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Tesoro era il ministero, tesoretto è il ministro 10 Maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Ancora non si siedono ma sono giorni che parlano di quello che devono fare per rimediare all’enorme massa di errori dei precedenti e poi oggi colpo di scena: il tesoretto non c’è. Ci sono come è ovvio fiumi di numeri, statistiche e via così, una noia incredibile. Cambiano e si accusano, si accussano e cambiano, una commedia pessima.

La spigolatrice di Sapri 4 Maggio 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Mentre ero in giro per la nostra Italia, sono stato attirato dalle tante bellezze naturali e dalle tante persone che vivono nella nostra nazione ma, sono stato anche colpito dalle affermazioni di un certo…non ricordo il nome, che ama il colore verde e parla male ma è colpa del suo cuore e del suo cervello e mi sono ricordato di questa poesia che inizia cosi:

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
……………..

Era il 1857 e la poesia era scritta da Luigi Mercatini, oggi quel non ricordo il nome parla di 300 mila ……che sono pronti ma non capisco, non capisco.

I numeri dei conti pubblici 26 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Siamo nella nuova dimensione dei conti pubblici, numeri e cifre che dal 1980 vengono propinati senza mai spiegare da dove inziano e come e quando finirà, se finirà. Un ballo di statistiche con accuse reciproche dei politici ed esperti del ramo che spiegano, discutono e confrontano il nostro bel paese con gli altri d’Europa. Divertente, ma peccato che riguardano noi tutti quei numeri e vengono usati come ritenuto più opportuno. Tanta opacità che non legittima le istituzioni, la credibilità delle istituzioni e dei suoi rappresentanti.

Quid hic meruit… 22 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Velleio, redigendo il bilancio ideale del governo di Tiberio nei primi sedici anni, si chiedeva come potessero aver origine congiure e macchinazioni contro l’imperatore. Quid hic meruit, primum ut scelerata Drusus Libo inerit consilia? Deinde ut Silium Pisonemque tam < infestos haberet, quorum> alterius dignitatem constituit, auxit alterius? L’imperatore e il governatore, sedici anni e  quindici anni, le macchinazioni e le commissioni, le congiure e la stampa.

Alla fine niente ..pasta 20 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Era una produzione forte che dava vita alle persone e onore al territorio: è scomparsa  o quasi. La storia dei pastai, della produzione della pasta, delle aziende manifatturiere che emergevano nella nostra terra ed erano riconosciute con il marchio forte della qualità. Quella storia è altrove. Ritengo che questa è una storia esemplificativa, paradigmatica, di una povertà che non giova alle comuni persone e alle istituzioni, eppure c’è, si è determinata negli anni e il recupero appare difficile, impossibile. Quest’idea che quello che distruggi a Torre Annunziata e Gragnano puoi crearlo altrove, in un luogo che è più conveniente per alcuni, eliminando conoscenza e ricchezza, regalando povertà e conflitto è l’idea di una produzione, di una economia, di una finanza e di una politica predatoria nella quale le donne e gli uomini, le loro vite, il tessuto sociale che intorno al prodotto gira e si nutre non interessa, non è nell’agenda dei governi. La corsa è per il dio denaro ma, come diciamo nella sezione poesia del nostro blog: 

 Solo quando l’ultimo fiume sarà prosciugato, quando l’ultimo albero sarà abbattuto, quando l’ultimo animale sarà ucciso solo allora capirete che il denaro non si mangia.”
Profezia Creek.

 E’ una profezia degli indiani d’america, dunque senza richiami alla teoria economica: una profezia semplice, chiara ma difficile da attuare. Si, la semplicità è difficile a farsi diceva il poeta. Nel mentre la riflessione trova spazio e dignità è utile anche pensare all’azione, alla capacità delle donne e degli uomini di cambiare, di cambiarsi per una più equa distribuzione della ricchezza sia materiale che immateriale, altra economia, altra politica: una sfida. [5 fine]

