuto negli anni ’60 quando alla fase puramente tecnica di sviluppo dei calcolatori si è aggiunta la riflessione Chomskiana sul linguaggio. Oggi tutto ciò è oggetto di ricerca nei laboratori più avanzati, studio che non implica solo discussioni sulla ricaduta sociale delle tecnologia ma implica un contatto diretto tra gruppi di lavoro multidisciplinari che possano avviare nuovi dialoghi su queste materie. L’umanista spesso è alieno dal computer e il tecnico con lui poco viene a contatto, ma la sfida sarà nel riproporre modelli multidisciplinari di ricerca. E’ un filone di ricerca che non possiamo permetterci di perdere dato che può costituire la rinascita della ricerca informatica nel vecchio continente poiché presuppone più un impegno delle menti che attrezzature molto costose.<span>   </span></p>
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		<title>Erogazione di servizi tramite internet? Liberiamo le energie nascoste!</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 19:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Marino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Epistemologia della Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[IP Phone? IP TV? Si sentono tante sigle in giro… e tutte hanno il prefisso IP davanti che, per coloro che ne commercializzano i servizi, indicano che essi viaggiano sulla rete internet in maniera paritetica “a rete magliata”, dove ogni punto ha pari dignità di trasmissione e ricezione. Ma le cose stanno davvero così? E’ [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=falsipositivi.org&#038;blog=3182756&#038;post=4&#038;subd=falsipositivis&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify" style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">IP Phone? IP TV? Si sentono tante sigle in giro… e tutte hanno il prefisso IP davanti che, per coloro che ne commercializzano i servizi, indicano che essi viaggiano sulla rete internet in maniera paritetica “a rete magliata”, dove ogni punto ha pari dignità di trasmissione e ricezione. Ma le cose stanno davvero così? E’ davvero possibile effettuare, magari da casa propria, tutte le operazioni connesse ad un vero servizio internet? Ebbene, anche se a livello di programmi e di software ciò è senz’altro possibile, un ostacolo insormontabile si riscontra nella gestione del collegamento internet. Si potrebbe pensare che il problema sia la banda larga, e certamente in parte lo è, ma il vero scoglio attuale sta nell’avere a disposizione un indirizzo IP pubblico. Tutti noi abbiamo sperimentato o almeno visto come funziona un servizio di VOIP, di Videoconferenza tramite WEB oppure visto programma in streaming audio o video senza grossi disagi, la banda già larga sarà sempre più larga ma allo stato attuale avremo sempre bisogno di un server centrale che si occupa di tradurre indirizzi di connessione domestici (quindi per la parte numerica variabili o dinamici) in indirizzi logici fissi. Se ad ogni connessione internet ottengo un numero di IP differente, non di potrà mai indirizzare una richiesta al mio computer dall’esterno. In parte il problema viene aggirato dai fornitori di servizi. Ad esempio Microsoft Messanger o Skype fanno da server per il collegamento ed identificano l’IP di colui che si connette e poi fanno da “centralino” per coloro che lo devono trovare “on-line”; qualora non ci si connettesse al server centrale dei servizi tutto ciò non sarebbe più possibile. Il problema dell’indirizzamento IP venne affrontato<span id="more-4"></span> negli anni ’70 quando i computer collegati in rete erano poche decine e si pensò, tenendosi larghissimi dato che il fabbisogno era per pochi computer pensando ad indirizzamenti per pochi milioni di computer. Già a metà degli anni novanta si ebbe la netta percezione che i “range” di indirizzi pubblici, distribuiti da Autority internazionali ai singoli paesi ed accaparrati per sottoclassi sarebbero stati pochi per il tumultuoso aumento della connettività internet. Allora la strategia era evidente: come avviene in altre realtà giocando sulla non simultaneità dei collegamenti è possibile in un rapporto di 1:10 mantenere la connettività non simultanea di dieci utenti per IP disponibile. Tale strategia era attuata ad esempio dalle compagnie telefoniche per le linee telefoniche analogiche che mai avrebbero dato la possibilità a tutti gli utenti di parlare contemporaneamente, ma era altamente improbabile che ciò accadesse. Nei rari casi di necessità – calamità naturali o altro- si palesavano i problemi di questo sistema. </font></p>
<p align="justify" style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Successivamente furono creati altri strumenti per facilitare il compito: gli indirizzamenti su base privata che vengono usati nelle aziende oppure nelle piccole reti domestiche, per consentire a più utenti di usufruire dei servizi internet tramite un singolo indirizzo IP oppure col sistema del DNS ( i nome a dominio tipo http://www.pippo.it che corrispondono ad un IP fisso) che avrebbero consentito ai server di avere attivo su un singolo IP molti siti contemporaneamente. </font></p>
<p align="justify" style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Tali sistemi sono utilizzati ancora oggi per altri scopi (sicurezza telematica etc..) ma ancora non è possibile attivare un rapporto 1:1 tra computer collegati ed indirizzi IP. Sono molti anni che accanto ai criteri di indirizzamento standard definiti IPv4 sono state emesse direttive per l’implementazione di uno spettro di indirizzi più ampio detto IPv6 che consentirebbero l’indirizzamento su base pubblica di centinai di miliardi di apparecchiature, dato che si è pensato che in un prossimo futuro possano essere collegati in rete anche gli elettrodomestici casalinghi come i frigoriferi. Tali direttive sono state recepite dagli sviluppatori dei sistemi operativi e dal 2001 sono implementati per ogni versione di Windows, Mac e Linux sia come client che come server. Essi spesso sono già operativi e sono scalabili (possono essere usati anche per chi utilizzasse ancora i sistemi IPv4) anzi già dal 2004 dichiarati dalle autority pienamente implementati sui server DNS e già utilizzati per comunicazione su molte reti di trasporto dati mondiali. </font></p>