Oggi un …vermicello 19 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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La pasta raggruppa una complessa esperienza fatta di professionalità, di informazioni e di saperi che si propaga nella società e nel territorio costruendo strutture sociali, sistemi tecnologici e sistemi urbani, riti collettivi, una cultura della convivialità, e un immaginario ed una espressione collettiva. Dal XIII al XVIII secolo si accumula, con un lunghissimo periodo di formazione, un’enciclopedia di tradizioni, esperienze e conoscenze presso le botteghe artigianali locali. Negli ultimi decenni del XVIII secolo avviene il passaggio da bottega artigianale ad opificio, con l’introduzione di nuove tecnologie per la gramolatura e la torchiatura, che consentono una scala di attività più elevata e richiedono una divisione sociale del lavoro. Contemporaneamente si mette a punto la complessa sequenza di fasi per l’asciugatura della pasta. Il nuovo processo produttivo assicura maggiore efficienza del processo di trasformazione e una più elevata qualità del prodotto, consentendo all’industria pastaia di Torre Annunziata una continua espansione fino circa il 1880. Dal 1880 al 1914 si ha il periodo aureo del distretto pastaio, con notevoli investimenti che si sviluppano secondo tre direttrici: l’ammodernamento tecnologico con l’introduzione di tecnologie meccaniche in tutte le fasi di trasformazione e con la produzione pubblica di energia; interventi nei servizi logistici collegati al processo di trasformazione (porto, ferrovia, magazzini generali); sviluppo di servizi finanziari con la creazione della Sad ( vedi nel blog 16 – 17 – 18 aprile 2008 ) e poi della Banca Commerciale di Torre Annunziata. La struttura produttiva si articola in tre strati: grandi fabbriche industriali, un numero rilevante di piccole e medie aziende un elevato numero di piccoli pastifici. Dal 1915 al 1944 prende corpo la crisi. Con la prima guerra mondiale e con la politica autarchica del fascismo si interrompono i rapporti con l’estero, sia in importazione di materie prime sia in esportazione. Un’industria già provata, con metà del potenziale produttivo inutilizzato, viene quindi travolta da una innovazione tecnologica radicale (la Braibanti), che integra in una sola macchina continua le macchine precedenti (semolatrice, gramola, pressa). Contemporaneamente, l’introduzione di stenditrici automatiche e di essiccatoi ruotanti elimina del tutto la rendita di posizione delle imprese di Torre Annunziata nella delicata fase dell’asciugatura della pasta. Dal 1945 al 1970 vi è l’estinzione progressiva e completa del distretto. Le imprese sopravvissute alla seconda guerra mondiale non riescono a competere né con le imprese del Nord, avvantaggiate dalla ricostruzione, né con quelle degli altri Paesi. Finisce una cultura, una produzione, una ricchezza economica prodotta dal nostro territorio con un marchio riconosciuto, finisce la distribuzione di quella ricchezza. Una storia interessante che determina una serie di considerazioni [4 continua]

Che “trafila”..? 18 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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Continuo con la storia dei pastifici. Scarsa sapienza e pochi mezzi finanziari. Non ci sono i capitali sufficienti per sostenere l’innovazione organizzativa e produttiva, così artigiani e imprenditori si affidano all’intervento della Società Assicurazioni Diverse (Sad), una finanziaria napoletana, che garantisce gli investimenti necessari sostenendo il rinnovamento delle strutture produttive in cambio della cessione del controllo produttivo e organizzativo delle stesse imprese che saranno gestite da fiduciari della finanziaria. Ai proprietari erano demandati soltanto compiti di direzione tecnica. La dipendenza si aggravò ulteriormente quando un’altra società, controllata dalla Sad, commerciava i cereali da fornire all’industria molitoria. Nel 1930 la ditta Braibanti, utilizzando l’intuizione di un vecchio pastaio, aveva brevettato una macchina completamente automatizzata per produrre pasta ed eseguire l’intero processo produt-tivo: mescolatura, impasto, trafilatura ed essiccatura. La nuova tecnologia aveva annullato tutti quei fattori climatici e di sapienza che avevano fatto la fortuna della pasta di Torre e di Gragnano. Le innovazioni organizzative e produttive governano le imprese: dalla miscela delle semole all’impacchettamento in carta cellofanata e trasparente. La riconversione dell’apparato produttivo non era più rinviabile. Non c’era più spazio per le imprese caratterizzate da scarsa potenzialità, da un’arretrata organizzazione finanziaria e prive di capacità commerciale. Dopo gli anni cinquanta, a Napoli e provincia, la situazione era quasi senza più speranza, su cinquanta pastifici censiti nel 1967 la potenzialità produttiva era minima.

 

La produzione dei pastifici

18 imprese

21 imprese

6 imprese

2 imprese

Fino a 100 quintali giornalieri

101 – 300 quintali giornalieri

300 – 500 quintali giornalieri

Oltre i 500 quintali giornalieri

 

La quantità minima indispensabile per un’attività competitiva era all’epoca oltre i 500 quintali giornalieri. Iniziava il lento declino dell’industria pastaia. Gli imprenditori restarono sordi agli inviti, ad ogni proposta che andasse oltre la propria azienda. Tutto questo non li salvò dal dissesto. Una dopo l’altra chiusero i battenti aziende il cui marchio per secoli aveva varcato oceani e montagne. D’altra parte le agevolazioni creditizie erano interdette a questi imprenditori, privi di garanzie reali. Occorrevano nuovi capitali, che gli imprenditori non avevano, una gestione diversa del credito agevolato per consentire ai piccoli e medi imprenditori meridionali di far fronte alle nuove esigenze produttive invece di continuare a favorire la penetrazione dei gruppi più aggressivi del Nord. In questo contesto anche la politica, i partiti, il sindacato, il parlamento è fermo. I partiti e il sindacato sono in difesa dei lavoratori, ma non implementano strategie di lungo periodo per presiedere la complessità e il parlamento non eleva l’attenzione sul fenomeno, si limita ad una legislazione di ratifica, eppure alla fine degli anni 90 i pastifici lentamente riaprono, ci sono quelli del Nord ma anche alcuni locali, cosa accade alla fine degli anni 90 e quali sono le strade che percorrono gli imprenditori? [ 3 continua]

Uno spaghetto e….prima? 17 Aprile 2008

Posted by Alfonso Marino in storica.
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La storia economica e sociale della pasta è di grande fascino, insegnamento e dunque complessa. In questa prima fase del nostro lavoro apriamo delle finestre per spiegare come nasce e si sedimenta la cultura e il lavoro della pasta.

Molti artigiani-imprenditori, di fronte alle innovazioni finanziarie, organizzative, produttive, non hanno il coraggio, la capacità e la sapienza per affrontare la nuova sfida: manifestano perplessità, appaiono disorientati. Alla fine dell’Ottocento il sistema di produzione ha raggiunto una perfezione che durerà mezzo secolo e determinerà la definitiva fortuna di Gragnano e di Torre Annunziata. Per avere una buona pasta il fattore decisivo era la prosciugazione. Artefice, conoscitore profondo delle varie fasi della produzione, è il capopastaio che, con sapienza, integra il lavoro dei diversi lavoratori. Chi è il capopastaio? E, quasi sempre analfabeta, cresciuto in fabbrica da piccolo, passato per tutte le mansioni del processo produttivo (ragazzo, insaccatore, appenditore, prosciugatore, spanditore, gramolista, impastapasta, capopastaio). La stima e la considerazione aumentavano allorché al vecchio proprietario succedevano i figli che non conoscevano ancora tutto il mestiere. Nel 1919, si avviava un processo innovativo che, combinando calorifero e ventilatore, riduceva i tempi e svincolava la prosciugazione dalla volubilità del tempo e dalla incostanza del clima. I tempi di essiccazione si abbatterono, e la sapienza del capopastaio è periferia della conoscenza. L’acqua del fiume Sarno 1800, insieme alle macchine e al vento, era elemento importante per la qualità del prodotto. In quel periodo, si erano insediati molini mossi dal fluire delle acque, molini che per la prima volta non soltanto alleviarono la fatica domestica, ma diedero inizio alla riduzione dei costi e alla migliore resa del prodotto. L’elevata produttività del molino ad acqua aveva marginalizzato l’uso di quelli a mano e di quelli a trazione animale. Fin dal secolo XII, i molini del Sarno lavoravano a pieno ritmo, i loro sfarinati erano esportati fuori dal Regno ed assicuravano anche l’approvvigionamento alla città di Napoli. I rifornimenti di grano giungevano, via mare, dai due principali granai del Regno, il Tavoliere di Puglia e la Sicilia.

 

1891 – Addetti e tecnologie

Addetti

Fabbriche a Gragnano e T.A.

Con motori meccanici

Con torchi a mano

1688

102

11

91

 

Dopo 13 anni di crisi, nel 1904, le fabbriche sono 47, lavorano a pieno regime ed esportano in tutti i continenti. Nelle fabbriche, le condizioni di lavoro restavano drammatiche: Si lavorava generalmente a cottimo, retribuiti non in rapporto alla prestazione data, alle ore di lavoro, ma alla pasta prodotta; si era pagati in natura o metà in natura e metà in denaro. La giornata lavorativa non era inferiore alle dodici - quindici ore. Le lotte operaie e sindacali, tra le prime in Italia, pongono problemi di sicurezza, qualità del lavoro e retribuzione. [2 continua]