<p align="justify" style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Cosa accadrebbe se domani mattina fosse implementato l’IPv6 da parte dei fornitori di connettività che già lo utilizzano al loro interno? </font></p>
<p align="justify" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 36pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>1)<span style="font:7pt 'Times New Roman';">      </span></span>Sarebbe velocizzata la trasmissione di programmi in broadcast (IPTV) dato che il nuovo protocollo agevola la trasmissione dati da uno a molti facendo risparmiare molta banda. </font></p>
<p align="justify" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 36pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>2)<span style="font:7pt 'Times New Roman';">      </span></span>Ogni computer ad uso domestico sarebbe in grado di avere le stesse possibilità di un server per quanto riguarda l’erogazione di servizi (siti internet, server di posta etc…).</font></p>
<p align="justify" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 36pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>3)<span style="font:7pt 'Times New Roman';">      </span></span>Si avrebbe una effettiva uguaglianza all’interno dei nodi della rete dato che tutti avrebbero uguale potenzialità.</font></p>
<p align="justify" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 36pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>4)<span style="font:7pt 'Times New Roman';">      </span></span>Si potrebbe gestire tutto il traffico telefonico voce direttamente da PC oppure, con un piccolo router, smistare la linea senza pagare canoni a nessuno, neanche per il VOIP.</font></p>
<p align="justify" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 36pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>5)<span style="font:7pt 'Times New Roman';">      </span></span>Si potrebbero avviare vecchi progetti di computazione diffusa per calcoli che bisognerebbero di milioni di PC per scopi scientifici e che potrebbero essere smistati su computer domestici che aderiscono all’iniziativa dando potenza elaborativa non utilizzata.</font></p>
<p align="justify" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 36pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>6)<span style="font:7pt 'Times New Roman';">      </span></span>Si potrebbe avviare un serio programma di condivisione della conoscenza che risieda in maniera diffusa su decine di milioni di computer senza alcuna possibilità di censura. </font></p>
<p align="justify" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 36pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span>7)<span style="font:7pt 'Times New Roman';">      </span></span>Si abbatterebbero immediatamente i costi della telefonia mobile per i gestori e per i clienti. </font></p>
<p><font face="Times New Roman"></font></p>
<p align="justify" style="margin:0 0 0 18pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Come si vede un enorme ventaglio di opportunità che non viene utilizzato e con la relativa tecnologia già presente in tutti gli apparecchi che si collegano ad internet (tranne forse qualche router più vecchiotto). </font></p>
<p align="justify" style="margin:0 0 0 18pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Perché allora tutto questo non accade? </font></p>
<p align="justify" style="margin:0 0 0 18pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Perché i fornitori di servizi (di VOIP, di contenuti multimediali etc…) non potrebbero più essere accentratori di portali di servizio e soprattutto esattori di un canone per la loro fornitura, incassando royalty o corrispettivi pubblicitari. Anche realtà di mercato che sembrano molto evolute come Skype non sfuggono alla regola; si passa attraverso di esse, la propria pubblicità, i propri costi. Le società del settore dovrebbero cambiare il loro modello di business. </font></p>
<p align="justify" style="margin:0 0 0 18pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Le attuali comunità di condivisione file che per molti versi sono le più evolute tecnicamente con programmi come E-mule, DC, Gnutella etc.. già utilizzano da anni tali criteri, sono tra le più fiorenti su internet ed in alcuni casi fanno a meno anche dei server di identificazione per definire gli IP dei partecipanti, condividendo sulla rete lo stesso processo che avviene per i server DNS: propagazione dei record in maniera paritetica orizzontale. </font></p>
<p align="justify" style="margin:0 0 0 18pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Alcune nazioni come Cina, Giappone e Corea già si sono strutturate tecnologicamente per il passaggio all’IPv6 e la stessa Francia già ha chiesto all’Autority dei propri set di indirizzi IPv6.</font></p>
<p align="justify" style="margin:0 0 0 18pt;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">L’Italia sta perdendo l’ennesimo treno?</font></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/falsipositivis.wordpress.com/4/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/falsipositivis.wordpress.com/4/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/falsipositivis.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/falsipositivis.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/falsipositivis.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/falsipositivis.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/falsipositivis.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/falsipositivis.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/falsipositivis.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/falsipositivis.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/falsipositivis.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/falsipositivis.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/falsipositivis.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/falsipositivis.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/falsipositivis.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/falsipositivis.wordpress.com/4/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=falsipositivi.org&#038;blog=3182756&#038;post=4&#038;subd=falsipositivis&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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